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Dumping salariale alle FFS

 

Avrà il suo bel da fare Françoise Ghering,a candidata al Consiglio nazionale del PS e segretaria del sindacato dei ferrovieri (SEV), a convincere i propri elettori (e soprattutto i lavoratori e le lavoratrici delle FFS) che lei si batte contro il dumping salariale, tema sicuramente al centro del dibattito politico in occasione delle prossime elezioni nazionali.

Chi potrà infatti crederle (a lei ma anche a molti altri sindacalisti in lista…) visto che il suo sindacato, le istanze dirigenti di cui lei fa parte, hanno concluso e difendono un nuovo sistema salariale che rappresenta un vero e proprio atto di dumping salariale, cioè di spinta dei salari verso il basso?

 

 

Un quadro sempre più preoccupante

 

Come forse i nostri lettori ricorderanno nei mesi scorsi avevamo presentato (a cominciare dalla fase precedente la sua stipulazione) i contenuti (perlomeno nella misura in cui erano comprensibili) del nuovo sistema salariale (denominato TOCO) che le FFS volevano introdurre nell’ambito del rinnovo del contratto collettivo di lavoro (CCL) del personale delle FFS.
Avevamo messo in evidenza come le direzioni sindacali erano criminalmente entrate in discussione su questo modello preparato dalle FFS senza alcuna controproposta (non solo sotto forma di un modello alternativo a TOCO, ma nemmeno senza fissare paletti minimi ma precisi oltre i quali non si sarebbe stati disposti ad andare).
Il risultato di questo atteggiamento è stata l’approvazione di questo nuovo sistema che colpisce in modo pesante i livelli salariali di interi settori di lavoratori delle FFS e pone le basi per una diminuzione generalizzata e pesante dei livelli salariali futuri nelle FFS.
Gli elementi del nuovo sistema si possono così riassumere:
– il passaggio da un sistema di 29 classi salariali ad un di 15 classi salariali
– i nuovi salari di base sono, mediamente, inferiori del 10% rispetto a quelli precedenti
– applicazione del nuovo sistema delegato totalmente alla direzione delle FFS
– 20 anni di “carriera” per arrivare dal salario base al massimo delle propria categoria
– fissazione di salari massimi più bassi, rispetto a quelli precedenti , per le 10 categorie inferiori; salari massimi più alti per le categorie superiori
– fissazione di salari di base in alcune delle categorie più basse inferiori ai 4’000 franchi mensili
– fissazione di massimi salariali per ogni categoria superiori ai salari effettivi percepiti da buona parte dei dipendenti attualmente al servizio delle FFS

 

Un debito con l’impresa: ovvero la garanzia che non c’è

 

Per giustificare la propria adesione a questo disastro la direzione delle FFS ha messo in evidenza il fatto che “nessun lavoratore vedrà diminuire il proprio salario con il nuovo sistema salariale”. Le FFS si sono infatti impegnati ad accordare una cosiddetta “garanzia salariale” a tutti i lavoratori. Una garanzia che, per il momento, è legata alla durata del CCL (2013): dopo non si sa…
Cosa significa questa garanzia salariale e a quale aspetto si applica? Come indicato sopra per diverse categorie di lavoratori i salari massimi della nuova classe nella quale sono stati inseriti sono superiori al loro salario attuale. Questo significa che essi guadagnano di più di quanto il massimo della loro classe non autorizzerebbe. In un certo senso con la nuova classificazione l’azienda li ha messi in una condizione di “debitori” che, prima o dopo, potrebbero essere chiamati a restituire quanto eccede il massimo della loro classe.
E chele cose siano da interpretare proprio in questo modo lo conferma il fatto che tutti coloro che si trovano in questa situazione riceveranno,in occasione di adeguamenti salariali, solo la metà degli aumenti pattuiti, andando così la differenza non percepita a “scalare” il loro debito. Un circostanza, pertanto prevista negli accordi contrattuali sottoscritti, che il vice-presidente della SEV, Manuel Avallone, è costretto a riconoscere, sull’ultimo numero del giornale sindacale, che “per la verità, bisogna riconoscere che l’evoluzione salariale dei dipendenti in garanzia (cioè quelli che hanno un salario superiore al massimo della loro nuova classe Ndr) viene frenata, dato che in futuro riceveranno solo la metà degli aumenti generalizzati. La garanzia salariale (leggi: il “debito” salariale nei confronti dell’azienda NdR) si riduce, ogni volta che la curva salariale sale”.
Ma quanti sono i lavoratori in garanzia salariale? Teoricamente e secondo gli accordi contrattuali non dovrebbero superare il 30%. Ma i calcoli sembrano difficili da fare, anche perché alcune indennità straordinarie versate in precedenza al di fuori del salari (come l’indennità di residenza) sono state assimilate al salario contribuendo di fatto a diminuire l’eccedenza salariale oggetto di garanzia. Senza questi “trucchi” sicuramente i lavoratori in garanzia salariale superano ampiamente il 50% di tutti i lavoratori, con punte importanti – già constatate – in alcuni settori, come ad esempio quello della divisione infrastruttura.
Se l’analisi diventa concreta e precisa sui luoghi di lavoro, coinvolgendo i lavoratori come ha fatto il comitato di sciopero delle Officine, i risultati diventano allora bene più precisi ed impressionanti: alle Officine quasi l’80% dei lavoratori si trova in garanzia salariale!

 

Cambiare rotta!

 

Di fronte a tutto questo appare necessario cambiare rotta. Anche perché questa pressione salariale al ribasso si cumula con altri elementi di penalizzazione del salario. Pensiamo, ad esempio, alle misure di risanamento della cassa pensione che i lavoratori delle FFS subiscono ormai da qualche anno contribuendo ulteriormente alla diminuzione dei salari nominali e di quelli reali.
In questo contesto la propaganda a favore di “aumenti salariali reali” fatta dai dirigenti sindacali appare poco credibile per non dire in malafede. Da un lato si concludono accordi che deprimono i salari reali (e sono accordi concreti ed in funzione) , dall’altro si spera di rifarsi un’immagine rivendicando aumenti salariali reali.
È perciò urgente che la palla passi con decisione ai lavoratori. Laddove è possibile, su scala regionale e nazionale, si devono promuovere incontri di discussione e informazione su questo sciagurato nuovo sistema salariale.
Una discussione ed una informazione le più ampie possibili: una precondizione per poter costruire una futura mobilitazione contro questo ignobile sistema salariale.

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