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Per alcuni giorni, tutti i funzionari della sezione di Berna di Unia, una delle più importanti della Svizzera, sono stati in sciopero. L’elemento scatenante è stata la destituzione dalle funzioni di segretario di sezione di Roland Herzog, reo di non “ubbidire” ai segretari regionali e, soprattutto, di non conformarsi alle strategie di lavoro sindacale volute dalla direzione nazionale. Strategie che vorrebbero andare ancor di più in direzione di un sindacalismo di servizio, una sorta di assicurazione sociale. Ora il conflitto è sospeso, in attesa dei risultati di una mediazione; ma esso testimonia di una crisi profonda senza precedenti negli ultimi anni.

 

Il 2012 è vicino…

 

Da tempo vi è in atto all’interno di Unia una lotta di potere. Con il 2012 oltre la metà dell’attuale direzione nazionale dovrà lasciare per raggiunti limiti d’età. Si tratta della generazione legata a Vasco Pedrina che, attualmente, ha la maggioranza nella direzione nazionale e vedi avvicinarsi la scadenza del proprio mandato senza essere in grado di garantire un passaggio di consegne ai luogotenenti.

Un primo tentativo di far entrare nella direzione due figure di spicco della “banda Pedrina” è andato a vuoto al congresso di Lugano del 2008. In quell’occasione la scalata alla direzione nazionale di Roman Burger e Udo Michel (a quel momento rispettivamente segretari delle sezioni di Zurigo e Thun) non riuscì ed i due giovani pupilli di Pedrina dovettero tornare Oltralpe a leccarsi le ferite e l’umiliazione della mancata elezione.

Dal 2009 la strategia del gruppo di Pedrina è cambiata, puntando alla conquista della direzione delle regioni (in particolare di quelle più importanti) per arrivare al 2012 con la garanzia di poter contare su importanti pacchetti di voti al congresso. In questa logica si è spinto alle dimissioni alcuni segretari regionali appena rieletti come Zurigo e Berna,  sostituiti da Burger a Zurigo e Michel a Berna. Contemporaneamente si è permesso che in Ticino una sezione indipendente quale Bellinzona venisse completamente liquidata chiedendo, in cambio, fedeltà assoluta alla “banda Pedrina” a personaggi oggi alla testa di Unia Ticino proprio grazie alla liquidazione di figure come Matteo Pronzini. Non a caso sulla vicenda di Berna la sezione Unia Ticino, personaggi come Borelli e soci si sono immediatamente desolidarizzati…

 

Sindacalisti…assicuratori

 

A questa lotta di potere si aggiunge una ulteriore evoluzione verso un sindacalismo non più costruito sulla centralità del conflitto, ma sempre più come strumento di gestione del personale nel quadro di un moderno partenariato sociale (una versione moderna della vecchia pace del lavoro). In questa direzione è evidente come la cultura portata dalla vecchia FLMO nell’ambito della fusione con il SEI per creare UNIA, abbia avuto il sopravvento. Da qui un sindacalismo costruito su metodi ripresi dalle aziende, fortemente assistenziale e burocratizzato, organizzato secondo i principi di redditività aziendale.

Ne discende, ad esempio, il tentativo di introdurre nuovi metodi di gestione e divisione del lavoro all’interno dell’apparato sindacale (che, è bene ricordarlo, a livello svizzero conta un migliaio di persone). Metodi sempre più alienanti ricopiati dai sistemi in vigore nel mondo assicurativo, dove ciò che conta, e su cui viene misurato il valore del lavoro sindacale,  sono le nuove adesioni che a fine giornata si portano. Nulla di molto diverso dalla vendita di aspirapolvere. I giovani sindacalisti, convinti magari di aderire ad un organizzazione nella quale si stimolano i lavoratori al conflitto sociale, si trovano ad essere poco più che dei rappresentanti di commercio (professione dignitosa ma oggi in via di estinzione).

 

Una strategia di lotta per il potere che si rispetti (come nelle religioni) ha tuttavia bisogno di proclamare “valori superiori” in nome dei quali si conduce questa lotta e si chiedono sacrifici. Ecco uscire dal cilindro del gran cerimoniere Pedrina (sempre lui)  il progetto “Unia forte”, il “sindacato dei militanti”. Unia, proclama Pedrina, deve diventare un sindacato di militanti, nel quale il potere sia depositato presso i militanti. Così si inventano incontri dei militanti, congressi straordinari all’insegna di questo tema, ecc. Tutti alla ricerca del militante perfetto. Chi non ha la memoria corta, come noi, può ricordare e testimoniare come la costruzione di una nuova generazione di militanti e di quadri sindacali sia stato il terreno sul quale la lunga gestione Pedrina, alla testa del SEI prima e di UNIA poi ,si è conclusa con un bilancio fallimentare ed è stata oggetto di divisioni e discussioni importanti. A partire, in modo particolare, dall’idea che solo attraverso un orientamento politico-sindacale chiaro, attraverso lotte e mobilitazioni, potranno emergere nuovi militanti e quadri sindacali. Che non possono, lo abbiamo sempre detto, essere inventati a tavolino, al di fuori di una pratica sindacale realmente diversa.

E come dimenticare, proprio su questo tema, come la direzione nazionale di UNIA,  unanime, abbia permesso, poco più di due anni fa, a Biasca che i membri del Comitato di sciopero dell’Officina di Bellinzona, esempio e personificazione di questi militanti tanto declamati e ricercati, venissero fondamentalmente espulsi dal sindacato, per di più ricorrendo a brogli elettorali?

 

Crisi e azione sindacale: nulla di fatto!

 

Evidentemente l’impegno nella ricerca di preservare il proprio potere all’interno dell’apparato sindacale non lascia molto tempo per occuparsi di quanto succede ai salariati che si vogliono rappresentare. E dunque la crisi economica che investe il mondo del lavoro viene scaricata sui lavoratori senza che il sindacato costruisca tentativi validi e percorsi per una difesa dei salariati degna di questo nome. Lo abbiamo sottolineato a più riprese: l’orientamento sindacale difeso in questi due ultimi anni di crisi (salvo qualche rarissima eccezione) è stata la pura e semplice accettazione della logica padronale (vi è crisi, quindi lavoro ridotto, quindi licenziamenti, quindi blocco dei salari,ecc.). Anzi, si è rafforzata ancora di più la logica del partenariato sociale tanto cara alla componente proveniente dalla FLMO, legata storicamente alla pace del lavoro, incarnata dal copresidente  Ambrosetti. Quest’ultimo, mentre Pedrina era occupato nella pianificazione delle carriere dei sui pupilli, portava avanti con successo questa rinnovata politica di partenariato sociale. Si rinnovano contratti fondamentali (COOP, industria delle macchine,ecc) senza colpo ferire (senza alcun vantaggio per i lavoratori) e poco importa se la crisi necessiterebbe di risposte concrete… Il dumping salariale e sociale avanza malgrado le promesse (a due riprese) che le misure di accompagnamento, efficacissimo, le avrebbero evitato? Come se nulla fosse, non si sente nemmeno il bisogno di fare un bilancio di questa disastrosa politica. E potremmo continuare.

 

La rivolta di Berna…

 

E’ su questo squallido quadro che scopia la rivolta in atto nell’apparso di UNIA della Svizzera tedesca e nella base della regione di Berna. Il detonatore, come detto,  è stata la decisione della direzione nazionale di destituire il segretario della sezione di Berna reo di far ombra al segretario regionale Michel e garantirsi al congresso 2012 i voti di questa importante sezione (oltre 10’000 associati). Purtroppo non tutte le ciambelle riescono con il buco. Se in altre occasioni simili destituzioni autoritarie sono passate senza reazioni questa volta non è stato il caso ed UNIA, il sindacato che vuole mettere al centro i propri militanti, deve confrontarsi con uno sciopero nel quale è accusato di metodi neoliberalismo ed autoritari.

 

Cosa succederà ora?

 

Difficile far delle previsioni sull’esito della vertenza specifica legata alla destituzione del segretario di Berna. Per il momento, così abbiamo saputo, il conflitto è entrato in una fase di mediazione, assicurata dal presidente Renzo Ambrosetti.

Molte sono le incognite. Quel che invece è chiaro è il fatto, che indipendentemente dall’esito a favore o meno della direzione nazionale, la profonda crisi di UNIA si accentuerà. La delegittimazione di UNIA quale strumento democratico di rappresentanza dei salariati aumenterà. Il sindacato continuerà subordinare gli interessi dei salariati agli interessi superiori del padronato svizzero.

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