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Il Partito Liberale Radicale (PLRT) diventa sempre più leghista (così come il partito nazionale vede ormai assottigliarsi i confini politici e programmatici con il partito di Blocher). E forse proprio questo spiega anche perché gli ultimi sondaggi vedono il partito di Bignasca  tallonare il PLRT e metterne in pericolo addirittura la leadership elettorale. In presenza di un PLRT sempre più “brutta copia” dell’originale, gli elettori  preferiscono l’originale…

 

Sui temi “sociali”, sempre cari – almeno a parole- ai radicali ticinesi lo scivolamento verso posizioni apertamente liberiste è evidente. Ce lo segnala in modo inequivocabile  – com’è noto spesso gli slogan nascondono proprio il “pensiero profondo” di chi lo formula – uno dei numerosi slogan apparsi, a cura del PLRT, nelle pubblicità degli scorsi giorni: “Il lavoro è un’opportunità, garantirlo è un dovere!” .

Normalmente, confrontati con il termine “dovere”, il nostro pensiero va al termine che quasi sempre vi è associato, cioè quello di diritto. D’altronde la scuola, liberale, ci insegna , fin da piccoli, che il cittadino ha una serie di diritti ed un numero (di solito ben maggiore) di doveri.

Così noi, nella nostra semplicità, avremmo scritto che il lavoro è un diritto e che garantirlo è un dovere dello Stato e delle leggi. Una semplicità, la nostra, che si fonda su qualche testo al quale tutti dovrebbero far riferimento (almeno così ci hanno insegnato) in uno stato di diritto.

Parliamo, lo avrete capito, della costituzione cantonale che, al suo articolo 14 (cpv 1 lett. a)) afferma che  “Il Cantone provvede affinché… ognuno possa sopperire ai suoi bisogni con un lavoro svolto in condizioni adeguate e con una retribuzione che gli assicuri un tenore di vita dignitoso…”. In altre parole ognuno deve poter lavorare per sopperire ai propri bisogni, deve avere cioè il diritto di farlo.

Il diritto dunque non è un’opportunità. Come noto le opportunità, cioè le possibilità, sono qualcosa che vanno e vengono, che ogni tanto si possono cogliere e ogni tanto no. Non può essere questa la condizione del lavoro, cioè di quella condizione che permette – alla stragrande maggioranza della popolazione – di mantenere se stessi e la propria famiglia. Il lavoro deve essere un diritto, garantito e sicuro, proprio perché, nella nostra società, da esso dipendono molte delle esigenze e possibilità della nostra vita quotidiana.

Garantirlo, ha ragione il PLRT, è un dovere. Ma qui cominciano i problemi. Perché il diritto al lavoro molto spesso, per non dire sempre, cozza con il diritto di proprietà. Il diritto della Mikron, dell’AGIE, della Novartis, delle FFS, della Posta, ecc. ecc. di disporre liberamente del loro diritto di licenziare entra in contraddizione con il diritto dei lavoratori ad avere un posto di lavoro. È questo il problema che il PLRT, con la buona compagnia di PPD, Lega, UDC, non riesce e non può, visti i propri orientamenti, risolvere. Perché per il PLRT il diritto dei padroni, il diritto dei proprietari è sacrosanto e viene prima di qualsiasi altro diritto, in particolare prima del diritto al lavoro. E così, quando ci sono licenziamenti, quasi sempre motivati da ragioni di tipo finanziario (garantire o aumentare i profitti) il PLRT si schiera sempre con il diritto di chi licenzia: mai con il diritto di chi vorrebbe poter continuare a lavorare.

Ed in questo modo il PLRT viene meno al dovere, che proclama pertanto  nei suoi manifesti elettorali, di garantire il lavoro.    

 

 

* candidato MPS al Gran Consiglio e al Consiglio di Stato

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