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La discussione sulla riconversione produttiva dell’Ilva, l’abbandono dell’acciaio in cambio di uno sviluppo ecosostenibile, il controllo operaio, il ruolo dei movimenti. Un collage di interventi per fare di Taranto la discussione chiave sul ruolo del capitalismo e su come sconfiggerlo.

 

 

E’ uno snodo cruciale della vicenda del capitalismo moderno, quello che sta accadendo a Taranto. Oltre la cronaca giudiziaria- ancora una volta, però, decisiva per mettere un’azienda “fuorilegge” con le spalle al muro, come accaduto a Marghera, con la Eternit, con l’Enel, etc. etc. etc. – la partita in corso chiama in causa scelte fondamentali. Il ruolo del “sapere operaio” nel contrastare le scelte dell’azienda e del governo; la politica industriale di un Paese e il soggetto che ne è titolare (controllo operaio sulla produzione); nazionalizzazione e controllo operaio e pubblico dei grandi mezzi di produzione di fronte all’evidente fallimento “sociale” dell’azienda, fatti salvi i profitti; il ruolo di una riconversione ambientale, la sua possibilità di essere sviluppo e futuro produttivo e occupazionale e quindi il ruolo che occupa la tutela dell’ambiente nei destini futuri dell’umanità. E’ facile dirsi ecologisti, infatti, ma la salvaguardia del pianeta passa anche per scelte di fondo su cosa, come e quanto produrre: slogan quanto mai pertinente a Taranto.

Questa discussione è appena iniziata e i soggetti in campo oscillano ancora per posizioni pregresse più che per un dibattito esauriente su tutti questi nodi. Per questo ci limitiamo a sollevare le domande, auspicando di avere risposte soprattutto da chi si batte in prima linea – pensiamo al Comitato Cittadini Operai Taranto (Cittadini liberi e pensanti), ai settori sindacali più consapevoli, ma anche ai comitati ambientalisti più preparati – provando a tenere alta l’attenzione. Su questo sito, rinviamo innanzitutto agli articoli di Ciccio Maresca, militante di Sinistra Critica e per decenni operaio dell’Ilva iscritto alla Fiom che tra i primi ha fatto riferimento ai metodi di risanamento dell’Ilva.

Accanti ai suoi articoli indichiamo anche:

 

– Un’intervista a Cataldo Ranieri, uno dei protagonisti del Comitato cittadini operai, particolarmente interessante nell’analisi della composizione operaia dell’Ilva e nei suoi rapporti con la città;

– uno studio della Fim-Cisl del 2008 (v. allegati)sulla possibile riconversione, messo rapidamente nel cassetto

– uno studio molto più ponderoso, a cura di Vittorio Bardi, della Fiom, preparato per addetti ai lavori che, anche se riferito al 2007, offre un quadro completo dello stato della siderurgia italiana e mondiale e delle sue prospettive (vedi allegato);

– si guardi anche la realtà delle città europee o Usa che hanno abbandonato gradualmente l’acciaio riconvertendosi.

Pubblichiamo, infine, integralmente, lo studio realizzato da un gruppo di lavoro tarantino (da Legambiente a Libera, dal centro Emilio De Martino alla stessa Sinistra Critica) che già nell’aprile scorso aveva iniziato a impostare correttamente la discussione.

 

Produrre acciaio pulito è possibile: i processi Corex e Finex

E’ ormai consapevolezza diffusa, e non solo tra gli ambientalisti che si sono spesi per determinarla, che sono necessarie misure molto più rigorose per contenere il massiccio carico inquinante provocato dall’attività produttiva dell’lva.

 

Le conclusioni della super perizia degli esperti chimici disposta dal Gip nell’ambito del procedimento per disastro ambientale a carico dell’Ilva hanno affermato che l’esercizio produttivo si svolge senza aver adottato “tutte le misure idonee ad evitare la dispersione incontrollata di fumi e polveri nocive alla salute dei lavoratori e dei terzi”. Vengono così confermate anche le osservazioni del Noe di giugno 2011.

 

Inoltre si è aggiunta la forte preoccupazione per quanto affermato nella perizia epidemiologica che nelle conclusioni recita: “l’esposizione continuata agli inquinanti dell’atmosfera emessi dall’impianto siderurgico ha causato e causa nella popolazione fenomeni degenerativi di apparati diversi dell’organismo umano che si traducono in eventi di malattia e di morte.”

 

Questo quadro desolante si pone in assoluta contraddizione con i tentativi dell’Ilva di ridurre o eliminare, attraverso ricorsi legali, le prescrizioni più severe previste dall’Autorizzazione Integrata Ambientale, concessa dal Ministero dell’Ambiente nel mese di agosto 2011, pur nella forma blanda che ha ignorato tutte le osservazioni e proposte che gli ambientalisti hanno espresso e consegnato nel corso della procedura.

 

Ormai pressate da dati di fatto inoppugnabili, le istituzioni ai vari livelli, Comune, Provincia, Regione e Ministero, hanno dovuto concordare una risposta a questa situazione fuori controllo e perciò il Ministero dell’Ambiente ha deciso la riapertura della procedura dell’AIA per il suo riesame ed ha risollevato l’urgenza della messa in sicurezza e bonifica del sito industriale di Taranto.

 

Nel suo intervento il ministro dell’ambiente Clini ha specificato che è entrata in vigore la nuova normativa europea di riferimento che individua le migliori tecniche disponibili per le attività industriali; tali migliori tecniche sono anche un riferimento obbligatorio per le procedure di autorizzazione.

 

Data l’eccezionale situazione di Taranto è necessario andare oltre queste normative e prendere anche in considerazione le nuove tecnologie disponibili per la parte “calda” dei processi produttivi siderurgici. Si è a conoscenza infatti di impieghi produttivi di tale tecnologie in varie parti del mondo, con benefici in termini di abbattimento degli inquinanti sorprendentemente consistenti.

 

Questi rilevanti risultati di performance ambientale vengono ottenuti eliminando il ciclo “cokeria – sinterizzazione – altoforno”, quello più inquinante della produzione siderurgica (per polveri, diossina, benzopirene), e sostituendolo con un cosiddetto “gassificatore di fusione” che, in una sorta di sistema a circuito chiuso, produce ghisa liquida partendo dall’impiego diretto di carbone (non coke) e minerale grezzo.

 

Ci si riferisce ai processi di riduzione denominati “COREX” e “FINEX”, giunti nelle ultime realizzazioni a poter produrre fino 1.500.000 tonnellate/anno di ghisa per modulo, come avviene già in molti paesi del mondo (Cina, India, Corea del sud, Sud Africa).

 

Altro punto a vantaggio di queste tecnologie è una significativa riduzione dei costi operativi e un notevole risparmio energetico, in quanto il gas prodotto dalla gassificazione del carbone viene riciclato per l’alimentazione dell’impianto stesso; è anche un ottimo gas di esportazione che può essere impiegato per diversi scopi, dalla produzione di energia elettrica all’uso come combustibile in sostituzione del gas naturale.

 

Secondo i dati disponibili, con la tecnologia “COREX” e “FINEX” si ottengono gli abbattimenti riportati nell’allegata tabella.

 

Gli operai hanno un ruolo importante da svolgere: uscire fisicamente ed idealmente dai confini della fabbrica e cercare alleanze nel territorio sul terreno comune del diritto alla salute, all’ambiente ed alla sicurezza.

 

E’ quanto mai opportuno che le possibilità di compatibilizzazione ambientale offerte da tali tecnologie entrino a far parte del dibattito sui lineamenti presenti e futuri dell’apparato industriale di Taranto e, a maggior ragione, entrino a far parte fin da subito delle questioni relative alla riapertura dell’AIA, per una sua riedizione che finalmente tenga conto dei necessari processi di ristrutturazione impiantistica che, in un ragionevole arco di tempo, consentano un radicale abbattimento delle emissioni inquinanti.

 

emissioni Corex contro emissioni altoforno (calcolate in milligrammi per tonnellata di metallo liquido)

 

emissioni fluide in altoforno (A) e con il Corex (C)

Ammoniaca 590 (A) 50 (C)

Fenoli 80 (A) 0-1 (C)

Solfuro 60 (A) 7 (C)

Cianuro 20 (A) 1 (C)

emissioni gassose

Biossido di azoto 1900 (A) 21 (C)

Anidride solforosa 1600 (A) 26 (C)

Polveri 427 (A) 39 (C)

 

Finex rispetto a un ipotetico 100% riferito ad Altoforno produce

3% di anidride solforosa

1% di biossido di azoto

28% di polveri

 

*Gruppo di lavoro:

Leo Corvace – Legambiente

Antonella De Palma – ass. culturale “Società di mutuo soccorso E. de Martino”

Salvatore Dicorato – Circolo Operaio Jonico

Giancarlo Girardi – Libera

Francesco Maresca – Sinistra Critica

Maurizio Sarti – Legambiente

 

Tratto dal sito www.ilmegafonoquotidiano.it

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