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A tutt’oggi circa 300 migranti sono ancora detenuti nel centro di Tajoura, secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM).

La sera del 2 luglio, un raid aereo contro il centro di detenzione di Tajoura, situato all’est di Tripoli, capitale della Libia, ha fatto decine di morti tra i migranti e i rifugiati.

Questa tragedia potrebbe essere stata facilmente evitata se i precedenti appelli per l’evacuazione dei centri di detenzione fossero stati ascoltati.

Al momento dell’attacco, più di 600 uomini, donne e bambini vulnerabili erano detenuti nel centro di Tajoura. La vigilia, le nostre squadre si erano recate in visita nella cella che è stata colpita. I sopravvissuti temono per la loro vita.

Dall’inizio del conflitto in aprile, non è la prima volta che i migranti e i rifugiati sono presi in trappola nei combattimenti e i raid aerei sopra o in prossimità dei centri di detenzione. Otto settimane fa, nello stesso centro di detenzione di Tajoura, delle schegge di obice provenienti da un’esplosione hanno attraversato il tetto di uno stabile dove si trovavano donne e bambini.

Quest’anno, per ogni persona evacuata o reinstallata, circa il doppio vengono rispediti di forza in Libia dalla Guardia Costiera libica, sostenuti dall’Unione europea.

Non ci si può quindi più accontentare di una semplice condanna. È necessario procedere a una evacuazione immediata dai centri di detenzione di tutti i rifugiati e migranti fuori dalla Libia.

L’inazione e la compiacenza sono già costate la vita a dei rifugiati e dei migranti. “La presenza di una manciata di attori umanitari il loco non permette di assicurare delle condizioni accettabili in questi centri. Le persone che vi sono detenute, in maggioranza rifugiati, continuano a morire di malattia, di fame, sono vittime di ogni genere di violenza, di stupri, e sottoposti all’arbitrarietà delle milizie. Si trovano anche in trappola nei combattimenti in corso”, deplora Julien Raickman, capo della missione MSF in Libia.

Gli Stati europei hanno una scandalosa responsabilità in tutte queste morti e sofferenze.

Conoscendo la situazione, scelgono di appoggiarsi sulla Guardia Costiera libica sostenuta per rinviare in Libia un massimo di persone che fuggono via mare.

Quello che ci vuole sono degli atti: delle evacuazioni d’urgenza dei rifugiati e dei migranti intrappolati in condizioni estremamente pericolose in Libia. Ma queste evacuazioni fuori dalla Libia verso paese terzi o di transito sono oggi estremamente limitate, in particolare per la mancanza di posti d’accoglienza in paesi sicuri che potrebbero accordare loro l’asilo.

Il dramma di Tajoura, con secondo fonti esterne ha fatto più di 40 morti tra i rifugiati e migranti che erano detenuti nei centri, era prevedibile da settimane. Circa duemila persone sono state riportate dalla Guardia Costiera libica sostenuta dall’Unione europea dall’inizio del conflitto nell’aprile 2019. A terra, queste persone sono poi trasferite nei centri di detenzione come quello di Tajoura.

Pubblicato in data 3 luglio e aggiornato il 4 luglio 2019.

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