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Ci sono molte buone ragioni per partecipare alla manifestazione sindacale indetta per il prossimo mercoledì 23 febbraio dalla VPOD alle 17.00 in Piazza Governo a Bellinzona. Vediamo di passarle brevemente in rassegna.

 

 

 Per prima cosa va ricordato come questa riforma (proposta dalla commissione della cassa e ora in attesa del messaggio da parte del governo) nasca vecchia. I parametri sui quali essa si basa sono stati modificati persino dal Parlamento federale (che è tutto dire). Ci si propone infatti di ricapitalizzare la cassa (attualmente il suo grado di copertura è superiore al 70%) al 100%. Ora il Parlamento federale ha stralciato tale ipotesi e ripiegato sull’idea che le casse debbano procedere ad una ricapitalizzazione fino all’80% in 40 anni. Chiaramente una proposta di per sé priva di fondamento (il problema è infatti legato alla situazione concreta di ogni cassa), ma assai diverso dalle ipotesi sulle quali la commissione della Cassa ha impostato la propria riforma. Già questo dato sarebbe più che sufficiente a dire che il progetto va ritirato e la discussione, ammesso che sia necessario procedere in questa direzione, deve riprendere da capo.

 

Un secondo aspetto è quello legato al cambiamento del sistema       pensionistico, attraverso il prospetto passaggio  della Cassa pensioni dal primato delle prestazioni a quello dei contributi. Un’operazione che penalizza coloro che hanno meno di 50 anni che penalizza i giovani (meno di 50 anni) che vedranno non solo modificare in peggio le loro prestazioni pensionistiche, ma si vedranno di fatto negata la possibilità, oggi largamente sfruttata, di usufruire del pensionamento anticipato. Di fatto il  nuovo piano pensionistico per i giovani necessiterà di molti più anni di contribuzioni per raggiungere il massimo della prestazione pensionistica (45 anni). Tenendo conto del fatto che la carriere professionale inizia sempre molto più tardi, questo nuovo piano impedirà (a meno di improponibili decurtazioni di prestazioni) il ricorso al pensionamento anticipato. Di fatto questo piano allunga l’età media di pensionamento così come oggi la conosciamo nell’amministrazione pubblica cantonale: anche questo sarebbe di per sé un buon motivo per rinviare il progetto al mittente.

 

Un terzo aspetto riguarda le misure previste per chi è nella fase finale della propria carriera professionale o è già in pensione. Infatti da un lato si prevede il congelamento del salario assicurato per chi ha oltre 50 anni; dall’altro la riduzione delle rendite sino al 15% e oltre tramite la  compensazione parziale del rincaro.

Ragioni quindi da vendere per opporsi ai progetti in cantiere e per manifestare la nostra più ferma opposizione. La manifestazione del 23 dovrà essere un punto di partenza per una mobilitazione continua e, possibilmente, sempre più ampia che investa i luoghi di lavoro. Solo in questo modo sarà possibile soddisfare le rivendicazioni dei salariati del settore pubblico cantonale.

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