sabato, settembre 21

La truffa dei controlli

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Caporalato, salari abusivi, violazione delle norme di sicurezza, mancato rispetto dei giorni di riposo e di vacanza e turni di lavoro fino a 20 ore su un cantiere pubblico, quello della galleria ferroviaria del Ceneri: il servizio di Falò ieri sera ha messo in luce l’ennesimo scandalo del mondo del lavoro ticinese reso possibile dal controprogetto all’iniziativa “Basta Dumping”. La politica ticinese è due volte complice di questi abusi: per aver deciso di lasciare i controlli a commissioni paritetiche non sempre all’altezza della situazione (e i cui metodi e le cui competenze non riescono a mettere in luce gli abusi) e per aver mentito alla popolazione promettendo nuovi ispettori cantonali che non sono mai arrivati.

Grazie a quel controprogetto, sostenuto da tutto l’arco politico ad eccezione di MPS e Verdi, il Ticino è diventato l’unico cantone a poter finanziare commissioni paritetiche che si accontentano di controllare le condizioni di lavoro sui documenti, senza mai effettuare ispezioni in loco. Basta presentare buste paga falsificate per garantirsi l’immunità.

Gli esempi di truffe di questo genere non mancano: nel caso dei permessi falsi che ha coinvolto diversi collaboratori dell’Ufficio Migrazione, la commissione paritetica dei ponteggi non aveva riscontrato nessuna irregolarità nelle buste paga. I lavoratori stranieri fatti arrivare in Svizzera con documenti falsi però erano inviati a lavorare nei cantieri in Svizzera interna con paghe da fame. Anche nel caso Argo la commissione paritetica delle agenzie di sicurezza non si era accorta di nulla dato che i documenti erano “in ordine”. La stessa problematica è emersa un paio di settimane fa alla Luxury Goods International: paghe da 15 franchi l’ora, turni massacranti durante i quali non si può andare in bagno o bere acqua, orari di lavoro annunciati per sms: ma dai controlli sulle buste appariva tutto regolare. E l’elenco potrebbe continuare quasi all’infinito.

Quanto agli ispettori cantonali, la promessa di assumerne 18 si è rivelata la solita bufala per convincere i votanti a sostenere una proposta inutile. Rispondendo a una nostra interrogazione il Consiglio di Stato ha affermato che cinque bastano e avanzano visto che si devono includere nel calcolo anche gli ispettori che controllano il rispetto delle norme di sicurezza e quelle per la salute dei lavori, oltre a chi combatte il lavoro nero. La realtà è che al cantiere del Ceneri, come alla Luxury Goods, nessuno ha controllato sul posto né le condizioni di lavoro, né le norme di sicurezza e neppure quelle che garantiscono la salute dei lavoratori.

Per capire quale sia la reale volontà delle autorità di lottare contro il dumping e gli abusi, basti pensare alle scandalose dichiarazioni di rappresentanti delle associazioni di categoria, di professori di economia e perfino del consigliere di Stato Christian Vitta sul caso LGI: “sono solo le dichiarazioni di un paio di operai”, han detto, senza nemmeno rendersi conto che se i dipendenti sono obbligati a rivolgersi alla stampa e alla magistratura è perché lo Stato, in teoria responsabile del rispetto delle leggi, li ha privati di una reale protezione.

Il controprogetto all’iniziativa “Basta Dumping” si è rivelato un capolavoro di ipocrisia della politica ticinese, sempre pronta, a parole, a lottare contro gli abusi, ma che nei fatti continua a favorire il degrado del mondo del lavoro. C’è da scommettere che neppure le nuove rivelazioni di stampa scuoteranno governo e Parlamento dal loro torpore: le autorità si limiteranno ad annunciare che faranno i “dovuti controlli” e poi tutto verrà spazzato sotto il tappeto, come sempre.

 

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