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Le Officine FFS di Bellinzona  hanno vissuto l’ultimo anno all’insegna di una situazione paradossale. Da un lato un enorme afflusso di lavoro; dall’altro una evoluzione dei conti che dovrebbe chiudersi con un deficit  di diversi milioni. È una situazione che voi stessi avete denunciato, chiedendo anche alla direzione nazionale della divisione Passeggeri delle FFS (alla quale voi appartenete) di intervenire. Quali sono le origini di questa situazione?

 

Una delle ragioni, ma non la sola, sta nel modo in cui gli accordi precedenti vengono messi in pratica.  Nel quadro della discussione della tavola rotonda si era deciso di procedere, con tutte le nostre dovute riserve, a processi di miglioramento delle attività per complessivi 10 milioni di franchi (misure 10+). Un pacchetto di misure che spaziano dagli investimenti ai tempi di passaggio, dai risparmi negli acquisti all’aumento della produttività, in particolare con procedure di riorganizzazione della produzione. Era comunque inteso che tali misure potessero essere prese in modo paritetico solo con l’accordo dei lavoratori e solo nella misura in cui non avessero comportato peggioramenti delle condizioni di lavoro. Il tutto avrebbe dovuto comportare per le FFS Cargo un miglioramento di dieci milioni di franchi senza tuttavia che il conto economico delle OBe subisse delle ripercussioni negative.

In realtà è successo (e sta succedendo) che, con il passaggio delle OBe alla divisione Passeggeri, e sulla base degli accordi trasversali raggiunti tra la divisione Cargo e la divisione Passeggeri, quest’ultima ha già iniziato nel 2009, sulla base di un versamento forfettario di oltre 830’000 franchi mensili, da “bonificare” alla Cargo i risultati dell’ipotetico miglioramento previsto. Si tratta di accordi presi tra le due divisioni delle FFS assolutamente incomprensibili e tali da stravolgere gli accordi presi nell’ambito della tavola rotonda che hanno avuto inoltre un’incidenza negativa diretta sui risultati economici delle OBe.

 

In altre parole, se abbiamo ben capito, la divisione Passeggeri ha bonificato a Cargo il risultato delle misure di contenimento come se fossero già acquisite, senza entrare nel merito né delle misure, né delle eventuali conseguenze…

 

Esattamente. Ma non è questo l’unico aspetto che va chiarito e che pesa sul risultato d’esercizio delle Officine. Vi è un altro aspetto fondamentale ed è quello delle, chiamiamole così, misure di sconto (risultato misure 10+) che la divisione Passeggeri fa alla divisione Cargo sul lavoro che le Officine effettuano (per esempio: riduzione dei tempi di passaggio ed acquisto di materiale). Non dobbiamo dimenticare che Cargo è uno dei clienti fondamentali per le Officine.

 

Voi avete sollevato questi problemi nella lettera alla direzione della divisione Passeggeri. Cosa vi hanno risposto?

 

In realtà non sono assolutamente entrati nel merito dettagliato delle nostre osservazioni. Siamo dell’avviso che i numerosi mutamenti di direzione avvenuti sia alla testa della divisione Passeggeri sia della stessa direzione delle Officine abbiano causato un’importante perdita di memoria storica essenziale che non hanno permesso di applicare (e non interpretare) correttamente gli accordi presi in Tavola rotonda. Insomma, gli interlocutori si sono avvicendati senza una trasmissione delle conoscenze e degli accordi. È necessario che vi sia quindi la massima trasparenza perché, vista questa situazione, noi non possiamo in alcun caso accettare che si discuta di mancata produttività, come se la causa di questa fosse lo scarso impegno profuso dai lavoratori delle Officine. In effetti le cose stanno del tutto diversamente.

 

La vostra tesi è quindi che il deficit contabile delle Officine non corrisponda assolutamente al deficit produttivo…

 

Come affermato in precedenza non possiamo negare che esistono dei problemi interni che, tuttavia, non si possono addebitare alla responsabilità dei lavoratori. È evidente che vi sono problemi di organizzazione dell’attività all’interno delle Officine, ma sono legate all’organizzazione e alla pianificazione del lavoro, una serie di problematiche che hanno contribuito negativamente sul risultato economico delle OBe.

Le cause di queste difficoltà sono dovute, come detto a problemi di perdita di esperienza, di conoscenze e competenze interne: tutti elementi che possono pesare nell’affermare l’autonomia di cui avremmo bisogno e che rivendichiamo da tempo.

 

Voi avevate puntato molto su questo aspetto dell’autonomia nell’ambito del settore vendita, cioè della necessità di trovare nuovo lavoro al di fuori di quello interno fornito dalle FFS (e necessario per poter sopravvivere). Come vanno le cose in questo ambito?

 

L’ufficio vendita di Bellinzona aveva ricevuto l’indispensabile mandato di acquisire commesse sul mercato terzi. In questo senso si è voluto potenziare l’Ufficio vendita. Anche perché i clienti interni (Cargo, P…), per le ragioni preferenziali di cui ho parlato prima,oltre che a non permetterci di coprire i costi ci mangia la gran parte delle risorse produttive che ci permetterebbero di espanderci all’esterno.

 

Siete intervenuti su Chiasso, contro il suo declino e avete rivendicato la necessità che l’Officina di Chiasso vi aiuti in questo  momento di grande lavoro…

 

Certo, Chiasso potrebbe benissimo inserirsi in questo discorso (ed in quello del futuro centro di competenze) poiché ha fatto investimenti importanti e ha le strutture adeguate per poter svolgere lavori importanti di manutenzione. Ci sono conoscenze ed esperienza per produrre. Non riusciamo a capire questa reticenza da parte delle FFS nell’impedirci di far capo alle capacità produttive di questa struttura la quale gioverebbe oltre che alle OBe, alla Cargo stessa e non da ultimo, alla salvaguardia dei posti di lavoro. 

 

Come vivono i lavoratori questa situazione, un po’ paradossale, di cui abbiamo parlato finora?

 

Naturalmente si arrabbiano molto quando sentono che la situazione sarebbe da imputare alla loro scarsa produttività. Conoscono meglio di chiunque altro la situazione dell’Officina e sanno che le responsabilità sono altrove e che quello che non manca è certamente il loro impegno e la loro esperienza. Per certi aspetti vivono tutto questo con un senso di frustrazione, oltre che, come detto, di rabbia. Soprattutto quando vedono che si chiede loro uno sforzo produttivo importante (ad esempio lavorare a turni) ed allo stesso tempo constatano la disorganizzazione nella produzione, nella pianificazione e nella gestione del lavoro e del materiale. Tutto questo, alla lunga, non può che produrre fenomeni di demotivazione, abbandoni  con una perdita di conoscenza ed esperienza fondamentali e assolutamente insostituibili.         

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