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Continua la commedia sul cosiddetto “aggiornamento”/ “rafforzamento” delle misure di accompagnamento. Lungi dal prendere atto del loro sostanziale fallimento (e non poteva essere che così per l’impostazione stessa che esse avevano, lo abbiamo scritto a più riprese) tutti (dalla destra alla sinistra) continuano a far finta che le stesse possano in qualche modo essere “rafforzate”, “aggiustate”, “aggiornate”.

 

È quanto sta avvenendo ormai da mesi, tra varie procedure di consultazione, ora giunte alla fine e sfociate nelle proposte che il governo federale fa al Parlamento. Se tutto andrà bene (e non vi sono ragioni perché non vada bene) in giugno avremo le misure di accompagnamento “rafforzate”, cioè sostanzialmente…identiche a prima.

 

Lotta ai falsi indipendenti

 

È questo l’unico punto sul quale le misure proposte sembrano avere una qualche consistenza. Infatti, con i nuovi articoli, si obbliga un lavoratore proveniente dall’estero attivo sul suolo svizzero con uno statuto di “indipendente” a dimostrare, documenti alla mano, di essere tale.

Ma tutto questo rientra in una procedura tutto sommato assai complessa: e a poco serve il fatto che il lavoratore in questione potrebbe essere alla fine multato con ben 40’000 di multa. I modi per sfuggire a queste situazioni sono già in atto e vi è da scommettere che queste nuove disposizioni verranno facilmente aggirate.

 

Sanzioni per chi non rispetta i contratti

 

Anche nell’ambito del mancato rispetto dei contratti cambia poco o nulla. Chi non rispetta le disposizioni di un contratto normale di lavoro potrà essere sanzionato. Bene, si può dire di primo acchito. Ma poi si scopre che i contratti normali attraverso i quali sono stati dichiarati salari minimi in alcuni settori sono stati negli ultimi sette anni (cioè da quanto nell’ambito delle misure di accompagnamento esiste tale possibilità) ben …quattro in tutta la Svizzera, coinvolgendo qualche migliaio di lavoratori e lavoratrici.

Lo stesso si può dire per la possibilità offerta agli organismi previsti dai contratti collettivi dichiarati di forza obbligatoria (come ad esempio le commissioni paritetiche) di sanzionare le imprese estere attive in Svizzera nel caso di inadempienze nell’applicazione delle norme contrattuali.

 

Una svolta radicale

 

Tutto questo, inutile ripeterlo, non fa male. È come se a qualcuno affetto da un tumore somministrassimo dell’aspirina. Non gli farebbe male, ma dubitiamo che gli permetterebbe di guarire.

Bisogna prendere atto, è un punto essenziale, che le attuali cosiddette misure di accompagnamento non sono uno strumento utile a combattere il dumping salariale. E questo per almeno tre ragioni.

Prima di tutto perché le misure di accompagnamento sono state pensate e costruire attorno alla centralità del sistema dei contratti collettivi di lavoro. Un sistema estremamente debole e inefficace proprio in materia salariale. Quante volte dovremo ripetere, a mo’ di esempio,  che il più importante contratto collettivo di lavoro esistente in questo paese (quello dell’industria delle macchine) non fissa nemmeno un salario minimo? Come può un sistema, come quello contrattuale svizzero, poco o per nulla normativo essere la base per costruire delle norme di protezione contro il dumping salariale?

In secondo luogo le misure di accompagnamento si basano su criteri estremamente restrittivi. Basti ricordare, ad esempio, che per riconoscere una situazione di dumping legge e giurisprudenza esigono una diminuzione dei salari di almeno il 25% rispetto a quelli usuali nel settore.

Infine le misure di accompagnamento non hanno portato alcun rafforzamento al ruolo dei lavoratori, ai loro diritti sui luoghi di lavoro: un elemento senza il quale nessun controllo, nessuna lotta concreta sarà possibile contro il dumping salariale.           

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