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50’000 franchi a documento e oltre 300’000 per posto di lavoro: è questo il compenso medio che il cantone versa all’Istituto ricerche economiche (IRE) per fornire una previsione della disoccupazione SECO, un resoconto delle aperture e chiusure di imprese, un monitoraggio congiunturale (tutti a scadenza trimestrale) e due resoconti annuali dell’import-export dal Ticino e sulla competitività dell’economia ticinese, da quanto emerge dalla risposta alla domanda 3 dell’interrogazione 29.19.

Da questi monitoraggi è totalmente assente un’analisi approfondita delle dinamiche nel mercato del lavoro ticinese.

Ormai da anni il cantone risparmia su tutto ma non sull’IRE a cui versa 600’000 franchi per il lavoro di due ricercatori a tempo parziale. Secondo il Consiglio di Stato il lavoro dell’IRE completa quello dell’Ufficio cantonale di statistica (Ustat), ma non è chiaro come mai il ricorso all’IRE viene considerato indispensabile.

Difficile capire questa scelta tanto più che ogni volta che si pongono domande sulla basi su cui poggia uno studio o una valutazione dell’IRE la risposta è sempre la stessa: “non entriamo nel merito delle basi metodologiche” (vedi risposte sulla rielaborazione del numero di posti di lavoro e di aziende attive nel settore moda effettuata dall’IRE).

Ricordiamo che il governo ha sciolto nel 2015 la piattaforma interdipartimentale per il monitoraggio della disoccupazione e che nei quattro anni della ormai passata legislatura non è stato capace (o non ha voluto) creare un gruppo di lavoro che si occupi di monitorare seriamente le ripercussioni sociali dello sviluppo economico in atto nel cantone. Per contro continua a commissionare all’IRE la stima dell’evoluzione della disoccupazione SECO. Si tratta di un documento di una pagina (vedi esempio sotto, in allegato), nel quale si commentano i dati della disoccupazione SECO dei mesi passati e grazie ad un sistema di calcolo si stimano i tassi di disoccupazione SECO futuri. Questo documento viene fornito al cantone quattro volte l’anno, ma non è chiaro quale influsso questo abbia sulle scelte in materia di politica economica del cantone, sul personale degli URC, sui posti disponibili per programmi occupazionali o corsi per disoccupati.

Senza contare che ormai il tasso di disoccupazione SECO dice ben poco sulla situazione dell’occupazione in Ticino. Ormai i disoccupati ILO sono il triplo rispetto a quelli SECO e nessuno sa come vivano le persone che non ricevono indennità. Eppure l’IRE ha scelto di lavorare unicamente con i dati Seco, tralasciando completamente i dati della Rifos (raccolti secondo standard internazionali) e usati da tutti gli altri istituti di ricerca economica. Inoltre, come afferma il Consiglio di Stato stesso nella risposta all’interrogazione 181.18, basta un cambiamento nel sistema di registrazione delle persone in cerca di impiego per far lievitare addirittura di oltre il 10% il numero degli “iscritti non disoccupati” (e di conseguenza far scendere quello dei “disoccupati”). Nella previsione della disoccupazione SECO del maggio 2018, fornita dall’IRE, non si fa accenno a questo nuovo sistema di registrazione automatica degli iscritti agli URC che ha avuto influsso sul tasso di disoccupazione: si sa che la disoccupazione cala, ma il perché rimane tutto da interpretare (vedi anche risposta 3 all’interrogazione 181.18). Ci si chiede quindi quale sia l’utilità di un simile documento.

Queste considerazioni valgono anche per altri documenti commissionati all’IRE: non si sa come sia stata calcolato il compenso all’IRE, quale reale influsso questi monitoraggi abbiano sulle decisioni dell’amministrazione e in base a quali considerazioni questi monitoraggi siano stati esternalizzati.

Chiediamo pertanto al Lodevole Consiglio di Stato:

1. Come è stato calcolato il compenso per la fornitura trimestrale (4 l’anno) dell’Indicatore PanelCODE della disoccupazione? A quanto è stimato in termini di posti di lavoro questo contributo? Come è stata adattata la politica economica del cantone sulla base di questo indicatore?

2. Come è stato calcolato il compenso per la fornitura annuale della Newsletter PANELCODE? A quanto è stimato in termini di posti di lavoro questo contributo nel 2018? Come è stata adattata la politica economica del cantone sulla base di questo indicatore?

3. Come è stato calcolato il compenso per la fornitura trimestrale (4 l’anno) delle Aperture e chiusure di imprese in Ticino? A quanto è stimato in termini di posti di lavoro questo contributo? Come è stata adattata la politica economica del cantone sulla base di questo indicatore?

4. Per il documento “Aperture e chiusure di imprese in Ticino” l’IRE si basa sui dati del Registro di commercio e sulla banca dati Orbis, del Bureau van Dijk. Quanto sono affidabili queste fonti a fini statistici?

5. Come è stato calcolato il compenso per la fornitura annuale di “La bilancia commerciale ticinese, l’export cantonale”? A quanto è stimato in termini di posti di lavoro questo contributo? Come è stata adattata la politica economica del cantone sulla base di questo indicatore?

6. Nel 2017 il documento “La bilancia commerciale” veniva fornito trimestralmente e l’IRE ha ricevuto un compenso totale 700’000 franchi, nel 2018 solo un documento annuale e il compenso è sceso a 650’000 franchi. È quindi possibile fare a meno di questo monitoraggio trimestrale? Nel 2019 il compenso per l’IRE passerà a 600’000 franchi: è prevista la fornitura del documento “La bilancia commerciale”? Se sì a che frequenza?

7. Per realizzare il monitoraggio dell’import-export l’IRE utilizza la statistica del commercio estero (SwissImpex), fornita dalla Amministrazione Federale delle
a. Dogane (AFD). Swissimpex è una statistica che garantisce un’affidabilità totale a livello nazionale, mentre ha molte lacune nei dati cantonali. Anche per questo di offre come partner per degli approfondimenti di carattere cantonale. Quanto verrebbe a costare un simile monitoraggio effettuato direttamente dall’AFD?

8. Come è stato calcolato il compenso per la fornitura annuale di “Competitività Economica 2017 – Rapporto sulla struttura economica ticinese”? A quanto è stimato in termini di posti di lavoro questo contributo nel 2018? Come è stata adattata la politica economica del cantone sulla base di questo indicatore?

9. Come vengono ripartiti i fondi pagati dal cantone fra i vari ricercatori o professori?

10. Oltre al cantone, chi altri finanzia questi documenti e analisi forniti dall’IRE al cantone?

11. Se viene richiesto all’IRE un contributo supplementare rispetto a quelli del mandato, il compenso come viene calcolato?

12. A titolo di paragone quanti specialisti di statistica si potrebbero assumere all’Ustat con 600’000 franchi?

13. Nella risposta all’interrogazione 188.10 il Consiglio di Stato afferma che una nuova rielaborazione del numero di posti di lavoro e di aziende attive nel settore moda “è stata richiesta all’IRE dai servizi dell’Amministrazione cantonale, nell’ambito delle attività previste dal contratto di prestazioni in essere. Una rivalutazione e attualizzazione dei dati è stata reputata utile, visto che il meta-settore della moda – così come altri – si trasforma in un contesto economico in continua evoluzione.“ Il Consiglio di Stato ha però dimenticato di rispondere un’altra domanda, quindi la riproponiamo: a chi è stata fornita questa nuova rilevazione e perché? Dove è stata pubblicata e quando?

14. Il cantone ha partecipato al finanziamento dello studio dell’IRE “La catena di valore transfrontaliera: il potenziale dei sistemi integrati di produzione” (2013) e in che misura? A noi risulta sia stato commissionato dalla SECO.

15. Nello studio sopracitato la nozione di “metasettore” contenuta in uno studio dell’IRE del 2013 comprende svariati rami economici, fra cui la raffinazione di metalli preziosi, la fabbricazione di orologi e occhiali, ecc. Si specifica però: “È opportuno includere anche quei settori che non rientrano direttamente nella catena di produzione del “meta-settore”, ma che indirettamente ne può modificare la struttura e l’organizzazione, attraverso delle “contaminazioni”. Non esiste inoltre nessuno studio che provi interazioni fra questi settori.

a. Perché il Consiglio di Stato ha chiesto rielaborazioni all’IRE per stimare il numero di aziende e di posti di lavoro offerti dal settore moda includendo settori che NON rientrano nella catena di produzione e NON ne hanno per il momento modificato la struttura?

*Interrogazione del Gruppo MPS-POP-Indipendenti: Simona Arigoni, Angelica Lepori, Matteo Pronzini

 

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