18 Novembre 2017

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Tout le monde déteste Macron. Tutti la Francia sciopera

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Milioni di lavoratori del settore pubblico hanno aderito allo sciopero nazionale proclamato dai sindacati per protestare contro le riforme economiche di Emmanuel Macron. La mobilitazione ha portato, tra l'altro, alla chiusura delle scuole, alla paralisi delle comunicazioni ferroviarie e alla cancellazione di un terzo dei voli. Manifestazioni hanno avuto luogo nelle principali città del Paese, mentre il corteo parigino ha preso il via alle 14 da Place de la République.

Dagli operatori sociali agli insegnanti, dai ministeri ai municipi, i lavoratori del servizio pubblico si stanno mobilitando oggi in Francia per protestare contro la rimozione di 120mila posti di lavoro entro la fine del quinquennio di Macron, il congelamento degli stipendi, l'introduzione del giorno di privazione (le jour de carence, un giorno in cui non sei pagato perché sei malato), e la rimessa in discussione del loro status di funzionari pubblici. Secondo i sindacati (CGT, CFDT, FO, UNSA, FSU, Solidaires, CFE-CGC, CFTC e FA), che rappresentano 5,4 milioni di dipendenti pubblici, si sono svolti quasi 130 eventi in 90 dipartimenti, segno, con l'alta adesione allo sciopero, di «profondo scontento» per le politiche di Macron. Già il mese scorso, decine di migliaia di persone erano scese in piazza a Parigi subito dopo la firma da parte del presidente francese della nuova legge che rende più facili i licenziamenti.

Non c'è più dubbio sulla natura del governo Macron. Per questo stanno scioperando tutti i lavoratori pubblici della Francia come non succedeva da dieci anni. Per cinque anni favorirà i ricchi e il padronato. È chiaro osservando le ordinanze, che stravolgono il diritto del lavoro per mettere i dipendenti alla mercè del ricatto del datore di lavoro.

Il suo progetto di legge finanziaria è un'altra prova di questo. Più di 18 miliardi di regali fiscali per le imprese e i redditi più alti con la riforma della Impôt Sur la Fortune a fronte di un taglio di 18 miliardi della spesa pubblica. Per finanziare tutti questi doni, il governo mette le mani nelle tasche dei cittadini più svantaggiati ritoccando al ribasso l'APL (Aide Personnalisée au Logement, una sorta di buono casa variabile a seconda del reddito), aumentando dell'1,7% la contribuzione sociale generalizzata (CSG) per i pensionati e congelando gli stipendi dei funzionari pubblici, ripristinando il giorno di carenza (il giorno di malattia non retribuito).

Lo sciopero di oggi è stato proclamato da 9 organizzazioni sindacali del servizio pubblico, i funzionari saranno in sciopero, ma ma hanno aderito anche i dipendenti del Pôle Emploi (ufficio del lavoro), della Ratp (Ente autonomo dei trasporti parigini), i ferrovieri, i trasportatori per una giornata di lotta interprofessionale contro la politica del governo.

È anche il caso di talune federazioni CGT come quelle delle industrie chimiche o di certe Unioni dipartimentali (le camere del lavoro territoriali) come nel Bouches-du-Rhone. Infatti, indebolendo i servizi pubblici, spezzando lo statuto del servizio civile e distruggendo il codice del lavoro, la logica del governo è la stessa. È quello dei tagli di posti di lavoro, della precarizzazione diffusa, dei tagli salariali per tutti.

Di fronte a resistenze e mobilitazioni, Macron e i suoi portaborse scelgono l'arroganza e il disprezzo definendo "pigri" e "cinici" i lavoratori in lotta. Ma anche ricordando loro che sono stati eletti per attuare questo programma, dimenticando che non ci sono mai stati così pochi elettori per un'elezione presidenziale. Questo governo è incredibilmente impopolare, è caduto vertiginosamente nei sondaggi di opinione. E ogni volta che Macron, uno dei suoi ministri o deputati, apre la bocca, provocano la rabbia di una gran parte della popolazione.

Ma il rifiuto popolare di questo governo non produce automaticamente un potente movimento sociale che lo farà cadere indietro. Il giornale dell'Npa, l'Anticapitaliste, scrive che «è essenziale ancorare la mobilitazione, lo sciopero e rendere le lotte convergenti in modo globale e unitario. C'è chi ha preso coscienza di questo 10 ottobre, altri devono ancora essere convinti. È la nostra sfida nelle prossime settimane per porre fine a questo governo. La mobilitazione in Catalogna insegna che quando le persone rifiutano i dettami di un governo, quando le classi popolari sono mobilitate in maniera massiccia, ci sono possibilità di porre un freno alle politiche liberali e imporre un mondo in cui è chi produrre ricchezza, quelli di sotto, che decide».

Conferenze pubbliche

BELLINZONA E L'OFFICINA FFS, QUALE FUTURO?

Mercoledì 22 nov. ore 20.30

Centro Giovani (via Franscini 1), Mendrisio

Interverranno

Gianni Frizzo (presidente Associazione Giù le mani)

Christian Marazzi (Economista)

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 NO A QUESTO SALARIO MINIMO!
MA, ALLORA, QUALE SALARIO?
Mercoledì 29 Novembre - ore 20.30
LUGANO – Canvetto luganese
Interverranno
Silvano Toppi (economista)
Matteo Poretti (sindacalista Unia)
Maël Dif-Pradalier (ricercatore SUPSI)
Pino Sergi (coordinatore MPS)

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