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È cominciata in grande stile la sceneggiata socialista in vista della sostituzione di Calmy-Rey in seno al Consiglio Federale. In due giorni due candidati (Stephane Rossini e Alain Berset); altri attendono il risultato delle elezioni nazionali per manifestarsi. Avremo, alla fine, almeno quattro o cinque candidati, tutti al servizio del partito e, naturalmente, del Paese (con la P maiuscola).

Un’analisi seria di quanto succede a livello federale da qualche decennio dovrebbe permettere di mettere in luce in seguenti aspetti.

 

1. Sono i partiti borghesi e non il PSS a decidere chi deve rappresentare il PSS in governo. È sempre stato così è continuerà ad essere così nell’attuale quadro politico.

 

2. Dopo aver tentato velleitariamente, nei decenni addietro di “forzare” questa situazione, il PSS da diversi anni si è ormai accomodato con questo stato di cose.

Cercando di fare necessità virtù ha inventato i “ticket” di candidati. Ticket che, basta andare a vedere come sono andate le cose nelle ultime elezioni, ha sempre contenuto il candidato “prescelto” e “gradito” ai borghesi (spesso addirittura “indicato” dagli stessi borghesi come era evidente nel caso di Simonetta Sommaruga) assieme ad un altro candidato, meglio se profilato “a sinistra”.

 

3. È evidente a tutti che il ticket non serve a permettere una scelta tra più opzioni (si sa già come andrà a finire…), ma semplicemente a garantire al PSS di non essere pubblicamente “scavalcato” e “umiliato” come avvenuto in passato da parte dei partiti borghesi. È un modo elegante per aderire alle volontà dei borghesi dando l’impressione di fare scelte in totale autonomia.

 

4. In questa prospettiva le candidature “di sinistra” (o che appaiono, dal punto di vista dei media e del “teatro politico” come tali, pensiamo ad esempio ad Pierre Yves Maillard) non hanno alcuna altra funzione che di “coprire” il lato “sinistro” del partito nello stesso momento in cui il PSS ripropone la sua partecipazione a governi, come quello svizzero, di “destra” per usare l’espressione utilizzata dallo scrittore Alberto Nessi in una intervista al quotidiano La Repubblica di qualche tempo fa.

 

5. È evidente che questo modo di procedere non permette in nessun modo di affrontare i dibattiti politici oggi sul tappeto, che interessano e preoccupano i salariati, nonché i militanti e gli elettori socialisti. Non permette nemmeno di affrontare un bilancio serio della partecipazione socialista in governo, né tantomeno di indicare, se non proprio  linee d’azione e programmatiche dei futuri consiglieri socialisti, almeno qualche elemento comportamentale minimo che in governo dovrebbe distinguere l’azione di un socialista da un UDC. Cosa che, ad esempio, non appare facile quando si confronta la politica perseguita, in materia d’asilo, da Simonetta Sommaruga con quella di Eveline Widmer-Schlumpf (che i socialisti avevano, tra l’altro, contribuito in maniera decisiva ad eleggere).

 

Sono considerazioni che facciamo non certo per un interesse politico (siamo distanti da tutto questo); ma perché crediamo che riaffermare queste evidenze sia necessario di fronte all’intossicazione mediatica nella quale tutti, “destra” e “sinistra”, convivono con grande piacere.

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