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Cosa succede in “basso” e cosa succede “in alto”…

1. Tempo fa, in occasione di elezioni presidenziali in Messico, il subcomandante Marcos ha sentenziato: “Non abbiamo niente da fare lassù”.

Sul fondo possiamo essere d’accordo, anche se non nella forma. Qualcosa dovremo fare nei confronti di chi sta “lassù” per evitare che resti un quartier generale da cui attaccare impunemente noi che stiamo in basso. Ma non è questa la cosa più importante. La cosa più importante è essere coscienti che ci sono un “alto” e un “basso”, contrapposti radicalmente e che non condividono niente d’importante: né la democrazia, né la morale, né la solidarietà, né, ovviamente, la politica per far fronte alla crisi capitalistica difendendo il benessere delle classi lavoratrici. Se c’è consenso su questo, possiamo continuare a discutere su tutto ciò che bisogna fare o non fare verso il territorio ostile che sta “lassù”.

 

 

2. La coincidenza tra i campi del movimento 15 maggio e le elezioni municipali e regionali del 22 maggio permette una rappresentazione fisica del conflitto tra “sopra” a “sotto”.”Sopra” puzza, come la nube vulcanica che si estende, un’altra volta, nello spazio aereo europeo. “Sotto” circola aria libera, in queste piccole città alternative, che ricordano gli “zocos”, i mercati popolari precapitalisti, spazi della “economia morale della moltitudine”, luoghi d’incontro, scambio, cooperazione. Luoghi vivi, ma controcorrente rispetto ai valori dominanti e ai poteri costituiti. Tanto fragili che è difficile non sentirsi preoccupati per il futuro di questo nuovo movimento sociale allo stato embrionale e di cui la sinistra sociale e politica ha bisogno per respirare.Questo articolo si occupa di elezioni, ovvero del “sopra”, visto dal “sotto”.

 

3. Il PP (Partito popolare, ndt) ha mandato al tappeto il PSOE (Partito socialista, ndt) con solo 500’000 voti in più rispetto alle elezioni del 2007. Perciò, la sconfitta del PSOE è dovuta alla disaffezione della sua base elettorale, che ha causato una perdita di più di un milione e mezzo di voti. Non sembra che, per la maggior parte, si tratti di “voti prestati” che torneranno “a casa” alla prossima occasione, senza nessun’altra esigenza se non un ritocco cosmetico. È più probabile che si tratti di una disaffezione prolungata. Si è dunque prodotto uno spostamento a destra della società spagnola? L’analisi delle differenze tra il PP e il PSOE in termini di “sinistra” e “destra” ci dice poco e male sui processi politici in corso, specialmente dall’inizio della crisi capitalistica di quasi tre anni fa. Detto in altro modo: oltre le peripezie della politica spettacolo, con i suoi chiassi e simulacri di risse, non c’è nessun disaccordo di fondo sulle politiche di “aggiustamento strutturale” tra PSOE e PP, né d’altra parte, tra il PS e il PSD in Portogallo, PASOK e Nuova Democrazia in Grecia, Fine Gael e Finna Fáil in Irlanda… Il PSOE è stato castigato elettoralmente perché responsabile dell’applicazione brutale di queste politiche, vale a dire, per le stesse ragioni che hanno portato la destra greca di Nuova Democrazia in Grecia, e la destra irlandese di Finna Fáil a perdere le elezioni del 2009. Nella politica bipartitica, quando ci sono le crisi economiche, perde chi governa. Questo è un segno di depoliticizzazione di massa della cittadinanza europea, specialmente nei paesi più vulnerabili alla crisi, non di movimenti a destra o a sinistra, se anche se volessimo assegnare a questi termini un qualche significato nell’ambito del bipartitismo. Perché “bipartitismo” non significa solo un regime con la rotazione dei partiti; significa anche l’esigenza di consensi di base tra entrambi i partiti nelle cosiddette, e crescenti, “politiche di Stato”.In termini istituzionali, il problema non è che vinca la destra; è che non esiste alternativa di governo di sinistra, né esisterà finché sarà il PSOE a raccogliere la maggioranza dei voti della gente che si considera “di sinistra”.Una crisi capitalista della gravità di quella attuale è un’occasione eccezionale per rompere la base sociale popolare della destra, aggredita anche lei dalla crisi che sfalda la mitologia del “capitalismo popolare” e che si sentirebbe protetta da politiche che difendessero un lavoro degno e diritti sociali di fronte ai “mercati”. Al contrario, quando i governi supposti di sinistra sono esecutori delle politiche di “aggiustamento”, la base sociale della destra rafforza la sua identificazione con i suoi partiti, non in termini di “programma politico”, ma fondamentalmente in termini di quadro morale e ideologico reazionario: identità nazionalista, xenofoba, morale, cattolica, individualismo. Questo è ciò che è stato confermato il 22 maggio e sembra voler determinare il futuro politico dei prossimi anni.

 

4. Così, il potere schiacciante che il PP eserciterà nelle istituzioni locali e regionali potenzierà il degrado politico-morale dominante nella società spagnola, in vari sensi. In primo luogo, a causa dell’appoggio massiccio a personaggi corrotti, come tutta la masnada legata alla trama Gürtel, specialmente a Valencia e Madrid, e/o con un profilo particolarmente reazionario, come García Albiol a Badalona, Miguel Celdrán a Badajoz, León de la Riva a Villalolid… L’indifferenza della maggior parte della popolazione davanti alla corruzione dei politici è la conseguenza logica di considerare che la corruzione sia parte inseparabile della “politica”, e perciò non un dato di rilievo, ciò che ovviamente alimenta ulteriormente l’impunità della corruzione. Una sinistra politica degna di questo nome dovrebbe essere credibile, senza ombra di dubbio, nella battaglia contro la corruzione. La sinistra istituzionale, PSOE, ma anche IU (Sinistra Unita, ndt), nasconde troppa spazzatura nell’armadio per avere questa credibilità. E quando qualcuno dei suoi militanti ne ha, come Manuel Fuentes, militante di IU e alcalde (sindaco ndt) di Seseña, viene battuto: una delle brutte notizie del 22 maggio.In secondo luogo, per la riaffermazione di un nazionalismo (españolismo) identitario frammisto alla morale cattolica vaticana, il cui contenuto fondamentale è l’ostilità verso la popolazione migrante, i diritti nazionali, specialmente della Catalogna e di Euskadi, infuocati in quest’occasione specialmente contro la partecipazione elettorale di Bildu, la memoria della lotta antifranchista. In questo senso, l’alleanza politico-morale tra il PP e la gerarchia cattolica, bene cementata nel patto economico stabilito dal governo del PSOE, è già adesso, e lo sarà di più in futuro, un avversario temibile di qualsiasi causa non già di sinistra, ma semplicemente “progressista”.

Inoltre, la Chiesa cattolica sta svolgendo da tempo un ruolo fondamentale nell’organizzazione di una “società civile” nella quale convivono armoniosamente destra ed estrema destra, con il PP come referente politico. I risultati elettorali della destra “autonoma” il 22 maggio, anche se costituiscono un fatto estremamente pericoloso, non è probabile che modifichino questa situazione almeno a breve termine. La maggior parte dei portavoce mediatici e politici dell’estrema destra sta comoda nel suo ruolo, molto efficace, di lobby.?In terzo luogo, per la strada aperta che le “riforme” del governo Zapatero hanno aperto a modalità di applicazione ancora più aggressive socialmente, che colpiranno sicuramente la sanità e l’insegnamento pubblici, il lavoro nell’amministrazione pubblica, un nuovo giro di vite nella riforma del lavoro… tra quello che adesso si può già prevedere… Si sa già che in queste questioni la realtà è solita peggiorare le peggiori ipotesi.

La resistenza di fronte a queste misure dovrà superare le difficoltà e la demoralizzazione indotta non solo dall’avanzamento della destra, ma anche dalla disastrosa politica dei sindacati maggioritari dopo il 29 settembre. Non smette di essere significativo che in un’inchiesta sulla fiducia della cittadinanza verso le istituzioni e le organizzazioni, i sindacati appaiano dietro le banche, e solo davanti a politici e multinazionali (El País, 19/4/2011).

 

5. Alcune voci, da dentro           e da fuori, chiamano alla “rifondazione” del PSOE. Francamente, a giudicare dall’esperienza, “rifondazione” non è un termine molto produttivo. Abitualmente, le “rifondazioni” significano un cambiamento di discorso, mantenendo fondamentalmente l’apparato che controlla il partito corrispondente e i meccanismi di controllo dell’opinione della base militante, spettatrice passiva del processo. Nel caso del PSOE, almeno finché rimarrà al governo, non ci sarà neppure un cambio di discorso. Zapatero si è già riaffermato nella continuità della “politica di riforme” e la sua debolezza spinge i portavoce locali dei “mercati”, come il governatore della Banca di Spagna, ad aumentare la pressione per indurirle; molto probabilmente, i “mercati” internazionali andranno nella stessa direzione. I prossimi mesi saranno particolarmente duri per la “questione sociale”.

Ma oltre Zapatero, il PSOE è un partito morto per la causa della sinistra, come capita, d’altra parte, a tutta la corrente definita “socialdemocratica”. Ovviamente, di sicuro quando passerà all’opposizione, cambierà discorso e continuerà a rappresentare l’alternativa elettorale alla destra pena la rottura del bipartitismo. Ma non cambierà la sua sottomissione al capitalismo neoliberale. La rottura di una corrente significativa di sinistra, come quella che ha avuto luogo in altri paesi: Germania, Francia… sarebbe desiderabile, ma non vi è il minimo segnale del fatto che possa realizzarsi.

 

6. Izquerda Unita (la formazione a sinistra del PSOE) ha migliorato notevolmente e in modo generalizzato i suoi risultati del 2007. Se questo era il suo obiettivo, complimenti. Così sembra considerare la sua direzione, come ha spiegato Cayo Lara nella notte elettorale, spalleggiato certamente da personaggi come il potente capo dell’apparato di IU-Madrid, Miguel Renses, uno la cui sola presenza sottrae credibilità al messaggio di onestà dell’organizzazione. Ma guadagnare 200’000 voti mentre il PSOE ne perde un milione e mezzo relativizza seriamente il risultato ottenuto. Messa in altri termini, IU avanza rispetto a se stessa, ma non come referente politico della sinistra alternativa. L’ardore impiegato per guadagnarsi il voto del movimento 15 maggio, che è risultato opprimente e forse controproducente soprattutto negli ultimi giorni della campagna, non ha dato risultati significativi: IU ha ottenuto risultati simili a quelli che le attribuivano i sondaggi prima delle elezioni. ?

Certamente è, fuori da Euskadi, l’unica forza significativa della sinistra nelle istituzioni. Può giocare questa carta, ma è la sola; in concreto il suo ruolo nei movimenti e nelle lotte sociali continua a essere molto debole, tanto più debole quanto più alternativi sono i movimenti o le lotte. Non è chiaro in che misura questo sia un problema importante per IU considerata nel suo insieme; certamente lo è per molti dei suoi militanti e per alcuni dei suoi dirigenti. Sarebbe molto positivo se si aprissero possibilità pratiche e serie di collaborazione con la sinistra anticapitalista. Ma a dire il vero, la lunghissima campagna pre-elettorale alla quale siamo condannati favorirà sempre di più l’emergenza di un profilo di IU come “sinistra nelle istituzioni”.

 

7. Lo spettacolare risultato di Bildu nelle quattro province di Euskadi è la miglior notizia del 22 maggio. Ma è una notizia, diciamo, “esteriore” nei termini della costruzione di un referente politico anticapitalista nello Stato spagnolo. Per ciò che riguarda le relazioni con la sinistra alternativa “al di là di Rioja”, la sinistra abertzale (basca ndt) ha stabilito l’indipendenza già da molti anni; ciò che rimane sono amicizie, che non è poco, non spazi d’incontro militante.

In ogni caso, il risultato è uno schiaffo al sistema politico spagnolo, ossia a quelli in “alto”. È anche un passo avanti molto importante verso la dissoluzione dell’ETA in condizioni che non suppongano una sconfitta per il mondo abertzale. Tutto questo è molto positivo e bisogna esserne contenti, oltre Euskadi.

C’è un altro aspetto che merita una riflessione, tranquilla e nel tempo, per capire perché il mondo abertzale è riuscito a conservarsi come una potente comunità politica, nonostante gli enormi ostacoli che ha affrontato dalla Transizione ed è oggi, nel suo paese, qualcosa si molto simile a questo “popolo di sinistra” che nello Stato spagnolo non è realmente esistito, se non forse nelle condizioni eccezionali delle mobilitazioni del primo semestre del 1976, e ora è pura illusione.

 

Epilogo

 

Il 15 maggio (il movimento del 15 maggio ndt) non sembra aver avuto un’influenza significativa nelle elezioni. Strano sarebbe stato il contrario. Si tratta di un movimento nato recentemente, in una fase costituente molto complessa, il cui segno distintivo più condiviso è la critica al sistema politico esistente; nessuna candidatura rappresentava questa critica. Non c’è nessun Besancenot, nulla che somigli al Bloco de Esquerda, né a Die Linke.

Ma soprattutto, il 15 maggio non è nato per influire sulle elezioni, per proiettarsi verso “l’alto”. Il suo senso è attivare, rivitalizzare, dare contenuto, articolare… il “basso”. Dopo la fase di esplosione di speranze e allegria della sua prima settimana d’esistenza, giunge ora la lotta per la vita: rimpiazzare i campi con i fili invisibili delle reti associative, costruire consensi e gestire disaccordi e conflitti in modo democratico e pluralista; trasformare l’avvenimento in processo… e tanti altri obiettivi che sono sorti e sorgeranno dalla gente del 15 maggio.

Troppe volte negli ultimi anni, la sinistra sociale e politica non è riuscita a concretizzare le possibilità di avanzare che contenevano iniziative, movimenti, progetti… La vita ci ha dato una nuova e formidabile opportunità, che è anche una sfida. Meglio non pensare che possiamo sprecarla.

 

* Articolo apparso lo scorso 25 maggio sulla rivista spagnola Viento Sur di cui Miguel Romero è editore. La traduzione dallo spagnolo è stata curata dalla redazione di Solidarietà.

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