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Pubblichiamo qui di seguito il volantino distribuito dai compagni di Sinistra Critica di Taranto alla grande manifstazione del 2 agosto scorso.

 

DEVE ESSERE UNA GRANDE MANIFESTAZIONE PER ROMPERE CON LE POLITICHE PADRONALI E IL COLLABORAZIONISMO SINDACALE!

 

 

Mentre un gruppo di capi applaudiva i dirigenti dell’ILVA, agli arresti domiciliari, che andavano per rispondere degli addebiti loro rivolti, Emilio Riva e Nicola(anche loro agli arresti domiciliari), si consolavano con i profitti fatti nel 2011 (327,3 milioni di Euro – fonte quotidiano “Milano Finanza” del 31 luglio u.s.). Tutti, comunque si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Questo, mentre la Gip Todisco metteva il dito nella piaga: una situazione ambientale disastrata, complici politici e sindacalisti (locali e nazionali), i quali, ogni qualvolta si inaugurava qualche impianto che avrebbe dovuto ridurre le emissioni di sostanze inquinanti, inneggiavano al grande impegno che l’Azienda mette per affrontare la grave crisi ambientale. Ovviamente, come chiunque poteva costatare, dagli impianti della zona a caldo, fuoriuscivano inquinanti micidiali. La prova evidente di questa accondiscendenza, è stata la concessione dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale), la quale quando la ministra Prestigiacomo (governo Berlusconi ) la concesse all’ILVA, tutti gridarono al grande risultato ottenuto. Salvo, poi, dire il contrario quando ai primi dati che venivano pubblicati dall’indagine della Procura di Taranto sulle sostanza inquinanti e al successivo ritiro dell’AIA, da parte del Ministro dell’Ambiente, con altrettanta foga gridarono alla giustezza del provvedimento del ministro. Insomma, Riva, e i sei dirigenti, sottopost ad accuse gravissime, si becca la solidarietà di capi ma anche di settori di operai), nel frattempo si consola con i profitti fatti a spese degli operai, che lavorano su quegli impianti, e dei tarantini. Bene! Fatte queste precisazioni dovute, ci resta la solita domanda: E ora cosa si fa? Diventa indispensabile, a questo punto, auto-organizzarsi in comitati di lotta delle varie aree produttive dello stabilimento, non escludendo nessuno(tranne chi difende gli interessi di Riva), per affrontare il primo impegno che la classe operaia deve assumersi per uscire dal ricatto “ambiente o lavoro”, visto che Riva ha un solo obiettivo, ovvero fare soldi: rivendicare l’esproprio dell’ILVA per darle una gestione pubblica o, anche solo come S.p.A.

Una volta che divenuta di proprietà dello Stato (come è per l’ENI), si potrebbe affrontare il secondo passaggio che, un governo, minimamente serio, dovrebbe fare di fronte a un disastro di questo genere: fermare gli impianti per cambiare totalmente il processo produttivo con impianti già in uso in altre parti del mondo. Questi impianti denominati COREX o FINEX, secondo i dati disponibili, riducono di circa il 90% le emissioni inquinanti e, quindi, si potrebbe risolvere quasi del tutto il problema delle diossine, del benzo(a)pirene, del mercurio, del piombo ecc. La domanda che si pone è chi paga? Lo Stato dovrebbe impegnare risorse, in quanto proprietario, per affrontare questo problema, anche utilizzando una parte degli operai che con la fermata degli altiforni rimarrebbero senza lavoro e che potrebbero essere impiegati in lavori collaterali alla ricostruzione dei nuovi impianti. Un’altra parte, a rotazione, andrebbe in Cassa Integrazione, integrando il salario al 100%. In subordine tutto deve essere a spese di Riva, e lo Stato (i contribuenti) non deve metterci un solo euro. Per fare questa battaglia, gli operai non vanno lasciati soli, bisogna far sentire la vicinanza di tutta la popolazione tarantina sulla giustezza della posta in palio.

Chiediamo anche a chi crede che l’unica soluzione sia la chiusura dell’ILVA, di farsi una domanda: l’acciaio, serve o no? Se la risposta è negativa, crediamo si debbano chiarire a cosa serve l’acciaio. Se, come crediamo, la risposta è “si, l’acciaio serve”, allora non si potrà sostenere che si possa fare in Cina e in India, perché sarebbe un grave atto di razzismo. Come se si dicesse “Lì, si può inquinare e morire, qui a Taranto no”! La nostra organizzazione sarà sicuramente al fianco di questa impresa che può dare una svolta alla città.

Allora, avanti con la lotta per una grande vittoria della classe operaia e dei cittadini di Taranto e provincia!

 

*SINISTRA CRITICA Taranto organizzazione per la sinistra anticapitalista http://sinistracritica-taranto.blogspot.com

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