23 Settembre 2017

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Un NO forte, chiaro, di sinistra a PV2020

aaaadonne-pensioneLa partita in gioco attorno alla votazione su PV 2020 va al di là degli aspetti, certo decisivi, che sviluppiamo nei diversi articoli che si possono leggere in questo numero del giornale.

Possiamo infatti affermare che, in un certo senso, quella del 24 settembre sarà una votazione "storica" in materia di pensioni, assai simile (e per alcuni aspetti decisivi collegata) a quella del 1972, allorquando si decise la realizzazione dell'attuale sistema pensionistico detto dei tre pilastri.

Allora si affrontarono due visioni del futuro del sistema pensionistico. Una che proponeva, attraverso un'iniziativa popolare denominata "per vere pensioni popolari" il rafforzamento del primo pilastro, l'AVS; l'altra, che poi si è imposta, che puntava sulla creazione di un secondo pilastro generalizzato e obbligatorio che, affiancato al terzo pilastro (cioè il risparmio individuale) costituiva un controprogetto all'iniziativa "per vere pensioni popolari". L'elemento fondamentale di questo controprogetto era la costituzione di un secondo pilastro generalizzato e obbligatorio che andava a completare il sistema delle casse pensioni aziendali (e quelle del settore amministrativo pubblico) già presenti da diversi anni.
La votazione fu senza storia, il controprogetto si affermò nella misura del 75% contro l'iniziativa popolare. A impedire che si sviluppasse un dibattito reale tra i salariati, che le varianti fossero valutate attentamente, fu l'atteggiamento delle forze maggioritarie (ed allora ancora influenti) di quello che allora si chiamava il movimento operaio: e cioè il Partito Socialista Svizzero (PSS) e l'USS (Unione sindacale Svizzera). Queste infatti si schierarono attivamente e con decisione a favore del controprogetto (che, tra l'altro, contribuirono in modo decisivo a realizzare), mettendo in campo tutte le loro forze, facendo capo a tutti i loro dirigenti che allora godevano ancora di un certo prestigio tra i salariati (e i pensionati), come ad esempio l'allora consigliere federale Hans-Peter Tschudi.
Fu quella, forse, la sconfitta più significativa del dopoguerra per i salariati. Il nuovo sistema di fatto limitava il ruolo dell'AVS come pilastro costruito su un meccanismo solidale, legato al lavoro salariato e al suo sviluppo; affidava invece un ruolo preponderante ai meccanismi di mercato e ai meccanismi di mercato attraverso i quali i redditi vengono suddivisi tra capitale e lavoro, meccanismi non certo favorevoli al lavoro. Lo sviluppo di enormi masse di capitale del secondo pilastro, amministrati da potenti compagnie assicurative,da banche o gestori patrimoniali diversi, aveva come unico obiettivo la redditività di questi fondi. La storia finanziaria degli ultimi decenni è nota: ai lavoratori e ai loro averi di vecchiaia sono andate solo le briciole di enormi profitti, briciole subito scomparse al manifestarsi della/e crisi finanziarie ed economiche che hanno investito il capitalismo mondiale negli ultimi quindici anni.
Il sistema pensionistico varato nel 1972 mostra oggi tutti i suoi limiti, con un secondo pilastro che, di fatto, non produce, per i salariati, alcun beneficio pensionistico significativo; e, per rendere a chi lo amministra, ha bisogno di captare sempre più risparmio (da qui l'estensione del salario assicurato anche ai redditi più modesti...).
Un sistema che non ha saputo rispondere ai problemi ai quali prometteva di porre rimedio (pensiamo, ad esempio, al cosiddetto invecchiamento della popolazione) e che in sostanza ha fallito. Dopo quarant'anni si può, senza smentita, dare un giudizio fondato e definitivo su questo sistema.
Oggi, PV2020 non solo non fa l'autocritica di quelle scelte, ma vuole di fatto perennizzarle, rafforzando il secondo pilastro e facendo intravvedere,come soluzione, una sorta di accorpamento tra secondo e terzo pilastro nella prospettiva di una gestione individuale e libera.
Purtroppo direzioni sindacali e social-liberali continuano a sostenere questo sistema e il suo rafforzamento, mostrando perlomeno grande coerenza: sbagliarono nel 1972 e continuano a sbagliare. Con grave danno per i salariati e le salariate di questo paese.

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