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In Giappone, proprio in queste ore con la constatazione della fuoriuscita di plutonio, le conseguenze dell’incidente atomico assumono aspetti sempre più catastrofici, in tutto il mondo fautori dell’energia atomica, spesso sorretti dai media, intensificano la loro propaganda a difesa di questa energia.

 

In Svizzera sono le FFS, azienda che si picca del suo profilo ecologico, a dare la stura a questa infame propaganda fatta di bugie e minacce. Secondo i responsabili delle FFS senza nucleare resteremmo tutti a piedi, perché un terzo dei treni non potrebbe circolare.

L’energia nucleare sarebbe quindi, sulla base di questa propaganda diffusa, necessaria, indispensabile e ad essa, pena un ritorno alla civiltà della pietra, non potremmo rinunciare. Le cose stanno in realtà assai diversamente.

L’’apporto complessivo del nucleare alla produzione energetica mondiale è irrisorio.  Esso rappresenta soltanto il 2% del consumo mondiale di energia: una parte così ridicola che non hanno alcun senso quelle profezie che  minacciano un ritorno all’età della pietra se si abbandonasse il nucleare. Se confrontiamo questo contributo minimo con i rischi immensi che questa industria impone all’umanità, rivendicare un’uscita rapida dal nucleare diventa più che legittimo.

Il contributo del nucleare nella produzione di  elettricità ha raggiunto il suo culmine (al 17%) negli anni 2000 (l’83% dell’elettricità mondiale era prodotta in altro modo); ma da una decina di anni è in diminuzione  e raggiunge oggi solo il 13,4%.

Attualmente, l’energia nucleare è ampiamente superata delle energie rinnovabili. L’energia idrica, ad esempio e senza volerla promuovere acriticamente, rappresenta il 20% della produzione mondiale di elettricità.

Vi è poi il declino della produzione di uranio che potrebbe condurre all’arresto parziale di numerosi reattori. Infatti, le riserve sfruttabili conosciute permettono di rispondere alla domanda attuale solamente  per i prossimi 50 anni, se non si scopre un nuovo giacimento.

Eppure da ogni parte viene annunciata la “rinascita del nucleare” e la costruzione di nuovi reattori in tutto il mondo.

L’avvenire non è così radioso per i fautori dell’atomo e dopo la catastrofe giapponese rischia di complicarsi ulteriormente.

La Cina, ad esempio, aveva annunciato 40 nuovi reattori destinati a coprire in modo adeguato il 4% dei suoi bisogni in elettricità, cioè lo 0,7% del suo consumo di energia! (i dati sono quasi identici per l’India). Attualmente la Cina dispone di uno dei più grandi potenziali di produzione di energie rinnovabili del pianeta (un recente studio del governo cinese stima che la sola energia eolica sarebbe sufficiente per coprire il bisogno di elettricità del paese). Sotto la minaccia diretta della contaminazione radioattiva, la popolazione cinese, che in questi giorni sta facendo un uso massiccio di compresse di iodio, accetterebbe nei prossimi anni la messa in cantiere di decine di reattori nucleari?

Negli Stati Uniti, dove l’atomo rappresenta il 20% dell’elettricità, cioè meno del 4% del consumo totale di energia, la maggior parte dei 103 reattori chiuderà entro 20 anni. L’atomo verrà declassato  ad energia marginale.

La crisi finanziaria mondiale inoltre, non favorisce i forti investimenti di cui ha bisogno la costruzione di reattori nucleari. Già ora ad esempio, il Sudafrica, dopo aver programmato non meno di una dozzina di nuovi reattori, annuncia che il suo programma è compromesso. Anche il programma turco subisce una battuta d’arresto per mancanza di investitori.

Troppo pericoloso, inutile, rovinoso ed assolutamente effimero, il nucleare non è, decisamente, l’energia del futuro. Ma le possenti lobby che lo rappresentano impongono rischi enormi all’umanità intera. Non possiamo attendere la sua morte naturale!

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