25 Marzo 2017

Articoli

Ginevra, pubblico e privato in lotta

agrevegeneveAl momento in cui chiudiamo questo numero di Solidarietà (11 novembre) circa 9mila persone stanno dimostrando a Ginevra, all'insegna della lotta unitaria pubblico e privato. Ai lavoratori del settore pubblico (che per il secondo giorno consecutivo scioperano e si mobilitano) si sono uniti i lavoratori edili che lottano per il rinnovo del contratto.
È la costituzione di un esemplare fronte di lotta pubblico-privato, di un movimento sociale che sia in grado di mobilitare e di parlare a tutta la società.

Era d'altronde questo che avevamo proposto in Ticino alcune settimane fa; raccolta la disponibilità di Unia, ci si è arenati di fronte alla mancanza di qualsiasi volontà e prospettiva di mobilitazione dei sindacati del settore pubblico. Peccato!
Lo sciopero dei funzionari pubblici ginevrini, indetto dal cartello intersindacale della funzione pubblica ginevrina, per il 10 novembre e poi ricondotto l'11 è stato sicuramente un successo. Percentuali molto alte di lavoratori del settore pubblico (in particolare tra gli insegnanti) si sono astenuti dal lavoro; in molti altri settori (sanità, amministrazione, etc.) l'astensione ha preso la forma di assemblee durante il tempo di lavoro. Alla manifestazione del pomeriggio hanno partecipato oltre 11'000 persone.
Quanto sta succedendo a Ginevra non è molto diverso, nella sua dinamica, da quanto sta succedendo e succederà in Ticino. Di fronte ad una situazione delle finanze pubbliche ritenuta, secondo i criteri dominanti, "drammatica", ecco scattare il programma di "risanamento".
Poco importa come e perché tale debito si sia formato (in gran parte anche attraverso una politica di sgravi fiscali condotta anno dopo anno); poca importa che questo deficit sia il risultato di un'impostazione contabile che parte da concetto totalmente discutibili (basti pensare al modo in cui avvengono gli ammortamenti – spropositati e a breve termine – di investimenti strutturali decennali); poco importa che una serie di uscite siano da considera non tanto come spese correnti, ma come veri e propri investimenti (salute, istruzione, etc). Tutto questo al governo cantonale e ai partiti che lo sorreggono poco importa. A lor importa drammatizzare la situazione delle finanze cantonali, fissare la necessità del pareggio di bilancio e avviare una politica di riduzione della spesa pubblica, attraverso misure che colpiscono i funzionari pubblici e rimettano in discussione una serie di prestazioni e servizi.
Così, ecco varato, un pesantissimo piano di austerità le cui misure più importanti sono le seguenti:

  • tagli lineari (dell'1%) nelle spese del personale e di funzionamento dei vari dipartimenti
  • congelamento degli scatti salariali e del l'indennità di rincaro
  • peggioramento delle condizioni di assunzione
  • blocco del personale e non sostituzione dei partenti

A queste misure, tutte previste nel Preventivo 2016 del cantone, se ne aggiungono altre, denominate "strutturali" (come si vede i governi cantonali si somigliano anche nel modo di parlare – quante volte negli ultimi mesi abbiamo sentito il governo ticinese parlare di misure "strutturali" nell'ambito della politica di risparmio avviata!). In particolare:

  • l'aumento dell'orario di lavoro da 40 a 42 ore (il che corrisponde ad una diminuzione di salario pari a circa il 5%)
  • la diminuzione degli effettivi e dei sussidi relativi al personale in altri settori (complessivamente si calcola una perdita di circa 1'800 posti di lavoro nei servizi pubblici)-
  • facilitazione dei licenziamenti e altre misure che penalizzano fortemente i diritti democratici dei lavoratori in difficoltà (ad esempio malati)

Di fronte a questo bel programma di austerità, il governo cantonale (composto collegialmente da rappresentati di diversi partiti – PLR,PPD,MCG, PS e Verdi) ha rifiutato di intavolare trattative. Normale che a questo punto l'unica strada percorribile fosse quella dello sciopero. (11 novembre ore 17.00)

Appello 8 aprile

Vogliamo vivere e lavorare in un paese democratico e civile

Appello per una manifestazione

sabato 8 aprile - Bellinzona ore 14.30

 

scaricate il l'appello e firmatelo

Petizione

NO AL CONTINUO SMANTELLAMENTO DELL'OSPEDALE SAN GIOVANNI

NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DELLE SALE OPERATORIE PER IL DAY HOSPITAL

Scarica la petizione qui

La petizione può essere firmata da qualsiasi cittadino domiciliato nei comuni della Nuova Bellinzona. Le firme sono da rispedire al più presso a: cp 2320, 6501 Bellinzona

1917

1917

rivoluzione1917.org: un sito da seguire