Tempo di lettura: 3 minuti

Di vertice in vertice la crisi del mondo capitalista non accenna a diminuire. E i vertici, gli incontri, i colloqui, i pre-vertici,insomma tutto un via vai di gente che si incontra non servano altro che a dimostrare l’incapacità delle classi dominanti a controllare un sistema che, per la sua logica e sospinto dalle scelte politiche dei potenti, tende sempre più ad avvitarsi su sé stesso.

 E quelle che sembrano delle “soluzioni” non sono altro che espedienti per guadagnare tempo  e tappare le falle che man mano si creano nel sistema.

 

Quel che ormai non sorprende più è che questi incontri, questo girare a vuoto, tendono a somigliarsi sempre più, indipendentemente da coloro che rappresentano i diversi paesi al tavolo delle trattative. Cambiano i capi di governo in Italia, in Spagna, in Francia: nessun problema, le politiche reali (al di là delle schermaglie relative alle dichiarazioni) restano sempre quelle. E portano tutte lo stesso segno: quello di politiche di austerità, di politiche cioè che vogliono difendere gli interessi ed i privilegi delle classi dominanti facendoli pagare ai salariati, ai pensionati, ai giovani, in poche parole a coloro che per vivono possono contare solo sul salario sociale (cioè il salario nelle forme molteplici che esso assume).

Naturalmente ci sono i furbi,o quelli che pensano di essere tali. Hollande, ad esempio, sta diventato un campione su questo terreno. E, quasi con il dizionario alla mano, ci spiega che egli è per il “rigore” e non per l'”austerità”. Bel gioco di parole: ma, in soldoni, cosa significa? Vediamo un po’: è austerità o rigore annunciare una “riforma” delle pensioni che tocca circa 100’000 persone (migliorando certo la loro situazione) e lasciando le cose come le ha modificate Sarkozy e il suo governo, riforma che riguardava alcune decine di milioni di salariati? È rigore o austerità, di fronte all’erosione sistematica dei salari favorita dal governo precedente, limitarsi ad aumentare il salario minimo legale di un misero 2%? È rigore o austerità aver auspicato che SYRIZA fosse battuta e che ad Atene vincessero i partiti pro-memorandum, cioè coloro che tagliano salari, pensioni, posti di lavoro?E potremmo continuare…

La realtà è che al di là dei vertici fumosi, al di là di programmi tutto sommato limitati e di scarso impatto economico (come saranno – appare evidente a tutti – i 130mila miliardi previsti per la “crescita” in Europa – ammesso che verranno concretamente decisi nel prossimo vertice europeo di fine giugno) , la ricetta alla quale tutti, rigorosamente, si attengono è quella di contenere la spese pubblica e di procedere a tagli importanti nella spesa sociale e previdenziale. Lo fanno i governi di “destra” e quelli di “sinistra”, questi ultimi magari cercando di compensare qua e là e di non far troppo male in modo troppo visibile: ma le logica politica è comunque la stessa.

E qualora fosse stata necessaria una conferma ulteriore, questa inoltre fondata su una verifica temporale non secondaria, ecco il bilancio disastro del vertice “ambientale” di Rio tenutosi 20 anni fa. Praticamente tutti gli osservatori, per lo meno coloro che per decenza non osano raccontare balle, hanno dovuto ammettere che Rio e tutto quanto vi ha fatto seguito è stato un vero e proprio fallimento. Anzi, a guardar bene lo stato del pianeta è sicuramente peggiorato. In barba agli impegni, agli accordi, alle cifre avanzate.

Non poteva che essere così. Perché il problema ambientale non è né un problema tecnico, né un problema culturale, né un problema economico in senso stretto: è un problema politico e riguarda la volontà di rimettere in discussione la logica fondamentale che muove il capitalismo, quella del dominio della proprietà privata e dell’accumulazione del capitale.

Pin It on Pinterest