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Acque agitate all’interno di BancaStato? Sembrerebbe proprio di sì, in particolare se si ha la possibilità (come succede da tempo a Solidarietà) di avere accesso a confidenze interne alla banca.

 

 

Gli avvenimenti che suscitano inquietudine sono di tipo diverso, ma tutte legate, in fondo, alle dinamiche sviluppatesi in questi anni, dopo l’approvazione delle Legge su Bancastato (8 anni orsono) e la riconferma dell’attuale gruppo dirigente, attorno al direttore Donato Barbuscia. Tutto questo sotto gli occhi compiacenti di quasi tutto lo spettro politico (dalla destra alla sinistra) che, sistematicamente, approva bilanci e rapporti di attività della Banca. E che siede, per interposte persone, in seno al consiglio di amministrazione della stessa senza che nessuno, AET docet, abbia mai contestato le scelte della banca in questi ultimi anni.

 

Dov’è finito il direttore?

 

Con un comunicato tipico del più puro stile sovietico (quando da un giorno all’altro scomparivano da tutti gli uffici le foto del segretario generale ” silurato “) BancaStato ci ha annunciato la “scomparsa” del suo direttore generale, partito per tre mesi, all’estero. Non è dato sapere se Barbuscia, le cui competenze e qualifiche sono note a tutti, sia stato chiamato all’FMI, alla BCE o presso qualche altro organismo internazionale nel tentativo di salvare, grazie alle sue capacità, le sorti minacciate del capitalismo mondiale.

BancaStato, informalmente, sostiene che si tratta di un congedo ” sabbatico ” i cui obiettivi non sono stati meglio precisati. Certo, un congedo non si nega a nessuno. Fa però una certa impressione vedere che, mentre in tutto il mondo i direttori di banca restano incollati quasi giorno e notte ai loro computer per seguire una situazione che potrebbe degenerare in una catastrofe, il direttore della Banca dello Stato del Cantone Ticino se ne vada in congedo…

Ma all’interno, si dice e si discorre, che questo non è altro che  il primo passo verso la sua sostituzione . Fabrizio Cieslakiewicz, già segretario del partitone (quando era tale) durante la presidenza Pelli, da tempo è stato posizionato nelle istanze direttive della Banca proprio per garantire la continuità del potere liberale.

 

Risultati semestrali non proprio esaltanti

 

Un secondo motivo di inquietudine viene dai risultati semestrali pubblicati dalla Banca proprio in questi giorni. Dopo anni di conti formalmente in crescita (ma che suscitavano interrogativi da parte di chi andava più a fondo – ad esempio verificando come, a più riprese, i risultati in crescita erano anche frutto di scioglimento di riserve o di una diminuzione dei livelli di ammortamento o  ancora di altri artifici – certo legali ma discutibili – di tipo contabile) quest’anno la situazione si annuncia fin dall’inizio difficile.

Infatti sia l’utile netto che l’utile lordo questa volta, coerentemente rispetto alle “magie” degli scorsi anni, vanno di pari passo e segnano entrambi una chiara flessione. L’utile lordo regredisce del 10.4% e l’utile netto dell8,3%. A questo va aggiunto il fatto che una parte di questi utili è da addebitare a “fattori non ricorrenti”, in particolare ad utili realizzati attraverso la vendita di  parte del portafoglio investimenti finanziari.

Questo è per il momento quanto si può capire dalla comunicazione, come sempre tutt’altro che trasparente, della banca “pubblica” cantonale. Vedremo a fine anno…

Quel che è sicuro è che consimili risultati BancaStato continuerà sicuramente ad occupare, anche l’anno prossimo, gli ultimi posti nella classifica sulle banche cantonali che il mensili economico Bilanz stila  da diversi anni. Una classifica impietosa per la nostra banca cantonale.

 

A che punto siamo con l’acquisizione Unicredit?

 

Con un vero e proprio colpo  di mano istituzionale BancaStato ha acquisito, alla fine dello scorso anno, la filiale ticinese di Unicredit. Come si ricorderà il governo riteneva che l’attuale legge non fosse così chiara sulle possibilità che questa operazione venisse condotta in porto ed aveva presentato un messaggio per modificare la legge su BancaStato. Il messaggio rimase a lungo davanti alle commissioni parlamentari, bloccato da un maggioranza che aveva mostrato una certa diffidenza rispetto alla prevista acquisizione. BancaStato rispose scavalcando governo e Parlamento cantonali e procedendo all’acquisizione, facendo così decadere la discussione parlamentare.

Parlamento e governo mostrarono in quella occasione tutta la loro  codardia: quali rappresentanti dei “proprietari” di BancaStato (il popolo ticinese) si inchinavano di fronte all’arroganza e al decisionismo degli amministratori.

Sta di fatto che da allora nulla si sa su come questa operazione si sia sviluppata. E naturalmente, come si poteva prevedere, gli sviluppi della situazione finanziaria ed economica internazionale non lasciano presagire nulla di buono. Naturalmente tutti tacciono e tutti fanno finta di non accorgersi. Finché, un giorno verrà alla luce del sole qualche problema…

 

Tutto questo non è altro che il risultato di una svolta, ormai in atto da molti anni, nella gestione e nelle strategie di BancaStato. Che sogna, diretta in questa direzione dalla sua dirigenza e dai suoi amministratori, di scrollarsi di dosso il suo ruolo  storico di banca ipotecaria e commerciale (come se fosse una vergogna) per diventare una banca “universale”, capace soprattutto di competere con le grandi banchi nell’ambito della cosiddetta gestione patrimoniale. Questo proprio nel momento in cui questo settore subisce forti pressioni e contrazioni, in particolare nei segmenti dove agiscono soggetti con scarsa massa critica, come è il caso per BancaStato. D’altronde è sotto gli occhi di tutti il fatto che alcuni piccoli attori abbiano lasciato, proprio in questi ultimi due-tre anni, la piazza finanziaria ticinese.

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