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L’obamania non è più all’ordine del giorno come in passato in Europa, ma le illusioni sul Partito democratico americano continuano a venir coltivate nella socialdemocrazia europea. La ragione è semplice: essa si è allineata socialmente e politicamente – certo con alcune specificità legate alla storia – sulle posizioni del Partito democratico degli Stati Uniti e di Obama, mille volte citati ad esempio dai politici socialdemocratici. (Redazione)

 

Il 13 aprile 2011 l’accordo tra la presidenza Obama e il presidente repubblicano della Camera dei rappresentanti, John Boehner, di tagliare sino a 38 miliardi di dollari nel budget 2011, che termina il 30 settembre 2011, ha suscitato sulla radio “pubblica” NPR, il seguente commento da parte dell’editorialista del Washington Post, E.J.Dionne: “Forse il presidente introdurrà la campagna per la sua rielezione con lo slogan: “capitolare: possiamo farlo!”.

Questa “capitolazione” è stata presentata sulla stampa economica europea come una “scelta saggia a favore dell’equilibrio”, sebbene i numerosi tagli sociali colpiscono frontalmente i settori più poveri del paese, soprattutto nel settore della sanità e in quello dell’educazione. Questo taglio nelle spese dello Stato sono i più importanti, se riportati ad un solo anno contabile, mai effettuati nella storia americana.

Il tema del deficit americano ha tenuto banco sulle prime pagine nella stampa internazionale, in particolare allorché l’agenzia di rating Standard and Poor’s ha lanciato, il 18 aprile scorso, un’operazione politica, che si riassumeva nell’affermazione secondo la qualee in due anni gli Stati Uniti avrebbero potuto vedersi togliere la sacrosanta “tripla A” (notazione massima relativa alla solidità finanziaria di uno Stato). Di che consolidare delle decisioni di “riequilibri dei conti” che rafforzavano la redistribuzione massiccia della ricchezza a favore di un gruppo molto ristretto di super-ricchi. Questo annuncio era in sintonia con le brutali politiche di austerità sociale in atto in Europa, e particolarmente nei paesi nei quali la “crisi del debito sovrano” – intendi: i rischi incorsi dalle banche creditrici – “impone le sue esigenze”, come in Irlanda, in Portogallo, o in Grecia… Una sorta di sostegno reciproco realizzatosi tra le politiche in atto sulle due sponde dell’Atlantico.

Dopo questa “capitolazione”, Obama si è impegnato nella sua campagna elettorale. Le “opinioni positive” sulla sua presidenza sono passate dal 67% in gennaio (18-24) al 44% in aprile (10-16) 2011. Il che ha suscitato alcuni discorsi di Obama in cui si combinavano la denuncia degli “sprechi” e vaghe formule sui “piccoli sacrifici richiesti ai miliardari”, dal momento che “anche ai più bisognosi veniva richiesto di fare un piccolo sacrificio”. In occasione del suo meeting davanti agli studenti del campus di Annandale, presso Washington, uno studente riconosceva:”Ieri sono rimasto sorpreso quando il nostro professore ci ha improvvisamente proposto di venire a vedere il Presidente. Su una classe di 28 allievi, non eravamo che in otto a interessarci per questo meeting… Penso che Barack Obama beneficia sempre ancora di un largo appoggio tra gli studenti, ma molti non sembrano più aspettarsi molto da lui.” (Libération, 21 aprile 2011).

 

Obama non è stato ingannato da nessuno

  

Il presidente Obama non è stato ingannato da nessuno, né è lo strumento di chicchessia. E non è nemmeno il capo dei leccapiedi. L’idea che egli sia obbligato, contro la propria volontà, a tagliare le voci di bilancio a sostegno alla classe lavoratrice e ai poveri non tiene assolutamente conto della natura del Partito democratico.

Barack Obama, l’ex-professore dell’Università di Chicago formato ad Harvard, non è stato accecato o manovrato dalla destra in materia di budget e di politica estera. L’uomo che ha conquistato una grande parte della popolazione mondiale attraverso i suoi magnifici discorsi e il suo atteggiamento di diffidenza di fronte ai vani toni guerreschi dell’equipe  di G.W.Bush non è una vittima della destra.

In quanto uomo di colore di origini modeste, riuscito a frasi strada fino alla testa dell’impero in un paese in cui dominano il razzismo e l’ignoranza, a Obama devono sicuramente essere riconosciute brillantezza e carisma. Ma non bisogna ridurre una persona potente come il presidente degli Stati Uniti alla sua personalità e alla sua immagine. Dopo tutto, egli è l’uomo della situazione.

Barack Obama incarna l’essenza stessa della logica del Partito democratico che guida un impero in declino. I profitti e la potenza militare devono essere mantenuti ad ogni costo. Se cammin facendo occorre sacrificare  bisogni umani, si potrà improvvisare una giustificazione che sembri ragionevole. Non è un caso che il Partito democratico ha ottenuto dal dirigente conservatore Kevin Phillips la qualifica di “secondo più entusiastico partito capitalista”. (1)

Come il resto della direzione democratica, Obama appare in questi giorni come un povero idiota. Ma non lo è per nulla. Persino un politico la cui specialità è quella di vendere merce di scarto incontra delle difficoltà a far brillare questa vera schifezza rappresentata dal budget.Siccome i lavoratori e i poveri devono venir calpestati per mantenere i profitti, i Democratici pensano che una figura seducente, capace di pronunciare nel momento giusto bei discorsi pieni di empatia, continua a essere utile. E`con questo suo talento che Obama si guadagna la vita.

L’articolo che Paul Waldman ha pubblicato in American Prospect, intitolato “It’s Only Going to Get Worse (2) (Non farà che diventare ancora peggio) è rivelatore di una certa fetta di democratici scontenti:”Noterete che in nessuno di questi negoziati i Democratici sono di fatto riusciti a mettere i Repubblicani sulla difensiva. Alla fine di ogni tappa, Obama dichiarerà sicuramente, come ha fatto venerdì, che “come ogni compromesso, questo ha richiesto che ognuno ceda su questioni per lui importanti”. Ma la sola concessione che i Repubblicani hanno fatto riguardava la quantità di distruzione operata sugli elementi che sono cari ai Democratici. Non è che i Repubblicani abbiano accettato qualche aumento d’imposta per i ricchi, o qualche aumento di regolamentazione per le industrie inquinanti, o qualche estensione della copertura dell’assicurazione malattia per coloro che ne hanno bisogno. No, le loro concessioni hanno consistito nel trattenersi, per il momento, dal sopprimere le sovvenzioni alla contraccezione e ai test delle MST(3) per le donne.”

 

L’indipendenza necessaria di fronte ai Democratici

 

Queste riflessioni sono interessanti, poiché dimostrano come persino coloro che sono pronti a sacrificarsi per Obama quando arriveranno le elezioni presidenziali del novembre 2012 pensano che la sua strategia sia deficiente. Ma Waldman definisce il tradimento della gente semplice un attacco contro tutto “ciò che è caro ai democratici”. Ma non trova niente da dire contro i Democratici al potere.

Come l’impero statunitense non ha amici permanenti, ma soltanto degli interessi, alla stessa stregua i dirigenti democratici  solo preoccupazioni, nessun principio. La loro preoccupazione in questo momento, oltre a quella di preservare il sistema che si regge sul profitto a spese dei lavoratori che questi profitti li creano, è quella di vincere la prossima elezione presidenziale.

Non è tanto che Obama abbia “lottato al disotto delle sue forze”, come pretende Gary Younge nel Guardian  (4), ma che, in quanto presidente, conosce chi finanzia “il match” e coloro che l’hanno pagato per gettare la spugna. Il vero ruolo che giocano i Democratici nel mantenere la struttura del potere e trattenere le masse non è mai così evidente come quando i Democratici sono effettivamente al governo.

Gary Younge fa notare che “se il Wisconsin ha mostrato che i Repubblicani possono venir forzati dall’azione collettiva a far marcia indietro, allora i negoziati sul budget della settimana scorsa hanno illustrato come essi possano venir imbaldanziti dalla capitolazione”. Ha ragione. Non solo la politica di Obama e dei Democratici – che sono la stessa cosa – è disastrosa per i lavoratori ( per coloro che vorrebbero avere un lavoro), ma sicuramente concorre a rafforzare la destra e i ricchi contro noi tutti.

Quando Obama ha parlato del budget nella settimana dell’ 11 aprile 2011, ha pronunciato qualche mormorio a proposito di imposte per i super-ricchi – un programma che sarebbe stato impensabile senza le battaglie sindacali che si sono scatenate nel Midwest nelle ultime settimane. La paura della “rivoluzione”, come scrive il Wall Street Journal, ha indotto il giornale stesso, che è il portavoce del mondo degli affari, a perorare imposte più elevate per la piccola fetta dei più ricchi. (5)

Racel Maddow (molto presente nei media televisivi) fa notare che i sondaggi indicano che l’81% degli abitanti degli Stati Uniti sono favorevoli a tassare i ricchi – una posizione che fino ad alcune settimane fa era difesa soltanto dai socialisti. Ora che Obama ha aiutato a demolire la sanità per gli anziani e i poveri e ha gettato più poveri di colore nelle braccia di Boehner (6) & Co.,  può far finta di opporsi alla destra offrendo qualche briciola di sollievo.

Guardiamo le cose in faccia: o la gente continua a sperare contro ogni evidenza che Obama e il suo partito (che hanno organizzato il più grande transfer di ricchezza dai poveri verso i ricchi della storia) diventino i loro salvatori, oppure dobbiamo condurre la lotta noi stessi. Mai come oggi è stato tanto urgente  mantenere una politica di indipendenza nei confronti  dei Democratici e al loro programma di destra.

 

1) http://www3.niu.edu/~td0raf1/history468/apr0406.htm

2) http://prospect.org/cs/articles?article=its_only_going_to_get_worse

3) Malattie Sessualmente Transmissibili

4) http://www.commondreams.org/view/2011/04/11-5

5) http://www.marketwatch.com/story/tax-the-super-rich-now-or-face-a-revolution-2011-03-29

6) Il nuovo presidente repubblicano della Camera dei Rappresentanti, John Boehner.

 

* Sherry Wolf  è redattrice in capo aggiunta della rivista International Socialist Review, pubblicata a Chicago. L’articolo, dello scorso 15 aprile, è stato tradotto dalla redazione di Solidarietà.

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