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Giovedì 26 aprile l’MPS ha rilanciato la sua opposizione al lavoro domenicale permanente nei centri commerciali. La questione, rilanciata dopo l’autorizzazione alle aperture domenicali concessa da parte del Dipartimento Economia e Finanza (DFE) di Laura Sadis al Centro Ovale di Chiasso, è ormai al centro del dibattito politico.

L’MPS è intervenuto nuovamente con una presa di posizione che fa il punto sulla questione (mettendo in luce dinamiche e responsabilità dei diversi attori) e con una nuova interrogazione del deputato Matteo Pronzini sempre sullo stesso tema (Red.).

 

 

Il governo cantonale tollerà l’illegalità…

 

Dal 1° aprile 2012 i negozi ubicati presso il centro Ovale di Chiasso sono autorizzati ad aprire la domenica in modo permanente. Hanno ricevuto questa autorizzazione dal Cantone sulla base del regolamento di applicazione della legge cantonale sul lavoro (art. 9 e 10 lett. f)
Questo non significa tuttavia che i negozi ubicati presso il Centro Ovale di Chiasso abbiano il diritto di far lavorare i propri dipendenti la domenica. Come noto il lavoro domenica permanente non è consentito dalla Legge federale sul Lavoro (LL). Vi si può derogare nel caso di particolari processi produttivi (elencati con estrema precisione nell’allegato dell’Ordinanza 1 della LL): non rientrano comunque in questi possibili casi di deroga i grandi centri commerciali. Inoltre eventuali deroghe possono essere concesse solo dall’autorità federale (il Segretariato di Stato all’Economia – SECO) sulla base di un procedura pubblica e trasparente (pubblicazione sul Foglio Federale, possibilità di ricorso, ecc.).
È dunque evidente che al Centro Ovale di Chiasso si lavora ormai da un mese in chiaro e netto dispregio delle disposizioni di legge.
Le autorità cantonali sono tuttavia designate, dalla stessa LL, ad esercitare la vigilanza sulla applicazione ed il controllo della LL. Il SECO (in una lettera inviata nei giorni scorsi) lo conferma in modo inequivocabile.
Così come conferma in modo inequivacabile, nella stessa lettera, che nello scorso mese di marzo ha reso edotte le autorità cantonali sul fatto che il lavoro domenicale permanente nei centri commerciali è contrario alla legge, presentando e rammentando le conclusioni alle quali giunge tutta la giurisprudenza.
Il governo cantonale (vista la sua risposta all’interrogazione Pronzini del 2 aprile) è a conoscenza di tutti questi elementi e sta quindi tollerando la violazione delle Legge sul Lavoro.

 

…anche la magistratura tollera l’illegalità

 

Se il governo cantonale non fa certo una bella figura, la magistratua non è messa meglio. Il 2 aprile il deputato MPS Matteo Pronzini ha trasmesso la sua interrogazione alla magistratura per verificare se vi fossero gli estremi per un intervento di fronte:
– ad una palese, ripetuta ed intenzionale trasgressione della Legge federale sul lavoro da parte delle aziende che obbligano i propri dipendenti a lavorare di domenica senza permesso
– alla tolleranza palese, ripetuta ed intenzionale da parte delle autorità cantonali verso una situazione di manifesta illegalità.
È passato un mese e la magistratura non ha ancora battuto colpo. Eppure non ci pare complicato prendere atto dei seguenti elementi:
– che i negozi ubicati presso il centro Ovale di Chiasso non hanno ottenuto nessuna deroga al divieto di lavoro domenicale permanente (la consultazione del Foglio Federale degli ultimi mesi – che avrebbe dovuto pubblicare eventuali autorizzazioni di deroga – bastava a verificare questa situazione)
– che dal 1° aprile i lavoratori dei negozi ubicati al Centro Ovale di Chiasso hanno impiegato personale di domenica (una semplice richiesta all’autorità competente avrebbe permesso di prendere atto di questa infrazione).
Una magistratura seria avrebbe a questo punto già adottato (o fatto adottare) misure cautelari che impedissero, di fronte alla connivenza colpevole delle autorità cantonali, una situazione ripetuta di illegalità.

 

Laura Sadis, il DFE e il governo apprendisti stregoni

 

È una miserabile prassi, nello scontro politico, ribaltare le proprie responsabilità sugli avversari, cioè accusare gli avversari di essere responsabili di quanto si sta in realtà facendo, in particolare se tali azioni hanno delle conseguenze che tutti, a parole, vorrebbero evitare.
Lo fa la signora Sadis ripetendo, da tempo, che l’opposizione al lavoro domenicale presso il centro Ovale di Chiasso rimetterebbe in discussione l’esperienza del FoxTown, tollerata da tempo.
Lo fa ancora il Consiglio di Stato, nella sua risposta all’ interrogazione Pronzini del 2 aprile, quando afferma che l’opposizione manifestata dai sindacati nei mesi scorsi alla concessione di un’autorizzazione per l’apertura domenicale permanente al Centro Ovale di Chiasso “ha riaperto, inevitabilmente, un’annosa questione che va oltre il caso specifico e chiama in causa altre realtà commerciali, in particolare il Fox Town”. Ad avere “svegliato il can che dorme”, per dirla con la colorita ed indovinata espressione usata in un recente editoriale del Corriere del Ticino per indicare la situazione che si è venuta a creare, non sono stati né i sindacati, né l’MPS che si oppongono a questo ulteriore processo di liberalizzazione.
La responsabilità ricade interamente sulle spalle di Laura Sadis che ha voluto utilizzare “il precedente” FoxTown, l’eccezione che tutti hanno tollerato in questi anni proprio perché era e doveva essere considerata tale, per cercare di approfondire il processo di liberalizzazione. Una logica che, d’altronde, emerge nel progetto di nuova legge sugli orari di apertura dei negozi, da lei presentata e che, a quanto sembra, si starebbe arenando in seno alla commissione della gestione del Gran Consiglio. Laura Sadis vuole trasformare un’eccezione (nata in un contesto storico diverso, sulla base di motivazioni diverse, attorno ad un progetto diverso dal Centro Ovale) per farlo diventare la regola. Laura Sadis, il DFE e il Consiglio di Stato sono oggi il braccio armato di chi vuole distruggere l’esperienza del FoxTown, al di là del giudizio che su di essa si possa dare.
Ricordiamo che operazioni del genere erano già state tentate nella fase immediatamente successiva all’inizio dell’esperienza FoxTown. La Manor di Balerna aveva ricevuto una risposta negativa in merito alla sua richiesta di aprire il settore non alimentare di domenica. Fortunatamente era stato accolto un ricorso contro questi grandi magazzini – allora denominati Innovazione – che in virtù della modifica al citato Regolamento, avevano sperimentato l’apertura domenicale del reparto non alimentare del loro centro commerciale a Balerna.

La verità è che il Centro Ovale di Chiasso non avrebbe mai dovuto ottenere l’autorizzazione per aprire in modo permanente la domenica (né avrebbe dovuto ottenere quella per la sperimentazione dei sei mesi). Se così fosse stato non vi sarebbe oggi nessun problema di autorizzazione del lavoro domenicale e non sarebbero emersi problemi di “parità di trattamento”. Il centro Ovale di Chiasso non ha alcuna “specificità” merceologica, commerciale, imprenditoriale che lo distinguano da un grande magazzino tradizionale (o da un centro commerciale tradizionale), come se ne trovano ormai in molti punti del nostro territorio.
Sostenere, come fa il DFE, che esso avrebbe “dimostrato” di realizzare la propria cifra d’affari nella misura del 15-20% la domenica rappresenta un imbroglio bello e buono nei confronti dell’opinione pubblica. Se si concedesse ad un qualsiasi grande magazzino, a Chiasso o altrove, la possibilità di aprire la domenica per 6 mesi, si potrebbe facilmente “dimostrare” che il 15-20% del suo fatturato verrebbe realizzato di domenica. Questo per la semplice ragione che il tipo di offerta (apertura domenicale) modula la domanda (cioè le “abitudini” dei consumatori). Senza che questo porti ad un incremento complessivo della cifra d’affari. D’altronde proprio questi ultimi anni hanno dimostrato come ad una tendenziale liberalizzazione degli orari di apertura (domeniche varie, prolungamento orari al sabato, ecc.) sia corrisposta una stagnazione, vedi diminuzione della cifra d’affari delle grandi catene di distribuzione.

 

L’importante è gettare fumo negli occhi…

 

DFE e governo giustificano la propria posizione “attendista” e “non intervenzionista” sulla base di riflessioni e opzioni politiche. In particolare ribadiscono la volontà di intraprendere un’iniziativa a livello federale che potrebbe permettere di sanare la situazione.
Ora tutto questo è talmente aleatorio da apparire un po’ truffaldino. Si sostiene infatti che si sta lavorando alla elaborazione di una proposta tesa a modificare la legislazione federale. In particolare questa iniziativa dovrebbe permettere di derogare al divieto del lavoro domenicale fissato a livello federale.
Una realistica valutazione di questa posizione non può che giungere alla conclusione che si tratta di un vero e proprio imbroglio.
Questo progetto di iniziativa, infatti, non è ancora stato formulato; o, se lo è, non è ancora stato nemmeno presentato alla Deputazione ticinese alle Camere federali che, secondo le dichiarazioni di DFE e governo, dovrebbe essere il soggetto promotore di questa modifica. Poi vi sarebbe la formulazione definitiva della stessa, il suo inoltro, l’iter parlamentare, ecc. ecc.: un percorso che, realisticamente ed ammesso e non concesso che arrivi ad una conclusione positiva, necessiterebbe almeno un paio d’anni.
Un tempo eccessivamente lungo per poter convivere con una situazione di palese illegalità.

Contro la decisione del DFE di concedere l’apertura domenicale permanente al Centro Ovale di Chiasso è stato interposto ricorso al Tribunale amministrativo. Forse un ricorso al Consiglio di Stato, almeno in prima battuta, sarebbe stato più opportuno. Esso avrebbe permesso di riaprire una discussione che, più che giuridica, appare di tipo politico.
Una soluzione saggia (e politicamente elegante a questo punto) sarebbe stata che il governo prendesse atto della sciagurata dinamica messa in atto dal DFE con la sua decisione e, accogliendo il ricorso, revocasse l’autorizzazione concessa per le aperture domenicali concessa al Centro Ovale di Chiasso. Spetterà, questo compito, alla magistratura.

 

Bellinzona, 25 aprile 2012

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