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Pubblichiamo qui di seguito l’editoriale dell’ultimo numero di Solidarietà (n° 5, 8 marzo 2012).

 

I recenti dati sulla evoluzione del numero di frontalieri hanno ridato la stura ai commenti ed agli atteggiamenti xenofobi. I lavoratori frontalieri (leggi lavoratori stranieri) “ruberebbero” il lavoro ai residenti. Da qui le proposte di contingentamento dei lavoratori frontalieri, nel quadro più generale  teso ad identificare negli stranieri il capro espiatorio della crisi sociale che stiamo vivendo.

Una crisi che vede quelle “certezze” sulle quali si era costruito un certo  livello di benessere per i salariati residenti,  nel dopoguerra, venire sempre meno. Pensiamo ad una certa garanzia dell’impiego (dovuta soprattutto ad un mercato del lavoro per decenni prosciugato e quindi obbligato ad “importare” lavoratori esteri), a sistemi sanitari e strutture pubbliche efficienti , a livelli salariali che garantivano tenori di vita discreti. Tutto questo, da ormai due decenni, è entrato profondamente in crisi, unitamente al modello economico e sociale sul quale si fondava.

La crescita elettorale e politica di movimenti come l’UDC, La Lega o il MCG di Ginevra sono il tentativo di sfruttare questa situazione per imporre soluzioni politiche che dividano i salariati e salvaguardino i privilegi e gli interessi delle classi dominanti. Naturalmente cercando di imporre un discorso che vede negli immigrati e nella libera circolazione i responsabili di questo stato di cose, nascondendo le responsabilità del padronato. Non a caso questi partiti sono spesso diretti da padroni che traggono beneficio dallo sfruttamento di queste situazioni (basti pensare a un Blocher o a un Bignasca).

L’approfondirsi della crisi non potrà che accentuarli sia sul piano sociale che su quello elettorale. Gli ultimi mesi, con le esternazioni di tipo razzistico e xenofobo, ci danno la misura dei toni con i quali sempre più spesso ci troveremo confrontati.

Di fronte a tutto questo è sicuramente giusto ed importante avanzare risposte di tipo democratico e culturale. Pensiamo qui alla necessità di ribadire il principio della libera circolazione, cioè il diritto soggettivo di ogni persona a spostarsi liberamente; oppure ad altri diritti democratici ai quali devono poter avere accesso tutti coloro che vivono nella nostra società. Questa battaglia deve essere condotta con forza, denunciando gli atteggiamenti, il linguaggio e le derive di tipo xenofobo e razzista.

 

Ma la risposta fondamentale a questa montante marea xenofoba e razzista potrà venire solo sul terreno della lotta sociale, a cominciare dai luoghi di lavoro. Solo una lotta determinata per condizioni di lavoro, di salario, per garanzie sociali che vedano contrapposti gli interessi comuni dei salariati a quelli del padronato potrà sorgere quella solidarietà sociale e di classe che, sola, potrà battere la xenofobia, il razzismo e tutte le politiche di divisione.

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