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Pubblichiamo l’intervento di Matteo Pronzini in occasione della discussione in Gran Consiglio sui conti 2010 di BancaStato e sui relativi rapporti della commissione della gestione e della mitica commissione del controllo del mandato pubblico (detta anche commissione bella addormentata…). BancaStato, ne siamo sicuri, ci riserverà ancora amare sorprese nei prossimi anni. Dopo aver mostrato “indignazione” a seguito della vicenda Barbuscia, ora una nuova alleanza (nella quale convive tutto l’arco costituzionale) sembra voler proteggere la banca e gli interessi che essa difende. Che sempre meno coincidono con quelli della proprietà, cioè dei cittadini e delle cittadine di questo cantone. (Red)

 

Potrei stare qui ore e fare le pulci, punto per punto, al messaggio del Consiglio di Stato e ai due rapporti (quello della commissione della gestione e quello della commissione del controllo del mandato pubblico), talmente sono infarciti di errori, imprecisioni, omissioni. Ma quello che distingue questi due scritti è soprattutto la loro aperta volontà di, come si suol dire, schivare le olive. Cioè parlare di alcuni temi senza porli nella prospettiva essenziale. Prospettiva che a me pare evidente: stiamo parlando di una banca pubblica come è o, meglio, dovrebbe essere BancaStato.

I due rapporti ignorano bellamente questo fatto e allineano una serie di benemerenze (qualche volta con qualche critica) come se stessero discutendo di qualsiasi altra banca. Per concludere che, tutto sommato, BancaStato se la cava abbastanza bene nel confronto con le altre. E naturalmente sono anche costretti, in più occasioni, a stravolgere al realtà. Vorrei fare qui alcuni esempi.

Si dice che BancaStato dà un contributo essenziale all’economica cantonale. In questo modo ottempera al suo mandato pubblico. Questo perché, ci si dice, la grande maggioranza delle sue  attività riguardano il credito ipotecario.

Questo modo di ragionare solleva due questioni.

La prima riguarda la natura stessa di mandato pubblico. Se mandato pubblico significa offrire un contributo allo sviluppo del cantone, allora questa qualità la meritano tutte le altre banche del cantone; e non solo le banche, ma tutte le aziende del cantone. In realtà qui continua a valere l’idea che servizio pubblico significhi servizio al pubblico, con definizione inventata dal tandem Masoni-Morisoli e fatta propria in molti messaggi e rapporti di questo Parlamento. Per quel che ci riguarda la nozione di servizio pubblico è ben altra ed è fondata su una concezione che si sottrae ai meccanismi di mercato e alla loro logica.

La seconda considerazione vorrebbe che con una banca pubblica fare un’ipoteca con dovrebbe essere più semplice, più veloce e avvenire a condizioni migliori. Ora tutto questo è lontano dalla realtà. Fatevi un giro sui portali che mettono a confronto ipoteche (di vario genere e durata) e vedrete che la nostra Banca cantonale non è certamente la più conveniente, né la più veloce, né tantomeno la più efficace. Queste cose si sanno da un pezzo, sono state ripetute. Noi lo abbiamo fatto per anni, da soli, denunciando gli scandali che oggi tutti amano ricordare – perché avrebbero penalizzato lo sviluppo della banca. Questo Parlamento facendo finta di niente votata imperterrito i conti (e di fatto i rapporti di attività). Non vi è stato nemmeno un piccolo sussulto di dignità in questo Parlamento quando, di fronte alla gestione disastrosa della tranche di capitale assegnatale dalla Cassa Pensione dello Stato, alla banca venne revocato quel mandato. Il Parlamento discusse e approvò i rapporti della Cassa contenente quella grave accusa di inefficienza alla Banca, senza interrogarsi su cosa in quella banca stava succedendo. Ora si parla della necessità di guadagnare efficienza…parole al vento.

Un secondo aspetto riguarda la cosiddetta responsabilità etica della banca

Anche qui una serie indicazioni positivi, l’allineamento di una serie di sostegni sociali ed ecologici della banca che dimostrerebbero quanto essa sia etica. Una responsabilità che addirittura investirebbe prodotti e soluzioni finanziarie.

Naturalmente si tratta di etica a buon mercato che la commissione del mandato pubblico ci vende. Infatti non può che far sorridere che il presidente della commissione di controllo scriva queste cose sull’eticità di una banca che era diretta fino a poco  tempo fa (ma crediamo le cose non sono cambiate con il nuovo direttore) da qualcuno che guadagna quasi 600’000 all’anno. Una banca che vede i membri di direzione accumulare un reddito complessivo di quasi 2 milioni e mezzo (cinque persone in tutto). D’altronde interrogativi di carattere etico su tali salari e sulla loro sostenibilità (altro termine in grande voga) nel momento in cui a tutti si chiedono sacrifici, il presidente della commissione li aveva, giustamente, sollevati, in una interrogazione di qualche anno fa.

Mi si dirà che questi salari sono legati al mercato e alle responsabilità e sono simili a quelli di altre banche. Ma, appunto e torniamo al punto svolto in precedenza, BancaStato non è e non dovrebbe essere come le altre (altrimenti non avrebbe alcun senso la sua proprietà pubblica: di banche – una uguale all’altra – ne abbiamo in abbondanza, anche troppe). Per di più se si picca di essere forte e diversa dalle altre dal punto di vista etico.

Ma dove si tocca il fondo è quando si accenna ai cosiddetti prodotti etici che BancaStato distribuirebbe in forza di questo suo orientamento. Naturalmente qui la commissione ha scritto quel che le è stato detto, mostrando ancora una volta – come in questi ultimi anni – di essere una bella addormentata.

Ad esempio si scrive che grazie a Swisscanto  si è riusciti ad “offrire soluzioni previdenziali di tipo etico quali, ad esempio, il fondo LPP Oeko 45 che considera solo aziende che rispettano i principi di sostenibilità ecologica e sociale”. Davvero? Basta farsi un giro su questo fondo (due cliccate e ci si arriva) per scoprire che tra le 5 maggiori azioni che formano il paniere di questo fondo troviamo Nestlé, Novartis, la Holcim degli Schmydeini ed altri campioni di etica industriale. Meno male che non siamo in Colombia, caro Lurati, altrimenti con Nestlé, come noto, la nostra vita di sindacalisti sarebbe  a rischio!

Infine due parole sulla questione della  acquisizione di Uni Credi Bank, ora Axion Swiss.

La commissione ci dice che questa acquisizione è sostanzialmente inutile, la ritiene addirittura un'”avventura.

Varrà allora la pena ricordare che, di fatto questo Parlamento – nella sua grande maggioranza – ha di fatto permesso questo “inutile” investimento, non facendo nulla per impedire al Consiglio di amministrazione di mettere a punto quello che, di fatto, è stato un vero colpo di mano nei confronti del Parlamento che, a giudizio della banca, la stava tirando per le lunghe nell’affrontare alcune modifiche della legge su BancaStato.In quella occasione Governo e Parlamento hanno mostrato una sudditanza straordinaria.

Ora, quegli stessi partiti che hanno, quasi tutti, taciuto di fronte alla prova di forza di BancaStato, che non hanno fatto nulla – ed era ancora possibile farlo – per impedire quella operazione, se ne vengono candidamente ad affermare che si tratta di un investimento assolutamente non necessario per lo svolgimento del mandato pubblico da parte di BancaStato.

A questo punto è evidente che il consiglio di amministrazione ha commesso un errore, favorendo, forse, interessi privati e avviandosi verso strategia che nulla hanno a che vedere con il mandato che la proprietà ha affidato agli organi di amministrazione della banca. Lanciandosi – lo dico di transenna anche se è la questione di fondo – a testa bassa verso un settore – quelle della gestione patrimoniale – per il quale ci giungono – settimana dopo settimana – segnali di difficoltà e indicazioni secondo le quali senza una massa critica minima non si va da nessuna parte.(Tutti questi avvertimenti evidentemente non interessano BancaStato)

Dopo la vicenda Barbuscia, dopo le diverse poco brillanti ultime annate, dopo l’indebolimento della struttura della banca (in particolare anche attraverso una serie di esternalizzazioni sulle quali – alla buon ora – la commissione del mandato pubblico chiede di mettere un freno) , dopo i diversi scandali, ecco un nuovo potente macigno che pesa sull’operato del consiglio di amministrazione.

Tutti aspetti che ci spingono, ancora una volta, a chiederne, come abbiamo fatto – unici – nei mesi scorsi, le dimissioni.

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