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Bisognerà proprio fare di tutto perché questo periodo non vada dimenticato. Perché siamo sicuri che esso verrà ricordato, tra non molto, come il periodo delle scelte sbagliate a proposito di BancaStato.

Ci riferiamo naturalmente non solo a tutto quanto successo negli ultimi due-tre anni, ma, andando indietro, a tutto il periodo della gestione Pelli-Barbuscia.

In questo periodo (lasciamo perdere i vari scandali che   abbiamo, soli nella indifferenza di tutti o quasi, denunciato) sono state prese alcune decisioni che peseranno, purtroppo, sul futuro di BancaStato.

Decisioni prese dal Consiglio di Amministrazione senza il minimo coinvolgimento della proprietà pubblica della banca.

Ci riferiamo alla decisione       di orientare il futuro della banca verso una diversificazione fondata sulla gestione patrimoniale, alla susseguente decisione di acquisire quella specie di scatola nera che è la Axion Bank (un tempo Unicredi Swiss), infine alla decisione di questi giorni di procedere ad un aumento di capitale, anch’esso di fatto a scatola chiusa.

I partiti maggiori (dalla destra alla sinistra) hanno sostanzialmente condiviso (non fosse che per omissione o per non aver denunciato con vigore i fatti) tutte queste scelte. Scelte, val la pena ricordarlo, che non sono recenti, ma che traggono la loro origine ancora al momento in cui in Consiglio di Stato sedeva Marina Masoni.

 

Un assegno in bianco

 

In realtà la decisione di aderire alla richiesta di aumento di capitale rappresenta una sorta di assegno in bianco che il cantone consegna nelle mani di Pelli e soci.

Infatti il richiamo a ragioni «tecniche» (le disposizioni contenute nelle «mitiche» circolari dell’autorità di vigilanza – la FINMA) spiegano ben poco sulla reale situazione della banca.

Anche perché, e questo è un dato che nessuno può mettere in discussione, vi è un rapporto di causa ed effetto preciso tra le decisioni assunte dalla banca di recente (in particolare la decisione di acquistare la Axion Bank) e l’attuale situazione che la obbliga ad un aumento di capitale.

In altre parole non sono le nuove disposizioni della FINMA a costringere BancaStato a chiedere allo Stato di sottoscrivere un aumento di capitale, ma sono le scelte della banca effettuate negli ultimi  anni ad averla spinta in questa condizione.

Questo aspetto è evidente; lo si ammette di transenna, ma poi si tende a considerarlo un aspetto marginale, sostenendo che in ogni caso le nuove disposizioni avrebbero obbligato BancaStato ad un aumento di capitale.

Forse, ma sicuramente non nelle proporzioni così importanti con le quali siamo oggi confrontati.

 

Dibattito strategico nullo!

 

Questo aumento di capitale non rappresenta solo un assegno in bianco consegnato agli amministratori della Banca, ma avviene in un contesto nel quale non vi è alcun dibattito sulla strategia della banca.

Un dibattito che, vista la natura di banca pubblica, sarebbe non sono auspicabile, ma necessario. Anche perché i 150 milioni di aumento di capitale sono soldi pubblici.

Eppure il futuro della strategia di BancaStato rimane un       oggetto misterioso, tale da suscitare le più profonde inquietudini.

Prendiamo, ad esempio, la decisione di diversificazione strategica verso la gestione patrimoniale per la quale l’acquisto della Axion Bank è stato considerato un passo decisivo e fondamentale.

Ebbene, non più di poche settimane fa, il nuovo direttore generale, Bernardino Bulla, ha affermato davanti alla stampa che, con il senno di poi, non avrebbe sicuramente proceduto a questo acquisto. Esternazioni che hanno suscitato alcuni atti parlamentari (tra i quali uno del sottoscritto) tuttora inevasi.

 

La cosa non può che preoccupare. Infatti il direttore generale di BancaStato ha di fatto affermato che lo strumento acquisito quale elemento centrale per la costruzione di una strategia nel settore della gestione patrimoniale si è rivelato, e questo nello spazio di pochi mesi, del tutto inadeguato.

Normale che oggi ci si possa interrogare sul modo in cui BancaStato intende mettere in pratica la propria strategia vista l’inadeguatezza dello strumento fondamentale sul quale contava. Ai più amnesici varrà la pena ricordare che Pelli e banda avevano giustificato il colpo di mano con il quale avevano aggirato la discussione parlamentare sull’acquisto di Axion Bank proprio con l’urgenza di non lasciarsi scappare l’occasione della vita per BancaStato.

Su tutto questo, assoluto silenzio della banca (se non le infelici esternazioni del suo direttore) e  dei maggiori partiti che oggi continuano in questa congiura del silenzio facendo finta di nulla e rinnovando di fatto la loro fiducia ai vertici di BancaStato.

Perché la concessione di un aumento di capitale così cospicuo di fronte ad una richiesta che emana da un consiglio di  amministrazione che ancora pochi mesi fa si è illustrato per la sua totale mancanza di trasparenza e per il disprezzo mostrato nei confronti dell’opinione pubblica nonché della proprietà pubblica della banca, altro non è che una dimostrazione di grande fiducia.

 

Una fiducia che, evidentemente, noi non possiamo accordare.

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