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Il  terremoto e lo tzunami che hanno colpito una parte importante del Nord del Giappone hanno avuto un’altra conseguenza disastrosa (al momento in cui scriviamo queste righe la situazione resta spaventosamente in bilico): quella dello scoppio dei reattori della centrale nucleare di Fukushima Daiichi. Le conseguenze del terremoto e la rottura in atto all’interno del reattore hanno  liberato una forte radioattività che ha già investito molte persone (molte hanno già dovuto essere ospedalizzate).

 

I danni e la devastazione del terremoto e dello tzunami (un milione di persone senza casa, evacuazione di centinaia di migliaia di persone in un raggio di decine di chilometri dalla centrale) sono elementi di una tragedia immane che mostra quanto fallaci possano essere le “sicurezze” ostentate dagli esseri umani nei confronti della natura.

E, soprattutto, possiamo vedere, per restare all’energia nucleare, quanto la dura realtà dei fatti smentisca la sistematica propaganda della lobby nucleare e degli interessi economici e politici che la sostengono.. Ma possiamo già vedere che ancora una volta i fatti contraddicono il discorso rassicurante dei difensori che sistematicamente ridurre al minimo il rischio di incidenti e pericoli sostenute da chi in questi impianti vi lavora e dalle popolazioni  (perché, ormai lo sappiamo, la radioattività minaccia la salute delle persone nel raggio di molti chilometri).

In tutto il mondo (e nel nostro paese) questa nuova catastrofe non può che avere una sola conseguenza: la decisione di abbandonare una forma di energia come quella nucleare che sta mostrando, ancora una volta, di essere carissima e insicura.

Carissima perché i costi da lei generati non possono evidentemente essere ridotti  al prezzo del chilowattora sul mercato dell’energia. Vi sono costi di sicurezza, costi sociali e ambientali (ed è in questi momenti che ne vediamo tutta l’ampiezza) che rendono sostanzialmente quella nucleare un’energia per nulla economica.

Insicura, perché, malgrado la propaganda sistematica sulla riduzione dei rischi o sul fatto che in Svizzera simili cose non potrebbero succedere (chissà poi perché!) , questi incidenti mostrano l’impotenza quasi assoluta dell’uomo a controllare reazioni come quelle che possono scatenarsi all’interno di una centrale atomica.

La decisione della ministra Leuthard di bloccare la procedura per la concessione delle autorizzazioni necessarie alla costruzione di nuove centrali nucleari nel nostro paese(che dovrebbe rappresentare la ripresa del programma nucleare in Svizzera  dopo la moratoria fino al 2012) non è che un espediente per calmare un’opinione pubblica giustamente preoccupata e per guadagnare tempo. Non vi sarà, visti gli interessi economici in gioco, nessun cambiamento di strategia da parte del governo federale e delle forze politiche maggiori che lo compongono.

L’unica cosa che potrà far cambiare atteggiamento ed orientamento, come sempre, sarà la mobilitazione popolare, quella mobilitazione antinucleare che in Svizzera ha una lunga e  storica tradizione a partire dalle marce antiatomiche degli anni ’60 e poi dal movimento di Kaiseraugst all’inizio degli anni ’70. Ed allora, rilanciamo con forza la discussione e la mobilitazione antinucleare, per un futuro senza atomo, per un futuro nel quale non vi sia posto per l’incubo nucleare come quello che sta vivendo il popolo giapponese.

 

* Candidato MPS al Consiglio di Stato e al Gran Consiglio

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