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Si è concluso oggi l’incontro tra le autorità cantonali e il Comune di Chiasso in merito alla vicenda del Centro Professionale Commerciale(CPC). Ricordiamo che il 10 febbraio scorso vi è stata una manifestazione degli studenti del CPC i quali protestavano per il degrado delle infrastrutture scolastiche in cui si trovano a studiare.

In questo cantone il problema dell’edilizia scolastica non rappresenta una novità. Il CPC è solo un esempio di un degrado generalizzato delle sedi scolastiche a cui sempre più studenti sono confrontati. Qui di seguito riportiamo una riflessione di una studentessa liceale sulla natura della scuola ticinese (Red.).

 

Qualche giorno fa, per protestare sul mancato funzionamento dei riscaldamenti, un gruppo di studenti della scuola CPC di Chiasso sono entrati in sciopero.

Le polemiche riguardo ciò non sono però che la punta dell’iceberg di tutta una serie di problematiche che riguardano in maniera sempre più profonda la nostra scuola.

 

Problemi strutturali

Oltre ai riscaldamenti (che per un giorno non hanno quasi funzionato  pure al liceo 1 di Lugano), le situazioni anche di grosso disagio con le quali sono confrontati gli studenti di tutto il cantone sono parecchie.

Come ribadito dagli studenti di Chiasso, la loro scuola è ridotta ad un vero e proprio cantiere, con tanto di accompagnamento del rumore dei trapani durante le lezioni.

Al liceo 1 di Lugano, ad esempio,  a causa della concentrazione di studenti sia liceali (più di un migliaio) e di studenti delle scuole medie (alcune centinaia) nei medesimi edifici, è stato necessario costruire dei prefabbricati, denominati da studenti e professori “le baracche”.

Di baracche si tratta, infatti, oltre all’aspetto, studiarvi all’interno è un’esperienza poco piacevole: gli studenti sono stipati come sardine con sole quattro finestre apribili per tutto lo stabile!

Si potrebbe poi aggiungere che davanti a queste baracche si trova il campetto rosso sul quale gli studenti, a turno (poichè essendo” in troppi”, si è costretti ad usare a turno le due palestre del liceo e quelle alle scuole elementari Lambertenghi), fanno ginnastica, e sono pressoché costretti a passarvi sempre per raggiungere i prefabbricati.

Le condizioni del campo sono fatiscenti, oltre che pericolose, visto che è pieno di buchi e d’inverno diventa una vera e propria pista di pattinaggio, tanto che ogni anno costa una gamba o un braccio a qualche studentessa o studente.

Gli esempi si potrebbero moltiplicare. Vi sono moltissime scuole inadeguate dal punto di vista logistico e dal punto di vista degli spazi a disposizione degli studenti. Pensiamo, oltre ai casi che abbiamo già citato, ad alcune scuole medie superiore del Bellinzonese (Liceo e Scuola cantonale di Commercio) costrette anch’esse a ricorrere alle «baracche» e da anni alle prese con problemi di spazio non solo per le lezioni, ma per quelle attività (ad esempio lo studio in comune) molto care agli studenti.

Lo stesso ragionamento sugli spazi potrebbe essere poi esteso a molte scuole del Luganese, alcune frutto del boom edilizio scolastico degli anni ‘70, sicuramente non un modello dal punto di vista architettonico.

 

Condizioni di apprendimento e di insegnamento

 

Inutile dire che, in pessime condizioni strutturali, le condizioni di una giovane o di un giovane per studiare peggiorano.

Quando poi a queste si aggiungono altri problemi, come il sovraffollamento delle classi o la mancanza di dialogo e collaborazione con i professori,  la situazione diventa inammissibile.

Basti pensare che il limite massimo è di 25 allievi per classe. Un numero altissimo se si pensa che un docente dovrebbe avere la possibilità di seguire ogni studente in maniera rigorosa.

Sempre più viene a crearsi un muro fra gli allievi ed i propri insegnanti che non permette la benché minima collaborazione comune.

Una buona parte di loro è svogliata, demotivata e poco aperta al dialogo.

In realtà questo fatto non è dovuto ad una “tara” che colpisce chi pratica questa difficile professione, ma alla logorante svalutazione del loro lavoro e la precarizzazione delle loro condizioni di vita.

Tutto ciò avviene sistematicamente attraverso la stagnazione dei salari, gli aumenti delle ore e dell’onere di lavoro, la concorrenza pressante e la ventilata introduzione dell’obbligo di frequentare inutili corsi d’aggiornamento che non tengono conto della libera ed autonoma formazione degli insegnanti, ma vanno nella direzione di favorire coloro che accumulano dei veri e propri “punti aggiornamento”.

In questo modo si favorisce quindi la quantità e non la qualità!

 

 Una scuola a due velocità

 

L’educazione riflette in maniera molto chiara l’impostazione della società: così come la nostra società è profondamente classista, lo è pure la scuola.

I tagli alle ore di recupero (specialmente quelle di matematica e tedesco, guarda caso le materie con più bocciature!) sono un esempio lampante: chi non è in grado di pagarsi dei corsi di ripetizione, o non ha dei genitori che hanno proseguito gli studi e sono in grado di dargli una mano a casa, viene direttamente  tagliato fuori.

Quindi, alla fine, non è tanto come vorrebbero farci credere, l’intelligenza (determinata da invenzioni quali note e livelli), a dettare la riuscita di una ragazza o di un ragazzo, ma sono soprattutto le sue condizioni sociali e le disponibilità finanziarie della famiglia.

A ciò si aggiungono poi i costi dei libri e del materiale ( dai 500-1000 franchi o più all’anno, calcolando inoltre che ogni docente ha il suo libro ed il suo metodo, quindi appena si cambia professore bisogna quasi sempre ricomprare tutto!),  quelli degli abbonamenti  per i trasporti (pure lì dai 200 ai 980 franchi!), quelli delle mense (in continua crescita, in alcune il prezzo del menu standard è aumentato ben del 30% in quattro anni!) ecc. .

È dall’insieme di questi fenomeni che, come visto, coinvolgono le strutture, gli insegnanti e gli studenti che nasce quel disagio della scuola al quale, più che mai, appare necessario opporsi attraverso la costruzione di momenti di riflessione e di mobilitazione che coinvolgano studenti e insegnanti. 

 

* studentessa, attiva nel gruppo giovani MPS

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