25 Aprile 2017

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Una pagliacciata, che annuncia guerra, anzi: guerre

1108736Pubblichiamo il testo che Pietro Basso ha inviato, lo scorso mesi di maggio, ad un convegno internazionale organizzato dal sito www.alencontre.org. Il testo, pur partendo dagli avvenimenti relativi alla morte di immigrati nel canale di Sicilia, offre importanti elementi di analisi per comprendere quanto sta succedendo in queste ultimi settimane. (red).

Una pagliacciata, ma foriera di guerra. Anzi: di guerre. Si può definire così l'"eccellente lavoro di squadra" (1) compiuto nell'ultimo mese dai governi dei paesi dell'Unione Europea per rispondere alla grande strage di emigranti dall'Africa avvenuta il 19 aprile nel canale di Sicilia.
Un'autentica pagliacciata perché l'interminabile sequenza di riunioni di "alto livello" non è stata altro che un mercanteggiare tra i diversi paesi dell'UE su dove "collocare" 20.000 (!!!) richiedenti asilo ospitati in campi profughi fuori dall'UE, e su come "ripartire" i richiedenti asilo già presenti sul territorio europeo. 20.000 è un numero ridicolo perché la massa dei profughi in fuga da guerre e guerre civili che sono in movimento verso l'Europa in tutta un'enorme fascia di territorio africano e medio-orientale (2), si calcola in milioni (sono 500.000 solo in Libia, secondo l'inviato Onu B. Leon), e perché nel solo 2014 tra Germania, Svezia e Italia sono state presentate 321.800 domande di asilo. E dunque l'"umanitaria" decisione di accogliere 20.000 richiedenti asilo "con evidente bisogno di protezione internazionale" contiene dentro di sé la decisione di intensificare all'estremo la guerra ai profughi e agli emigranti, e – come vedremo – su una scala territoriale sempre più ampia.

Altrettanto ridicola, e nauseante, è la trattativa sui criteri delle quote di richiedenti asilo spettanti ai diversi paesi; una trattativa che ha per presupposto, diffuso ad arte nell'opinione pubblica, che per i paesi europei i profughi sono un costo da sopportare, laddove essi costituiscono un investimento economico e politico ad alta redditività.
Anzitutto per i circuiti legali (spesso legati alle chiese) ed illegali (spesso legati alle pubbliche amministrazioni) che su di essi fanno affari, e che affari! (3), con la gestione dei "centri di accoglienza" e la fornitura di vari tipi di servizi. In secondo luogo perché una quota crescente dei richiedenti asilo va, per stato di necessità, a servire utilmente l'economia dei bassi salari, in crescita in tutta Europa, e la produzione sommersa; ed in entrambi i casi aumenta la forza-lavoro di riserva, la cui ampiezza è fondamentale per svalorizzare l'intera forza-lavoro (4). In terzo luogo per i legami che consentono di tessere con i paesi di origine. In quarto luogo perché i rifugiati sono uno dei capri espiatori ideali per le campagne xenofobe e razziste di stato (e non solo per le destre esplicitamente anti-immigrati), in quanto presunti parassiti che vivono sulle spalle delle società di "accoglienza" (5), o – peggio ancora – perché nascondono nelle proprie fila dei "terroristi infiltrati" (è la tesi espressa dal premier italiano Renzi).
La pantomima delle riunioni ufficiali convocate d'urgenza per "scongiurare altri morti in mare" in mezzo ad un diluvio di finte lacrime, però, non è stata solo una pagliacciata: anzi! È servita a mettere a punto un vero e proprio piano generale di guerra agli emigranti dall'Africa e dal Medio Oriente. Con tanto di navi, aerei da combattimento, droni, bombardamenti (forse già iniziati), mezzi finanziari triplicati per Frontex, Triton e Poseidon, di cui è stata estesa l'area di intervento, nonché, come rivela "The Guardian", una operazione di terra in Libia. E poi l'intervento militare e "civile" (cioè: di servizi segreti e compagnie militari private) in Niger, in Nigeria e in tutti "i paesi di origine delle migrazioni". E il più stretto coordinamento tra Europol, Frontex, Easo, Eurojust per rendere più soffocanti i controlli di polizia sugli immigrati. E poi ancora impronte digitali per tutti. E la moltiplicazione dei campi di detenzione, dentro e fuori i confini europei. Ed infine un mega-programma per "mandare rapidamente indietro gli irregolari" attraverso il braccio armato Frontex. L'obiettivo di tutto ciò? Risponde ancora Mogherini, con insuperabile ipocrisia: "affrontare le cause alla radice dell'emergenza distruggendo le organizzazioni criminali e aiutando i migranti a fuggire dalle loro mani" (6).
Ma alla radice di questa "emergenza", che poi tale non è perché dura da molti decenni ed è destinata a durare a lungo, ci sono proprio gli stati dell'EU che, insieme con gli Stati Uniti e Israele, sono più che mai impegnati a scorticare vivi i popoli dell'Africa; che hanno seminato e stanno seminando guerra, morte, miseria, caos, malattie, terrore in ogni più riposto angolo del mondo arabo e islamico, attizzandovi ogni sorta di odi etnici e religiosi; che sono da secoli i veri grandi trafficanti di schiavi, che utilizzano i proprietari dei barconi e gli scafisti (7) allo stesso modo con cui i mammasantissima della criminalità organizzata utilizzano i picciotti (salvo, all'occorrenza, farli fuori). "Liberare" gli emigranti dalle mani dei piccoli trafficanti? Ma se tutta l'operazione messa in cantiere serve a stringere le grinfie degli stati europei e delle imprese europee sulla carne e la vita degli emigranti, a rendere ancora più difficile l'ingresso in Europa, ancora più capillari i controlli, e ad accrescere le morti in mare, che servono magnificamente a terrorizzare e disciplinare al silenzio e al duro lavoro i superstiti! Grazie alle politiche "Fortress Europe" il Mediterraneo è diventato la via di emigrazione più pericolosa del mondo. E le ripetute, e sempre maggiori, stragi di emigranti che vi avvengono non sono, come sostiene B. Spinelli, "war crimes and massacres in times of peace" dell'Europa perché l'Europa sia colpevole di "failing of rescue" (8); lo sono perché il capitalismo, l'imperialismo europeo ne è direttamente responsabile come il loro primo mandante. E le misure "straordinarie" che saranno messe in atto, con il consenso o meno dell'Onu, con il consenso o meno dei governi-fantoccio della Libia d'oggi o degli altri governi della regione, riempiranno di altre montagne di cadaveri non solo il Mar Mediterraneo, ma l'intera area, che i governi europei considerano il "nostro patìo di casa". È in vista il più grande respingimento di massa della storia recente, è in vista una nuova catena di guerre contro i popoli africani ed arabi.
A cosa è dovuto tanto accanimento? Oltre al bisogno vitale delle imprese europee di arraffare le risorse naturali di quei territori e di disporre di nuovi, grandi contingenti di lavoratori a basso costo e zero diritti, anche alla necessità degli stati europei di continuare a reprimere direttamente con la ferocia e l'astuzia dei vecchi poteri coloniali, non bastando a ciò i Sisi, i fetidi petrol-monarchi, gli Assad e tutto il resto, l'insorgenza delle masse arabe che dalla Tunisia e dall'Egitto si è propagata negli anni scorsi fino al Bahrein, allo Yemen, alla Siria, a zone delle stesse petrolmonarchie, alla necessità di schiacciare nel sangue ogni tentativo di resistenza di contenuto pur confusamente anti-imperialista, e a sbarrare la strada ai concorrenti vecchi e nuovi dell'Europa.
L'"eccellente lavoro di squadra" dei funzionari del capitale europeo e globale svolto nell'ultimo mese annuncia nuove tragedie. Riusciremo a sventarle solo scuotendoci dall'indifferenza e dalla passività che oggi attanagliano in Europa, oltre i lavoratori, anche le forze anti-capitaliste. Solo denunciando le vere cause di fondo di queste tragedie e la politica europea che le riproduce all'infinito, senza nulla concedere alle sue varianti "umanitarie" e papiste. Solo mettendo in campo una solidarietà incondizionata agli emigranti, agli immigrati, ai rifugiati e alle loro lotte, ed ai movimenti di resistenza al neo-colonialismo europeo e alle sue nuove imprese di guerra in Africa, nel Medio Oriente, nell'Est Europa. Si tratta di un lungo e arduo impegno di lotta, che anche sul nostro fronte richiederebbe un "lavoro di squadra" internazionalista.

(1) Sono parole di Federica Mogherini, la rappresentante per gli Affari esteri dell'UE.
(2) Per non parlare dell'Afghanistan o del Kosovo, altre due grandi fonti di richiedenti asilo, come lo sono tutti i paesi "liberati" dalla Nato. Del resto, la crescita delle migrazioni forzate per ragioni politiche (rifugiati, richiedenti asilo, sfollati interni) è una tendenza in atto, negli ultimi anni, alla scala mondiale: cfr. UNHCR, Asylums Trends 2014. Levels and trends in industrialised countries, Geneva, 2015.
(3) S. Buzzi, uno dei massimi esponenti del circuito criminale colpito dall'inchiesta "Roma capitale" nel dicembre 2014, a capo di alcune cooperative impegnate nel business delle strutture per richiedenti asilo, afferma in una sua conversazione telefonica: "si guadagna più con gli immigrati [in questo caso si tratta di richiedenti asilo] che con il traffico di droga" – cfr. "Il fatto quotidiano", 2 dicembre 2014.
(4) Il ministro dell'interno italiano A. Alfano è andato oltre; oltre... il salario (sia pure basso, o al nero) con la seguente proposta: "Dobbiamo chiedere ai Comuni di applicare una nostra circolare che permette di far lavorare gratis i migranti. Invece di farli star lì a non far nulla, che li facciano lavorare" ("L'Huffington Post", 7 maggio 2015). Di questa circolare, segreta come tutte le circolari, nessuno era a conoscenza. Il clamoroso episodio, subito finito sotto silenzio, dimostra una volta di più quanto l'esistenza dei lavoratori immigrati e dei rifugiati sia sottoposta agli arbitri delle misure amministrative (cfr. I. Gjergji, Circolari amministrative e immigrazione, Angeli, Milano, 2013).
(5) Laddove invece l'immigrazione è da sempre un (grande) vantaggio per i paesi che la ricevono. Non mi riferisco solo al super-sfruttamento del lavoro degli immigrati e delle immigrate da parte delle imprese e di una quota di famiglie (quasi sempre) appartenenti alle classi abbienti; mi riferisco anche alle casse degli stati che le popolazioni immigrate contribuiscono a riempire quanto e più degli stessi lavoratori salariati autoctoni. Ad esempio, per l'Italia, il Dossier Statistico Immigrazione 2014, realizzato dall'IDOS per conto dell'UNAR, ha accertato che nel 2012 tra ciò che gli immigrati hanno versato nelle casse dello stato e ciò che hanno ricevuto in beni, trasferimenti e servizi (inclusi i cd. "salvataggi in mare") c'è stato uno scarto di quasi 4 miliardi a danno delle popolazioni immigrate (16,5 miliardi di euro contro 12,6). Ma, come ha provato G. De Michele su http://www.carmillaonline.com (Immigrati: costi e numeri, quelli veri, 17 novembre 2014) lo scarto è, nei fatti, assai più rilevante di 4 miliardi.
(6) Cfr. www.repubblica.it/esteri, 13 maggio 2015.
(7) Contrariamente all'immagine diffusa dai grandi mass media, tra gli scafisti, che sono comunque l'ultima ruota del carro, ci sono anche italiani: cfr. Non solo immigrati, anche italiani tra gli scafisti, www.ilgiornaleditalia.org, 7 maggio 2015.
(8) Cfr. B. Spinelli, Perché serve l'ONU, "il sole 24 ore", 21 aprile 2015.

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