20 Settembre 2017

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Sebben che siamo donne

aaaademo18marzoNonostante la pioggia, sabato 18 marzo siamo scese in strada a Zurigo, insieme a più di 10'000 persone – in maggioranza donne e tante, tantissime giovani – per difendere i diritti di tutte le donne qui e altrove e per lottare contro il sessismo e tutte le discriminazioni che continuano a colpirci in vari ambiti della nostra vita di donne e lavoratrici.

Siamo scese in strada per esprimere solidarietà con le lotte delle donne migranti, con le lotte delle donne statunitensi contro l'amministrazione Trump, per difendere i diritti riproduttivi e l'autodeterminazione dei proprio corpi, per denunciare la violenza di genere, per esigere la parità all'interno sia del lavoro produttivo sia di quello riproduttivo, per opporci all'innalzamento dell'età di pensionamento o ancora alle discriminazioni nei confronti delle persone LGBT. Tantissimi e variati sono stati gli slogan scanditi da questo corteo inventivo, spontaneo e radicale, come non se ne vedevano da troppo tempo nelle strade svizzere. Pur nella quasi indifferenza mediatica, questa importante mobilitazione segna la prorompente rinascita anche qui in Svizzera di un movimento femminista combattivo, sulla scia delle grandi manifestazioni e scioperi delle donne avvenuti in numerosi paesi del mondo gli scorsi mesi (si veda l'articolo alle pp.7-8). È oramai sorto nelle strade e nelle piazze del mondo un movimento femminista nuovo, apertamente antiliberale, in grado di cogliere le interconnessioni tra le differenti forme di discriminazione e violenza e di articolare una lotta femminista che non si limita ad una pratica difensiva, ma che mira ad emancipare tutte le donne e a costruire un modello di società alternativo.
La marcia di Zurigo è stata dunque un segnale molto forte, rimasto però inascoltato dai principali sindacati svizzeri, che quello stesso giorno hanno voltato le spalle alle donne scegliendo di sostenere la Riforma della previdenza vecchiaia 2020. Una riforma che prevede l'abbassamento dal 6,8% al 6% del tasso di conversione del secondo pilastro e l'innalzamento a 65 anni dell'età di pensionamento delle donne. Noi donne siano così doppiamente vittime di questa riforma, e i 70.- fr. di aumento mensile della rendita AVS non compensano in alcun modo il nostro sacrificio. Attualmente la rendita AVS media delle donne è di appena 2000.- al mese, l'aumento a 65 anni significa dunque una perdita di ben 24'000.-. Il che vuol dire che da pensionate potremo 'recuperare' questa perdita solo riuscendo a vivere oltre i 94 anni!
Questa riforma pesa principalmente sulle spalle di noi donne. E quello che è ancora più inaccettabile è che si tenta di giustificare l'innalzamento dell'età di pensionamento in nome della parità tra i sessi. Non c'è parità nel mondo del lavoro, non c'è parità nella condivisione del lavoro domestico e di cura, noi donne continuiamo ad essere maggiormente precarizzate e la violenza nei nostri confronti non accenna a diminuire. L'unica parità che procede a passo spedito è quella volta a peggiorare le nostre condizioni: nel 2001 l'età di pensionamento delle donne era già passata da 62 a 63 anni, e nel 2005 a 64. Nel frattempo le nostre rendite continuano a restare ampiamente inferiori a quelle maschili (attualmente la differenza è del 37%!).
E questo nonostante complessivamente lavoriamo più degli uomini! Ma il nostro lavoro resta sempre svalorizzato: non è retribuito quando è svolto all'interno della casa e della famiglia ed è sottopagato all'interno del mondo del lavoro retribuito. Per compensare la disparità salariale dovremmo andare in pensione a 57 anni. E anche molto prima, se si tenesse conto dell'immensa quantità di lavoro domestico e di cura non retribuito, che ancora oggi, giorno dopo giorno, è svolto in gran parte dalle donne (pensionate incluse)!
Alle forze borghesi, al partito socialista, ai sindacati vogliamo dunque dire che noi donne non staremo zitte, non accetteremo l'ennesimo sacrificio, ma lotteremo ancora per difendere i nostri diritti e quelli di tutte le lavoratrici e i lavoratori, perché se cediamo ora ai 65 anni, lasciamo la porta spalancata al pensionamento a 67 anni per tutte e tutti!

Referendum Previdenza 2020

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