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È ormai passato un anno dalla caduta del dittatore egiziano Hosni Mubarak. Pubblichiamo qui di seguito un appello di solidarietà al popolo egiziano redatto dal Comitato permanente per l’intifada araba e egiziana. Il presente appello raccoglie la solidarietà incondizionata di tutti i militanti del MPS alle lotte dei popoli magrebini, dalla Tunisia alla Siria passando per il Marocco e la Libia che, da qualche hanno a questa parte, sono impegnati in un lento processo di rivoluzione democratica (Red.)

 

Un anno fa in Egitto, migliaia di coraggiosi attivisti hanno scosso il mondo.  Occupando la piazza Tahrir al Cairo e molte altre piazze egiziane, protestando all’esterno degli uffici governativi e scioperando per salari che permettano una vita dignitosa, milioni di persone hanno fatto cadere il dittatore Mubarak aprendo la strada a un processo democratico sovranazionale, denominato “la Primavera Araba”. In questo processo, la rivoluzione egiziana è divenuta un modello di emancipazione per milioni di abitanti in tutto il mondo.

Ogni passo in questa direzione ha permesso di rivendicare e ottenere diritti per le donne, sindacati indipendenti, democrazia e giustizia sociale. Ma ogni passo si è scontrato con la repressione dell’apparato militare, intento a soffocare il cambiamento in atto nella società egiziana. Anche se il dittatore Mubarak è stato rovesciato, il Consiglio Supremo delle Forze Armate ( CSFA ) ha continuato a governare attraverso leggi legate al regime, rispondendo al processo rivoluzionario in atto con arresti, torture, aggressioni e uccisioni. Dalla caduta di Mubarak, circa 14’000 persone sono state soggette al tribunale militare, sottoposte ad aggressioni e torture imposte da questa istituzione. La situazione, a un anno di distanza, è più incerta che mai.

Nei mesi recenti,  gli attacchi del CSFA contro i  giovani, le donne e i lavoratori sono diventati più aggressivi. La violenza contro le proteste delle donne è stata intensificata. L’esercito ha avuto un ruolo evidente negli assalti contro i cristiani Copti, assassinandone 24 nello scorso ottobre. L’ aumento della violenza degli attacchi da parte dell’esercito contro diverse proteste pacifiche ha creato centinaia di nuovi martiri della rivoluzione solo nel mese di dicembre. Nel frattempo, giovani attivisti collegati con il “Movimento del 6 Aprile” sono stati arrestati con l’accusa di offese verso l’autorità militare e condannati per tentativo di colpo di stato, semplicemente per aver distribuito volantini anti – CSFA. Simultaneamente, il CSFA e il Ministero degli Interni hanno lanciato una campagna di repressione contro gli attivisti della “sinistra socialista”. Inoltre, hanno mandato soldati a saccheggiare 17 uffici di diverse Organizzazioni non Governative (ONG). In questi e molti altri modi, il CSFA ha manifestato chiaramente la sua volontà di conservazione del potere.

Nonostante ciò, sono numerosi gli egiziani che si rifiutano di arrendersi di fronte a questi attacchi. I mesi di novembre e dicembre sono stati contraddistinti da enormi manifestazioni popolari, da scioperi degli insegnanti, da un’incredibile marcia di 10’000 donne al Cairo e un raggruppamento di 50’000 persone nella piazza Tahrir per l’inaugurazione del nuovo anno. Queste azioni sono fonte di grande speranza per il futuro della rivoluzione popolare in Egitto.

Come scrittori, sindacati indipendenti, organizzazioni, studenti e attivisti che hanno sostenuto la rivoluzione democratica d’Egitto, noi rifiutiamo di rimanere in silenzio di fronte a questi attacchi, specialmente alla luce del silenzio dei nostri governi. Noi condanniamo pubblicamente tutti gli attacchi alla libertà di espressione, di riunione in assemblee, di raggruppamento e di religione in Egitto. Rivendichiamo il rilascio dei prigionieri politici. E proclamiamo la nostra piena solidarietà con i lavoratori e le lavoratrici, alle donne e ai giovani che rivendicano la continuazione della Rivoluzione Egiziana verso una vera democrazia e giustizia sociale.

 

* il presente testo è un’appello lanciato da vari membri egiziani del Comitato permanente dell’intifada araba e egiziana. La traduzione in italiano è stata curata dal sito www.rivoluzione.ch

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