24 Maggio 2017

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Francia, una crisi politica che va ancora a destra

aaalepenmacronIl risultato del primo turno delle elezioni presidenziali francesi delinea uno scenario di profonda crisi politica e sociale di uno dei paesi fondamentali dell'Unione Europea.

Il PS sprofonda in una crisi gravissima che ricorda quella del Pasok greco, pagando interamente la gestione delle politiche di austerità condotte con estrema violenza negli ultimi anni e i Repubblicani non riescono nemmeno, e per la prima volta, ad arrivare al secondo turno. E' la sconfitta e il rigetto dei due partiti che da 60 anni dominano la scena politica e di governo della Francia.
Il successo del Fronte Nazionale esprime il vento reazionario e neofascista che spira ormai su tanti paesi del continente e costituisce un pericolo gravissimo non solo per le lavoratrici e i lavoratori francesi, ma per l'insieme delle classi lavoratrici europee. A cui si deve aggiungere anche il voto (poco meno del 5%) dell'altra forza dell'estrema destra sovranista "Debout la France".
Né sarà naturalmente il super liberista Macron a costituire un argine alle minacce razziste e fasciste e neanche alle spinte nazionaliste.
Ottengono successo quelle forze dunque che pur essendo profondamente interne al sistema capitalista si presentano come nuove e fuori dai precedenti giochi politici, senza per altro rinunciare ad assumere atteggiamenti e coloriture tipiche del bonapartismo francese.
Nelle urne la rabbia e la disperazione sociale vanno complessivamente verso la destra e la destra estrema.
Siamo quindi di fronte ad un risultato complessivamente negativo, in cui le importanti mobilitazioni che pure si sono svolte su diversi terreni sociali nel corso dell'ultimo anno non hanno potuto esprimersi adeguatamente sul piano politico.
Malenchon infatti ottiene un buon risultato elettorale, attirando una parte significativa degli 8 milioni di voti persi dal PS, ma sono tante e pesanti le ambiguità politiche, che hanno caratterizzato la sua campagna segnata dal "nazionalismo repubblicano" e dal prevalere della coccarda tricolore bianca rossa blu sulle bandiere rosse, cioè sui contenuti di sinistra che pure venivano avanzati.
E' proprio quindi, e più che mai, dalle mobilitazioni sociali che si deve ripartire per fronteggiare i fronti di attacco che le forze borghesi e i diversi partiti che le rappresentano più che mai svilupperanno nel corso dei prossimi mesi.
Riprendiamo la dichiarazione di Philippe Poutou, candidato dell'NPA riaffermando la nostra solidarietà con i contenuti anticapitalisti della sua preziosa campagna politica e con l'azione dell'NPA, più che mai impegnato già dalla prima sera, nelle mobilitazioni antifasciste.


Dichiarazione di Philippe Poutou, candidato dell'NPA

Naturalmente, in primo luogo, ci teniamo a ringraziare le elettrici e gli elettori che hanno scelto di votare per noi. Con questo voto, hanno voluto esprimere il rifiuto di un sistema di politicanti professionisti spesso corrotti e che permettono che nel nostro paese continui di fatto a esercitarsi il potere dei capitalisti e dei banchieri. Hanno voluto affermare che il cambiamento si farà attraverso le mobilitazioni e la rottura con questo sistema.

Questa campagna ha mostrato il crescente divario che separa la popolazione da un sistema politico che non ci rappresenta e che, fondamentalmente, non tiene in nessuna considerazione le nostre condizioni di vita, anzi, che le aggrava anno dopo anno... Tutti questi politicanti rappresentano sempre meno gli elettori, soprattutto nei quartieri popolari.

L'elemento inedito di questo primo turno è costituito dall'assenza al secondo turno dei candidati del Partito socialista (PS) e dei Repubblicani (LR). E' il segno di una grande crisi politica il fatto che i due partiti che hanno governato il paese negli ultimi 60 anni vengano eliminati in questo modo. Ma la presenza al secondo turno di Marine Le Pen e di Emmanuel Macron non costituisce una buona notizia e, ancor meno, una rottura con tutto ciò che subiamo da decenni.

Il FN vuole presentarsi come un partito contro il sistema e che difende i lavoratori, mentre è un partito capitalista come gli altri, che ha altrettante responsabilità degli altri, che non si batte mai contro i licenziamenti né contro i progetti padronali, che protegge i ricchi e che colpisce le/gli sfruttate/i. Inoltre, questo partito è un grave pericolo perché, con il razzismo, attizza l'odio contro le popolazioni immigrate e di origine immigrata, e la divisione, con lo scopo di deviare l'attenzione delle/dei salariate/i da quelli che sono i veri responsabili della disoccupazione e della miseria.

L'altro candidato sarà dunque Emmanuel Macron, impostore per molteplici ragioni: non è affatto un candidato nuovo fuori del sistema ma una propaggine delle banche e di François Hollande, responsabile quanto lui della politica che abbiamo subito negli ultimi cinque anni. E ci promette di aggravare ancora di più l'austerità e le ineguaglianze.

Il risultato di Le Pen e la crisi politica ci mostrano l'urgenza di riprendere in mano i nostri bisogni, di mobilitarci. Più ancora del 2002 (quando al secondo turno arrivarono Le Pen padre e Chirac, escludendo anche allora qualunque candidato della sinistra, ndt) nei prossimi giorni sarà indispensabile non tanto un «fronte repubblicano» ma piuttosto una larga mobilitazione contro il Fronte nazionale e contro le politiche liberali, in particolare della gioventù. Dobbiamo batterci, nelle aziende e nei quartieri, senza aspettare il risultato del secondo turno.

Domenica 7 maggio, molti vorranno schierarsi contro il FN votando Macron. Noi comprendiamo la volontà di rifiutare il pericolo mortale che rappresenterebbe l'arrivo al potere di Marine Le Pen per qualunque progresso sociale e per l'insieme dei diritti, in particolare per le popolazioni immigrate e di origine immigrata. Ma vogliamo ricordare che sono state proprio le politiche securitarie e dell'austerità, in particolare quando a concretizzarle è stata la sedicente sinistra di governo, ad essere state la causa della crescita del FN e delle sue idee nauseabonde. Macron non è un argine contro il FN, né uno strumento capace di far diminuire questo pericolo. L'unica soluzione è quella di riprendere la mobilitazione di piazza, contro l'estrema destra, ma anche contro tutti coloro che, come Macron, hanno imposto o vogliono imporre misure antisociali. L'NPA e i suoi militanti saranno impegnati nelle manifestazioni contro il FN.

A tutti coloro che si sono rifiutati di votare o a cui viene rifiutato il diritto di voto, a coloro che hanno votato Mélenchon pensando di dare un voto di rottura, a coloro che hanno votato per Lutte Ouvriére vogliamo dire stasera che c'è bisogno più che mai di una nuova forza che ci rappresenti, un partito che rappresenti i nostri interessi, uno strumento per le nostre lotte quotidiane, per farla finita con il sistema capitalista, per avanzare il progetto di una società libera dallo sfruttamento e da ogni oppressione.

Nelle prossime settimane saremo in piazza il 1° Maggio, per esprimere la nostra solidarietà internazionale proprio nel momento in cui la Francia prosegue i propri interventi neocoloniali e in cui il boia Assad continua a seminare la morte, ma anche per difendere le nostre libertà democratiche e i nostri diritti sociali. Al di là di ciò, l'NPA vuole continuare a sviluppare, nelle città e nei quartieri popolari, nelle fabbriche, nelle mobilitazioni, nell'azione quotidiana, la campagna che ho condotto con le/i mie/miei compagne/i da parecchi mesi a questa parte. Perché, in questa serata del primo turno, il futuro è ancora la contestazione di questo sistema, tutte e tutti insieme.

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