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Gli avvenimenti delle ultime settimane alle Officine di Bellinzona non inducono certo all’ottimismo.

 

La partenza (poco importa se voluta o imposta) del direttore Pedrazzini, la pressione sul governo cantonale da parte delle FFS affinché ricorra ad un pubblico concorso per l’aggiudicazione dello studio di fattibilità per la costituzione di un centro di competenza legato ai trasporti, le notizie sulle gravissime disfunzioni operative in seno alle Officine di FFS (frutto di una mancanza chiara di indicazioni delle direzione aziendale), la mancanza di spazi operativi per cercare nuovi clienti: tutti segnali chiari di  quello che è il “progetto” delle FFS hanno per le Officine di Bellinzona.

Un progetto che, per dirla forse in modo un po’ brutale ma, forse, comprensibile  a tutti, non è poi così lontano da quello, visibilmente brutale, presentato nel marzo del 2008 e teso, di fatto, a smantellare parzialmente e privatizzare le Officine di Bellinzona.

Un progetto, d’altronde, già illustrato e delineato nello studio SUPSI presentato qualche mese fa: si trattava del primo  scenario, quello definitivo di un “declino programmato” delle Officine di Bellinzona. Uno scenario  corrispondente ad una situazione di sostanziale immobilismo di fronte ai mutamenti in atto. In questo modo le Officine, esauriti gli attuali canali produttivi e subendo le scelte di altri attori, sarebbero condannate al declino.

Scrivevamo, pochi mesi fa, in occasione della presentazione di quello studio, che questo scenario appariva per nulla ipotetico: “contrariamente a tutte le affermazioni è proprio questo lo scenario che le FFS hanno previsto per le Officine di Bellinzona. Nella loro strategia sul futuro della manutenzione ferroviaria in Svizzera le FFS prevedono una diminuzione del 20% della mole di lavoro che verrà dirottata a Bellinzona, che dovrebbe vivacchiare con quelle che le resterà man mano che le varie produzioni verranno abbandonate (ad esempio il ritiro di alcune vecchie locomotive), dovendo conquistarsi il resto del lavoro sul “libero mercato”.

Una situazione resa ancora più difficile, in prospettiva, dagli orientamenti di FFS Cargo (quindi ancora le stesse FFS) che, dopo il 2013, potrebbero dirottare parte del lavoro oggi offerto alle Officine, verso altri lidi, più “concorrenziali””.

A noi pare che questa sciagurata prospettiva, anche alla luce di tutti i problemi fin qui emersi e che il comitato di sciopero ha puntualmente e dettagliatamente messo in evidenza pubblicamente, si sia  rafforzata in questi ultimi mesi, malgrado i pronunciamenti favorevoli, da parte delle FFS, sul progetto relativo alla creazione del del centro di competenza.

 

Che fare?

 

Le prossime settimane saranno, in qualche modo, decisive. Prima di tutto perché vi sarà una nuova seduta della tavola rotonda nella quale appare più che mai necessario che i problemi rivelatisi in questi ultimi mesi (e che abbiamo per sommi capi richiamati all’inizio) vengano affrontati e ricevano, da parte delle FFS, risposte chiare.

In secondo luogo perché il braccio di ferro ingaggiato tra FFS e comitato di sciopero (con il ruolo intermedio del governo cantonale) attorno alla decisione di ricorrere ad un pubblico concorso per lo studio di fattibilità, dovrà trovare, in qualche modo, una soluzione in vista della pubblicazione del concorso.

Contrariamente a quanto scritto dai giornali la decisione del governo non è stata presa e molte sono ancora le questioni aperte.

Questi due elementi (tavola rotonda e decisione del governo) porteranno ulteriori elementi di giudizio e permetteranno di farsi un’idea più precisa delle dinamiche in atto. Ed a partire dai loro esiti sarà necessario riflettere su come mettere nuovamente in movimento il tutto.

Oggi appare comunque necessario mettere l’accento su una mobilitazione dei lavoratori che richiami le FFS alle loro responsabilità, abbandonando la logica del “tanto peggio tanto meglio” che sembra oggi ispirare la direzione delle FFS nei confronti dello stabilimento di Bellinzona.

Ancora una volta sarà decisivo il ruolo e l’intervento dei lavoratori per “raddrizzare” una situazione che sembra prendere una brutta direzione. Ed il tempo per evitare di giungere a punti di non ritorno, come hanno sottolineato gli stessi lavoratori nell’incontro pubblico dello scorso mese di marzo, stringe sempre di più.

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