23 Agosto 2017

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Che fare se i peri fanno sempre meno pere?

aaaafedLa banca centrale statunitense in questo 2017 sembra davvero avviata verso una normalizzazione monetaria. Anche se dopo le mancate ripartenze del costo del denaro degli scorsi anni la cautela è d'obbligo, questa volta sembrerebbe diverso. In un contesto economico salvato quasi unicamente dalle politiche monetarie tale inversione di rotta deve essere ben compresa, poiché indubbiamente indica un nuovo senso di marcia dell'economia di mercato.

Le titubanze della Fed degli scorsi anni erano in ragione della geografia del dollaro, cioè del suo profilo internazionale. Durante la crisi, infatti, le varie politiche monetarie espansive oltre ad aver puntellato il sistema economico-finanziario avevano anche favorito un diffuso indebitamento in dollari. Il rialzo della moneta a stelle strisce avrebbe immediatamente mandato in affanno imprese a tutte le latitudini, tra le quali quelle cinesi, interrompendo la modesta ripresa americana in corso. Gli Usa ora non sono più in crisi, almeno da un punto di vista tecnico, ma continuano a crescere a ritmi piuttosto modesti, come suggerirebbe ancora la battuta d'arresto del primo trimestre di quest'anno, quindi il vero fattore tranquillizzante è la sostanziale tenuta dei paesi emergenti, i quali lo scorso anno avevano fatto temere una possibile crisi proprio sul versante finanziario e debitorio. Stabilizzatasi la loro situazione il dollaro può ripartire senza troppi rischi di ordine sistemico. Tale normalizzazione tanto ci dice di ciò che è avvenuto in questi anni e forse di cosa potrebbe accadere nel prossimo futuro. La finanza è stata salvata a mezzo della finanza, la malattia-debito è stata curata con massicce dosi di medicina-debito: cos'altro è stato altrimenti l'inondazione monetaria a cui abbiamo assistito in questi anni se non un modo per mettere in sicurezza i debiti insostenibili e al contempo rilanciarne la medesima logica? Stampar moneta in grande quantità è stato un altro modo per creare debito, un debito su cui, come per la gran parte dei debiti di questa economia contemporanea, non è chiaro quando si concluderà il rapporto tra creditore e debitore. La Fed ci dice che inizierà a ridurre il proprio bilancio al ritmo iniziale di 10 miliardi al mese, ma in questi anni il suo bilancio è arrivato a 4500 dollari. Si indica una meta, ma la strada per arrivarci appare lunga e per ora non emerge troppa determinazione nel volerla perseguire fino in fondo. In ogni caso una stretta è in arrivo. Entro il 2019 il costo del dollaro dovrebbe raggiungere il 3%, base considerata di un periodo "normale". La stessa Bce sta concretamente ragionando di tapering a proposito del suo quantitative easing, prefigurando così un percorso di riallineamento con le scelte di Washington. Scampato il pericolo più grave, quello dell'implosione nel 2008, e dopo un lungo decennio di profonde instabilità, ora si pensa di tornare alle vecchie consuetudini, seppur stemperate da maggiori dosi di regolamentazione. Qualsiasi voce che deragliava dalle logiche mainstream è rientrata nell'alveo del pensiero dominante e il metodo con cui è stato salvato il sistema è diventato anche strumento in prospettiva per dare nuova centralità alla finanza. D'altronde null'altro esiste. Il segmento economico tornato a crescere come e più di prima è quello finanziario, il valore principale è estratto dentro di esso, le bolle tornano a essere il principale rischio. L'indebitamento sovrano ha salvato i rapporti economici e quello privato prevedibilmente tornerà a gonfiarsi, ridiventando fulcro delle nostre vite. Tutto ciò nonostante i limiti siano quelli riassunti recentemente da Francois Chesnais: «La debolezza dell'investimento produttivo fa sì che il capitale fittizio viva sempre più in un vaso chiuso. "I peri producono sempre meno pere", tranne per i buoni del Tesoro, il lavoro dei traiders consiste nel fare profitti, minuscoli per la maggior parte delle transazioni, passando da un compartimento di mercato all'altro. Il risultato è l'endemica instabilità finanziaria, il formarsi di bolle, che è un altro dei tratti della fase». Ed ecco allora che si torna a temere l'euforia irrazionale che da tempo coinvolge i titoli tecnologici negli Usa. Domani chissà quale sarà l'anello debole. L'unico rimedio sarebbe quello di provare a segare i peri, sembra un'operazione anti-ecologica, ma nel nostro caso costituirebbe l'unico modo per prefigurare un sistema economico-produttivo e ambientale all'altezza dei dilemmi che abbiamo di fronte. Il progetto potrebbe avere inizio proprio dall'abolizione democratica e selettiva dei debiti sovrani il cui peso soverchia le attuali politiche economiche.

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