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Tra gli aspetti sicuramente positivi di questa nostra campagna elettorale vi è l’elezione di Matteo Pronzini in Gran Consiglio. Gli abbiamo posto alcune domande sui risultati, sulla sua elezione e sulle prospettive dell’MPS in Ticino.

 

Qual è il tuo giudizio sui risultati elettorali complessivi?

 

Credo che si conferma quello che avevamo detto, cioè un chiaro spostamento politico a destra. Forse nessuno lo immaginava di queste proporzioni, ma che questa fosse la tendenza mi sembrava da tempo chiaro.

La Lega ha incassato l’assegno guadagnato in questi ultimi anni, in particolare a seguito degli accordi bilaterali. Era evidente, lo abbiamo sempre detto, che le misure di accompagnamento non erano sufficienti e non sarebbero state in grado di frenare il dumping salariale e sociale, la cui avanzata avrebbe favorito la Lega. Abbiamo detto questo fin dalla prima votazione sui bilaterali, sostenendo che il comportamento social-liberale e delle direzioni sindacali apriva uno spazio enorme alla Lega ed alla sua propaganda. Paghiamo, in questo ambito, una serie di ritardi decennali. Ricordo, per non fare che un solo esempio, che già in occasione del voto sullo spazio economico europeo (siamo quasi nella preistoria!) da parte nostra (ho in mente un documento sindacale redatto da Pino Sergi) si rivendicava la necessità, quale misura di accompagnamento decisiva, di introdurre un salario minimo legale. Ebbene, da allora sono passati quasi vent’anni, e un’iniziativa sul salario minimo legale è appena stata lanciata… Quando si dice essere in ritardo…

 

Come valuti il risultato della lista MPS-PC?

 

I dati sono chiari: abbiamo perso quasi un terzo dei voti che avevamo ottenuto, su liste separate, quattro anni fa. È difficile individuarne le ragioni precise. Direi che possiamo indicarne almeno tre, sapendo però che in questo genere di cose, ogni valutazione appare molto aleatoria.

Il primo è legato sicuramente al cosiddetto “voto utile”. Lo abbiamo chiaramente visto nella differenza tra il nostro voto per il consiglio di Stato e quello per il Gran Consiglio, quasi raddoppiato. In altre parole vi sono molti, in quello che possiamo definire – per comodità, anche se è un termine assolutamente insignificante oggi  – l’elettorato “progressista”, che pensano che sia utile dare forza a quei partiti che potrebbero rappresentare “valori  progressisti” all’interno degli esecutivi. E su questa scia votano poi non solo per l’esecutivo, ma anche per il legislativo, anche se magari condividono solo in parte gli orientamenti di questi partiti e sono più vicini ai nostri orientamenti.

Il secondo è sicuramente il fatto che i Verdi si sono profilati come un partiti di opposizione al governo, tra l’altro correggendo la loro posizione sui bilaterali (cioè ammettendo di aver commesso un errore a sostenerli in modo acritico). In questo modo hanno sicuramente pescato nel nostro potenziale elettorato.

Infine, e penso che questo sia un aspetto fondamentale, sia MPS che PC venivano da crisi interne profonde. Il PC ha subito una forte spaccatura con la partenza di una parte cospicua dei suoi vertici un paio di anni fa. Questo, ad esempio, lo si è visto chiaramente a livello elettorale: in molto piccoli e tradizionali “bastioni” del PC-PdL si è persa quasi del tutto una certa presenza.

Ma anche l’MPS ha subito una crisi ed ha subito un attacco pubblico devastante, in particolare la mia persona. Abbiamo subito attacchi pubblici, noi e nostri simpatizzanti. Ci avevano cacciato nell’angolo. Ci siamo ripresi, lentamente e gradualmente, in particolare guadagnando una schiera di nuovi giovani militanti che hanno condotto in buona parte la nostra campagna. Credo che con la mia elezione possiamo affermare che siamo usciti dall’angolo e che oggi vi sono le premesse per sviluppare la nostra attività.

 

E adesso, cosa cambierà per la politica di MPS e PC?

 

Per quel che ci riguarda assai poco. Per noi resta fondamentale il tentativo di contribuire, laddove siamo presenti con nostri militanti o attraverso la nostra azione, momenti di mobilitazione contro le politiche della destra, contro il dumping salariale e sociale e su tutti gli altri temi che si sono propri.  Si tratta di un lavoro lungo e difficile che non “rende” automaticamente in termini elettorali. Ma questo, penso lo si sia capito, non è il nostro problema. Anche perché non pensiamo che la politica istituzionale possa produrre molto, nemmeno piccole riforme sociali di un certa rilevanza. Faccio un esempio:  da quanti anni si propongono miglioramenti a livelli pensionistici con iniziative, mozioni, ecc? Ebbene, su questo terreno si sono incassati solo peggioramenti. E invece è bastata una mobilitazione decisa per fare gli edili potessero ottenere, ormai già da qualche anno, il pensionamento anticipato a 60 anni..Continuiamo ad essere, da questo punto di vista, un partito anticapitalista e rivoluzionario, coscienti che solo la mobilitazione sociale potrà produrre radicali e necessari cambiamenti dell’ordinamento economico, politico e sociale in cui viviamo.

Detto questo sappiamo pure che questa piccola presenza istituzionale ci dà un piccolo aiuto (attraverso una maggiore visibilità) per far conoscere le nostre proposte, le nostre battaglie e di tutti coloro che si battono   contro il capitalismo. Cercheremo di utilizzarlo nel migliore dei modi.  

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