sabato, settembre 21

Chi divide la sinistra? Fatti, non chiacchiere!

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di Giuseppe Sergi

In un articolo apparso pochi giorni orsono sul Corriere del Ticino, Ivano Fontana rilancia il tema della “unità della “sinistra””, chiedendosi: “È così difficile far convivere quattro partiti che sono mossi, in gran parte, dagli stessi ideali? È un ostacolo insormontabile il fatto che uno è al governo e gli altri all’opposizione? Ha senso scontrarsi sul presunto primato della purezza ideologica? Non sarebbe più opportuno, con un gesto di sincera umiltà politica, apprezzare le cose che uniscono, piuttosto che enfatizzare, a volte artificialmente e subdolamente, quelle che dividono?….”.
Siccome veniamo chiamati in causa, come i più riottosi ad accettare questa apparente logica del buon senso, vorremmo brevemente esprimere il nostro punto di vista.
Non è il fatto di essere in governo ad essere un problema, ma la politica che vi si difende. Un rappresentante della “sinistra” in governo potrebbe benissimo opporsi sistematicamente alle proposte politiche del governo se esse non coincidono con quelle che sono le posizioni della “sinistra”; né tantomeno a noi paiono fondamentali quelli che Fontana chiama aspetti legali ad una presunta “purezza” ideologica: non ne abbiamo mai sollevati; né ci pare, sull’altro fronte, che richiamarsi a comuni “valori” sia sufficiente per fondare una politica, ancora di più per definire i “valori” che caratterizzano la “sinistra” e la renderebbero diversa dalla “destra”. Giustizia, libertà, progresso sociale, pari opportunità? Troveremmo veramente poche persone, in tutto lo schieramento politico, pronte a manifestare apertamente la propria opposizione a questi valori. Certo, si potrebbe dire che la differenza sta nel fatto che una cosa è proclamare questi valori, altra è battersi per la loro applicazione. Verissimo, ed è per questo che per noi, lo abbiamo ripetuto per tutta la campagna elettorale e lo ribadiamo, quel che conta sono le posizioni politiche concrete sui temi fondamentali e il modo in cui queste posizioni uniscono o dividono (per ritornare la tema posto da Fontana) quello che viene definito il fronte rosso-verde. In altre parole: predicare bene e razzolare bene, questo è per noi fondamentale.
Prendiamo due temi con i quali saremo confrontati nelle prossime settimane: il voto sull’iniziativa “Giù le mani” e quello sulla RFFA a livello federale (entrambi il 19 maggio).
Come si presenta la “sinistra” di cui parla Fontana a questi due appuntamenti? Divisa. Sul tema Officine, abbiamo da un lato MPS, Verdi, PC, POP (alcune federazioni sindacali tra le quali UNIA e SEV) che sostengono l’iniziativa e si sono opposti (a livello della città e del Cantone) al credito di 120 per il progetto Castione delle FFS; dall’altro vi sono tutti gli altri partiti (PS compreso) che sostengono il credito di 120 milioni come “controprogetto indiretto” all’iniziativa.
Non diversi gli schieramenti per il voto sulla RFFA. Da un parte MPS, Verdi, PC, POP (e alcune federazioni sindacali tra le quali UNIA e VPOD) che hanno condotto la campagna referendaria contro la RFFA, raccolto le firme e conducendo la campagna per il NO; dall’altra tutti i partiti (PSS compreso) a sostegno di una riforma che concederà sgravi miliardari alle multinazionali e ai grandi azionisti.
Qual è il risultato di questa divisione della “sinistra” (che vede cioè il PS schierato nell’altro campo?): il rischio concreto che la “sinistra” possa perdere. La votazione sulla RFFA va già in questa direzione, come indica il sondaggio pubblicato proprio oggi: i SI sarebbero il 54% e la loro affermazione sarebbe tutt’altro che scontata. Come pensare che l’adesione del PSS al fronte del SI non rischia di influenzare l’esito del voto?
Anche sull’iniziativa dell’’Officina è possibile che questo scenario si ripeta. Pezzi importanti della “sinistra”, a cominciare dal sindaco “modello” socialista di Bellinzona (ma non solo lui), hanno da mesi cominciato la campagna contro l’iniziativa, sui giornali, alla televisione, dappertutto: e ancor di più nelle prossime settimane.
Certo, non saremmo per nulla sorpresi se, con la solita furbizia e ripetendo lo scenario dello scorso 29 aprile sulla votazione per la cosiddetta riforma “fisco-sociale”, il comitato cantonale del PS si esprimesse per un sostegno all’iniziativa sull’Officina: un colpo al cerchio e uno alla botte (se vincerà il SI, avrà vinto il partito; se vincerà il NO avranno vinto Branda, Bertoli, Bang, etc., cioè ancora il partito). Al governo e all’opposizione, ovunque come Dio: in cielo, in terra e in ogni luogo.
È quanto è successo, come abbiamo qui sopra indicato, con riforma fiscale di Vitta, accolta per poco più di 200 voti. Non si tratta di questi ideologiche o teoriche o di principio: la posizione concertativa, governativa del PS ha diviso e divide quello che Fontana chiamerebbe il fronte della sinistra; e non su temi “astratti”, ma su questioni politiche concrete e di fondo: da quella fiscale a quella sociale, da quella del lavoro a quella del servizio pubblico.
Potremmo allungare la lista degli esempi, sempre su temi decisivi: potremmo, ancora, ricordare come il doppio SI del PS in occasione del voto sulla nostra iniziativa “Basta dumping” abbia di fatto permesso al controprogetto del governo e del Parlamento di sconfiggere (seppur di poco) l’iniziativa, impedendo così la nascita di una vera ispezione del lavoro. E le recenti denunce apparse in servizi televisivi mostrano quanto ce ne sarebbe bisogno!
Si comprenderà come, di fronte a questi fatti, a queste evidenze relative a temi fondamentali, possano farci un po’ sorridere i richiami all’”unità” o, ancora di più, il fatto di essere additati come “divisori” della cosiddetta “sinistra”.
E il nostro, si badi bene, non è un atteggiamento mosso dalla pretesa di una “purezza” ideologica, dalla ricerca di una coerenza a tutti i costi: si tratta di guardare realisticamente ai fatti politici e capire, che i cittadini e le cittadine chiedono coerenza in politica, vogliono scelte chiare, per non dover giungere alla conclusione che “dicono tutti le stesse cose”. Noi abbiamo cercato, modestamente, in questi ultimi anni di mantenere una certa chiarezza e una certa coerenza: e pensiamo che anche per questo siamo stati premiati alle elezioni cantonali (con tutti i limiti che questo può rappresentare).
Anche per questo abbiamo proposto lo stesso metodo per un’eventuale nostra partecipazione alle elezioni nazionali: che le forze di opposizione al governo federale tentino (su questa base) di ottenere, in modo autonomo e indipendente, un seggio (siamo in zona quoziente unendo Verdi, MPS-POP e PC).
Come vedi, caro Fontana, si tratta di fatti concreti e non di fisime ideologiche. Vi è un partito che, in questi anni, in modo quasi sistematico, ha fatto di tutto per dividere, nei fatti, quello che tu chiami il “fronte rosso-verde” con il risultato di farci perdere battaglie importanti su temi politici e sociali di grande rilevanza.

* articolo apparso il 16 aprile 2019 su Il Corriere del Ticino.

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