Tempo di lettura: 2 minuti

È «appassionante»  il dibattito che anima le sezioni del PSS (compresa quella ticinese) attorno alla questione del finanziamento ai partiti politici da parte dei grandi gruppi bancari, industriali e del commercio.

Se i distinguo di alcuni partiti fanno ridere (come l’idea di accettare questi soldi sole se offerti senza condizioni), sorprende un po’ che il PSS, per decidere di rifiutarli, abbia addirittura dovuto aprire una «consultazione» tra le sue sezioni.

Ma al di là di questo, forse varrebbe la pena chiedersi come mai un partito che vuole «superare il capitalismo» non preoccupi i capitalisti che, anzi, hanno deciso di finanziarlo, cioè di sostenere un partito che vorrebbe «superarli».

Ma al di là di tutto questo la cosa più preoccupante è l’orientamento che si va affermando (e che vede una forte convergenza tra quasi tutti i partiti) quale «alternativa» al finanziamento «privato» dei partiti politici.

Si tratta dell’idea di sviluppare in modo importante il finanziamento pubblico dei partiti che già oggi avviene sia a livello federale che a livello cantonale.

Un finanziamento che oggi avviene essenzialmente attraverso il meccanismo della presenza istituzionale dei partiti che, in base alla loro forza, ricevono indennità per deputati, per collaboratori, per le loro attività quali gruppi politici.

È noto che in Svizzera questa attività è sicuramente meno remunerata che in altri paesi. Anche perché i meccanismi istituzionali sono diversi ed anche perché i luoghi delle decisioni politiche fondamentali si situano sicuramente all’esterno delle principali istituzioni rappresentative.

L’idea di un rafforzato ed organico finanziamento pubblico dei partiti ci pare decisamente da contrastare.

Ed in particolare perché ci pare errata (come hanno      dimostrato le esperienze degli ultimi decenni, anche eslcudendo quella, per alcuni aspetti particolare, italiana) l’idea che il finanziamento pubblico possa essere un antidoto al finanziamento privato, permettendo così a tutti i partiti di muoversi su un piano di «parità».

Tutte le esperienze mostrano esattamente il contrario: e cioè che il finanziamento pubblico si cumula in realtà al finanziamento privato che arriva attraverso canali diversi ed incontrollabili.

Lungi dal mettere tutti i partiti sul piano di parità, il finanziamento pubblico aiuta i partiti con meno radici nella società a beneficiare di un sostegno finanziario che gli viene proprio dai settori di massa della società (come dimenticare da dove vengono i soldi pubblici del finanziamento pubblico).

No quindi senza esitazioni     ai finanziamenti del capitale; coscienti, tuttavia, che l’alternativa non può essere un      ancora più robusto finanziariamente pubblico.

Anche nella raccolta dei fondi per fare politica, la via maestra è quella della partecipazione attiva (compresa quella finanziaria) da parte dei salariati e di tutti coloro che concepiscono la politica come partecipazione in prima persona alla costruzione di un’alternativa di società.

Print Friendly, PDF & Email