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Che ormai l’offensiva contro le condizioni di lavoro, ed in particolare contro i livelli salariali, sia uno dei punti cardini della politica padronale appare evidente anche guardando le proposte che vengono avanzate nei settori nei quali finora, almeno sulla carta, veniva regolamentato.

 

Il prossimo anno vi sarà la discussione sul rinnovo del Contratto collettivo di lavoro per il settore alberghiero e della ristorazione. Si tratta di un contratto già di per sé debole dal punto di vista della difesa degli interessi dei salariati. Basti pensare che il salario minimo per un lavoratore non qualificato   – la maggioranza –  è di 3’400 e che la 13° mensilità (decisa nel principio già da qualche anno) è stata generalizzata solo a partire dal 2012. A tutto questo si deve aggiungere il fatto – decisivo per qualsiasi contratto collettivo di lavoro – della sua    assolutamente disastrosa applicazione. Tutte le indagini mostrano in effetti che le disposizioni previste dal CCL – pertanto non eccezionali  come abbiamo visto – vengono comunque sistematicamente disattese.

Ebbene, per questo rinnovo, i padroni stanno già da tempo affilando le armi. Utilizzando come ariete la crisi del turismo che si sta manifestando in Svizzera, vogliono fare marcia indietro su molti aspetti del contratto, a cominciare proprio dalla 13 mensilità.

Una dimostrazione particolare di questo atteggiamento è fornita dal padronato ticinese. Il gruppo Luganese di Gastrosuisse Ticino, ha già proposto di diminuire in modo importante i salari proponendo l’introduzione di un salario minimo di 1’500 franchi mensili per il personale non qualificato e di 2’250 per gli ausiliari di cucina; a questo si aggiungerebbe la diminuzione delle vacanza di una settimana  e la possibilità di ridurre ulteriormente i salari per i locali chiusi di sera.

Come andranno  a finire le cose nell’ambito delle trattative del prossimo anno è difficile dirlo. Certo le proposte dei ristoratori luganesi sono estreme: ma un orientamento al ribasso, e anche forte, è ormai acquisito da tutto il padronato del settore. Appare assai evidente che la 13a mensilità, generalizzata dopo anni di discussioni, rischia di essere nuovamente rimessa in discussione, rappresentando in questo caso una diminuzione salariale dell’ordine del 10%.

Senza dimenticare poi che il settore conosce orari di lavoro estremamente lunghi (42 ore per le aziende “normali”, ma fino a 45 ore per le aziende che rivestono un carattere “stagionale”), sempre più  intensi e flessibili proprio a causa delle difficoltà del settore.

Stesso orientamento nel settore dell’industria grafica, dove l’associazione padronale (VISCOM) si prepara a battagliare in occasione delle imminenti trattative per il rinnovo del contratto nazionale di categoria.

Diverse le proposte (almeno in parte), ma uguale l’obiettivo: diminuire i costi salariali attraverso una decurtazione del salario versato ai lavoratori per ora lavorata.

La proposta è quindi quella di aumentare l’orario settimanale di lavoro (aumentandolo dalle attuali 40 ore a 42) e di diminuire fortemente l’indennità per il lavoro notturno (assai diffuso nel settore, in particolare per la stampa dei quotidiani).Qui, secondo VISCOM, i supplementi dovrebbero scendere dall’attuale 75% ad un semplice 25%, cioè quanto in realtà già prevedono le disposizioni di legge.

Siamo sicuri che l’offensiva padronale non si limiterà a questi due settori. In tutti gli ambiti il padronato vuole ritrovare spazi in materia salariale per difendere e migliorare la redditività dei propri investimenti e un tasso di remunerazione del capitale competitivo.

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