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Il governo ha presentato il nuovo progetto di legge che regolamenta l’apertura dei negozi. Non vi sono, rispetto al progetto messo in consultazione qualche tempo fa e sul quale avevamo già scritto, importanti novità.

 

Sostanzialmente in questa proposta si lavora su due fronti. Da un lato quello di recepire a livello legislativo tutto il sistema di deroghe (festivi, serali, ecc) che in questi anni si è di fatto andato imponendo nella realtà del commercio; dall’altro quello di dare un piccola accelerata liberalizzatrice in settori che stanno diventando strategici.

Significativa in questo ambito la regolamentazione per quelli che vengono chiamati commerci “annessi” alle stazioni di benzina. In questo ambito praticamente si va verso la possibilità di apertura illimitate (fino alle 23’00) sette giorni su sette. Ora in questo settore tutti possono constatare come si sia operata una mutazione profonda, d’altronde in continua espansione. E così i rapporti tra stazione di benzina e commerci annessi si è profondamente modificato. Si può addirittura sostenere, senza essere smentiti, che questi centri sono da considerare sempre più dei veri e propri supermercati (per superficie e presenza merceologica) con annessa distribuzione di benzina. Una tendenza, come detto, sempre più in espansione visto che a sponsorizzarla vi sono le catene della grande distribuzione a cominciare da COOP e Migros.

 

Un referendum, senza se e senza ma

 

È un progetto che, per molte ragioni che abbiamo a più riprese richiamato in passato, va sicuramente combattuto. Bene hanno quindi fatto le organizzazioni sindacali ad annunciare un referendum che noi sicuramente sosterremo. Non foss’altro perché, nell’attuale evoluzione del dumping salariale e sociale, questa decisione, che mette sotto pressione salari e salariati, rappresenta un ulteriore tassello del progetto padronale.

Ma la via verso l’affermazione (e la vittoria) di un referendum, non possiamo nascondercelo, è ancora difficile. Non vi sono dubbi che i tentativi, nei prossimi mesi, di realizzare un “compromesso” che permetta alle organizzazioni sindacali di accettare il nuovo progetto di legge saranno potenti e troveranno, all’interno delle organizzazioni sindacali, settori “disponibili” a farsi convincere della bontà di un simile patto.

In passato, proprio la capacità di distinguere gli interessi dei salariati dagli interessi a breve termine sindacali (quello di essere riconosciuti dalla parte padronale in cambio di un accordo contrattuale) è stato l’asse fondamentale dei successi sindacali in questo settore. Unia in particolare (quando si chiamava SEI) è riuscita a costruire una propria identità presso i lavoratori e le lavoratrici quando ha rifiutato di barattare le loro condizioni di lavoro (in materia di aperture) con la sottoscrizione di un contratto di lavoro che non apportava sostanzialmente nulla di positivo.

Fu questa fermezza di posizioni che permise la vittoria nel referendum di alcuni anni fa proprio contro il prolungamento degli orari di apertura.

Solo una ripresa di quell’atteggiamento e di quella stagione sindacale potrà essere l’unica garanzia a difesa degli interessi dei lavoratori e delle lavoratrici della vendita e la premessa per una vittoria in un eventuale referendum.                              

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