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Il popolo greco, già allo stremo dopo due anni di politiche di austerità, che hanno già praticamente dimezzato il livello di vita, dovrà ora subire un nuovo duro attacco attraverso l’ennesimo piano di austerità votato dal parlamento (con il concorso dei due partiti maggiori, quello di Nuova democrazia e quello social-liberale di Papandreu), protetto da migliaia di poliziotti ed assediato da decine di migliaia di salariati, giovani, pensionati.

Il nuovo piano di austerità, imposto dalle banche e dalle istituzioni finanziarie internazionali (oltre che da quelle politiche dell’UE) è qualcosa di assolutamente terribile: diminuzione a 580 Euro del salario minimo (decurtato di oltre il 20%), nuova diminuzione delle pensioni, licenziamenti di migliaia di funzionari, diminuzione dei salari nel settore pubblico ed in quello privato, nuova ondata di privatizzazioni.

Il Parlamento greco non ha posto alcuna resistenza di fronte al ricatto posto dagli emissari della Troika (Unione europea, Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea): o l’accettazione del nuovo pesante piano di rigore oppure il blocco dei prestiti  ed il conseguente fallimento del paese.

Ma il caso della Grecia non è più ormai un caso isolato, come ci veniva raccontato nelle prime fasi della crisi alcuni mesi fa. Dopo la Grecia ci sono stati i casi di Portogallo, Italia, Spagna: non si tratta allora più, come ci era stato raccontato, dei problemi di un singolo paese che sarebbe vissuto “al di sopra dei propri mezzi”.

Tutti gli stati ormai subiscono lo stesso ricatto dai mercati finanziari, che concentrano la volontà delle grandi banche, dei grandi istituzioni finanziari e di tutto ciò che possiamo chiamare il capitale finanziario internazionale. Il ricatto imposto dalla Troika a numerosi paesi europei ha un solo obiettivo: mettere al primo posto delle politiche dei governi il compito di onorare il debito e far fronte agli interessi ed alla restituzione dei debiti in scadenza. Così il rimborso del debito diventa la priorità delle politiche di questi governi e spinge verso un gigantesco piano di trasferimento di ricchezza dalle tasche dei cittadini e delle cittadine alle banche. È da qui che nascono non solo il piano di rigore greco, ma anche quelli, altrettanto pesanti, del governo Monti o di quello del nuovo esecutivo spagnolo.

In realtà sappiamo che lo sviluppo del debito in questi paesi (e non solo in questi) si è andato sviluppando di pari passo con il degrado delle condizioni di vita della stragrande maggioranza della popolazione. La domanda quindi sorge spontanea: come fa ad essere responsabile della crescita del debito una popolazione che, contemporaneamente, ha visto le proprie condizioni di vita peggiorare, mese dopo mese, anno dopo anno?

I discorsi che vengono fatti sulla crescita, come seconda fase di queste politiche di tagli brutali, lasciano naturalmente il tempo che trovano. Questa seconda fase non verrà mai, e non solo per mancanza di volontà politica: ma, soprattutto, poiché queste politiche hanno di fatto una logica depressiva sulle economie e tagliano le ali, fin sul nascere, a qualsiasi tentativo di ripresa.

I lavoratori greci, con le loro manifestazioni, con i loro ancora piccoli ma significativi tentativi di prendere in mano il loro destino, mostrano la strada da seguire. Hanno bisogno di tutta la nostra solidarietà.

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