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Pubblichiamo qui di seguito la presa di posizione del coordinamento cantonale dell’MPS nei confronti della decisione del DFE di imporre la chiusura domenicale del FoxTown da ottobre 2012.

 

1. Il lavoro domenicale permanente in un centro commerciale si manifesta in Ticino con la creazione del centro FoxTown a Mendrisio nel 1996. Il Centro ottiene un’autorizzazione cantonale alle aperture domenicali. Tale autorizzazione si basa sul Regolamento d’applicazione della legge cantonale sul lavoro (art. 9 e 10 lett. f). Con la modifica di questo regolamento (avvenuta nello stesso anno) il Governo cantonale aveva esteso l’elenco dei comuni considerati come zone di confine, segnatamente includendovi tutti i Comuni del Mendrisiotto, e ampliato l’elenco delle categorie di negozi abilitati a prolungare gli orari di apertura, in particolare aggiungendo ai negozi di maglieria e biancheria quelli di abbigliamento. Questi negozi, sulla base di questo regolamento, possono essere autorizzati ad aprire, su istanza, ogni domenica dalle ore 9.00 alle ore 19.00, a condizione che “l’attrattività economica” dell’apertura domenicale venga dimostrata. Quella concessione al FoxTown venne concessa e poi, rinnovata, anno dopo anno senza suscitare alcuna opposizione.

Tale autorizzazione alle aperture non rappresentava, né rappresenta tuttora, una autorizzazione ad impiegare personale la domenica. Se per il primo periodo di apertura (6 mesi), concesso a titolo temporaneo, l’ispettorato cantonale del lavoro può autorizzare il lavoro domenicale, tale autorizzazione non è possibile  se le aperture dei negozi nei centri commerciali assumono un carattere permanente. Il lavoro domenicale permanente nel settore della vendita non è infatti ammesso dalla Legge federale sul Lavoro (LL). Solo alcuni settori, e sulla base di particolarità fissate nella legge, possono essere oggetto di deroga.

 

2. In questo contesto appariva evidente che, dopo il primo periodo di sei mesi, il lavoro domenicale del FoxTown avrebbe assunto un carattere illegale. Sulla base di questa posizione, e mantenendo comunque una posizione di principio contraria al prolungamento degli orari di apertura e delle deroghe al lavoro domenicale, le organizzazioni sindacali di allora (SEI, OCST, SLSI, ecc.) conclusero un accordo con la proprietà del FoxTown. Partendo dall’idea che il divieto del lavoro domenicale fissato dalla Legge sul Lavoro costituisce un forma di protezione per i lavoratori, si arrivò ad un accordo tra sindacati e FoxTown che i sindacati considerarono allora perlomeno equivalente alla protezione rappresentata dal divieto del lavoro domenicale. Tutta una serie di condizioni protettive venivano fissate in un Contratto collettivo di lavoro (CCL) valido per tutti i negozi allora istallati nel centro e per tutti quelli che sarebbe arrivati negli anni successivi.

Sulla base di tale accordo le organizzazioni sindacali si impegnavano a non segnalare all’autorità cantonale e federale la mancata applicazione della Legge sul lavoro. Trattandosi di un accordo “privato”, questa posizione non poteva certo sostituire la Legge. Chiunque altro, non vincolato a quell’accordo, avrebbe potuto far valere in questi 16 anni il mancato rispetto della Legge sul lavoro, a partire dall’autorità cantonale, responsabile della sua applicazione.

L’autorità politica di allora si fece garante, di quell’accordo, mostrando una certa saggezza, rifiutando altre autorizzazioni di apertura: era infatti questa una delle condizioni poste alla base dell’accordo tra sindacati e padronato, legato proprio alla “eccezionalità” ed “unicità” della proposta commerciale e  merceologica presentata dal FoxTown.

D’altronde le forze sindacali e le forze politiche come l’MPS hanno mantenuto la loro opposizione al prolungamento degli orari di apertura dei negozi. Prova ne sia che lanciarono con successo, solo due anni dopo quell’accordo, il referendum contro la nuova legge cantonale sugli orari di apertura dei negozi.

 

3. A scombussolare questa situazione sono venuti l’iniziativa e l’atteggiamento del DFE in relazione  alla vicenda del Centro Ovale. La concessione dell’apertura domenicale a titolo sperimentale (per sei mesi) e della relativa autorizzazione al lavoro domenicale ha riaperto tutto il dibattito.

Durante questa prima fase, a più riprese, sia l’MPS che le organizzazioni sindacali avevano attirato l’attenzione del DFE sul fatto che la concessione di un permesso di apertura domenicale definitivo al centro Ovale avrebbe riaperto la questione e, sulla base di un evidente problema legato alla parità di trattamento, avrebbe rimesse in discussione l’accordo vigente da ormai quasi due decenni al Foxtown. Il DFE è rimasto sordo a questi numerosi e ripetuti richiami, continuando nella sua politica e concedendo, nel mese di marzo 2012, un’autorizzazione di apertura domenicale definitiva (seppur rinnovabile di anno in anno) al Centro Ovale a partire dal 1° aprile 2012. I negozi del Centro Ovale, privi da quel momento di qualsiasi autorizzazione al lavoro domenicale permanente, si sono trovati in una chiara situazione di illegalità. Per difendere la loro posizione, come ci si poteva aspettare, hanno invocato una “parità di trattamento” con il FoxTown.

 

4. Il ragionamento sotteso al comportamento del DFE è apparso chiaro fin dall’inizio: far diventare la regola quella che per sedici anni era rimasta un’eccezione (tralasciamo qualche altra esperienza tutto sommato marginale). Il ragionamento del DFE è stato chiaro fin dall’inizio. Le aperture domenicali dei centri commerciali sono possibili ed auspicabili e queste aperture devono poter godere della stessa “tolleranza” di cui aveva beneficiato il FoxTown.

Questo orientamento equivale ad un reale processo di liberalizzazione delle aperture domenicali e del lavoro domenicale nei centri commerciali. Infatti non vi sarebbero ragioni per le quali altri centri commerciali (con ad esempio il Serfontana, per rimanere nelle vicinanze) non potrebbero far valere le stesse ragioni del Centro Ovale. In altre parole la mossa del DFE è stata un tentativo per aprire la strada ad una possibile generalizzazione delle aperture domenicali nei centri commerciali, utilizzando come “grimaldello” l’esperienza del FoxTown.

È questa la ragione di fondo per la quale l’MPS si è opposto da subito all’autorizzazione definitiva al Centro Ovale; lo stesso hanno fatto, fin da subito e con decisione, anche le organizzazioni sindacali direttamente interessate.

 

5. Ora, dopo mesi di inattività e solo grazie ai numerosi nostri interventi, il DFE ha dovuto andare fino in fondo nella sua logica autolesionista e assurda. Ha dovuto, evidentemente, rimettere in discussione, quale autorità di applicazione della Legge federale sul Lavoro, la situazione di tutti i negozi dei centri commerciali che occupano in modo permanente manodopera la domenica.

Una politica più saggia e meno irresponsabile da parte del DFE avrebbe optato per un intervento alla radice, cioè in materia di autorizzazioni di apertura. Avrebbe dovuto capire l’assoluta mancanza di motivazione alla base della concessione di un’autorizzazione di apertura domenicale per il Centro Ovale che nulla, ma proprio nulla, apporta dal punto di vista commerciale e merceologico rispetto agli altri centro commerciali (e sono molti) presenti nelle immediate vicinanze.

Il DFE ha messo a segno una vera e propria autorete. La responsabile del DFE ha dimostrato ancora una volta (e lo diciamo pur essendo lontani da simili concezioni della politica) la più assoluta mancanza di duttilità e conoscenza della realtà politica e sociale del paese. E non è la prima volta.

Per questo dovrebbe, seriamente, valutare l’opportunità di dimettersi qualora questo suo improvvido atteggiamento dovesse avere delle ripercussioni economiche e sociali di grande portata.

 

 

Bellinzona, 11 settembre 2012

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