Tempo di lettura: 4 minuti

Pubblichiamo qui di seguito la presa di posizione del coordinamento cantonale dell’MPS in merito al comunicato della procura pubblica in merito alle aperture domenicali nei centri commerciali.

 

Il Movimento per il socialismo (MPS) ha preso atto del comunicato del Ministero pubblico che informa sulle sue conclusioni in merito alla diverse istanze di intervento presentate da Matteo Pronzini (deputato MPS) e dall’MPS stesso attraverso altri scritti.

L’MPS prende atto con stupore delle conclusioni del procuratore Andrea Balerna il quale dà l’impressione di non aver capito (o di far finta di non capire) che le cose, mentre  la procura  “indagava” in questi lunghi mesi, sono radicalmente cambiate. Questo dopo che il Dipartimento delle Finanze e dell’Economia (DFE) e l’ispettorato del lavoro hanno annunciato che sia al FoxTown che al Centro Ovale i negozi operano in una situazione di illegalità rispetto alla Legge federale sul lavoro (LL).

Appare quindi perlomeno strano che il procuratore  pubblico affermi che “Per quanto riguarda la possibile infrazione alla legge sul lavoro da parte dei datori di lavoro, il Ministero Pubblico ritiene, prima di eventualmente esprimersi, di dovere attendere l’esito della procedura amministrativa iniziata dall’Ufficio dell’ispettorato del lavoro, conformemente allo spirito della legge sul lavoro”. Certo, deve attendere la procedura in materia di responsabilità penali (qualora i negozi non ottemperassero alle indicazioni che, prima o poi, il DFE e l’Ispettorato intimeranno loro – di questo passo saremo tutti morti per quel giorno…), ma non ci si venga a dire che non ci si può pronunciare su “possibili infrazioni alla legge sul lavoro” quando ad ammettere tali infrazioni sono addirittura coloro che le hanno commesse…

Ricordiamo infatti, a beneficio della procura, che in questi mesi i responsabili di questi centri commerciali hanno espressamente ammesso (in conferenze, dibattiti, interviste, ecc.) di essere consapevoli e coscienti che i negozi che lavoravano nei centri commerciali da loro diretti agivano in una situazione di illegalità. Nel caso del Centro Ovale, i giornali hanno addirittura riportato le dichiarazioni dei responsabili del centro che minacciavano sanzioni contro quei negozi che non avessero aperto la domenica. Si tratta, in poche parole, di rei confessi.

L’intervento, a inizio settembre 2012, del DFE ha, come detto, posto tutta la vicenda sotto una luce diversa. E dichiarare, come fa la procura che “Per quanto attiene invece alle possibili responsabilità penali in seno all’amministrazione per la tempistica dell’intervento, il Ministero Pubblico non ha rilevato gli estremi di alcun reato penale” è assolutamente ridicolo e irrispettoso di uno stato di diritto degno di questo nome.

Perché da  settembre 2012 in poi, il DFE (cioè l’autorità di vigilanza sulla applicazione della Legge federale sul lavoro), non ha cessato di ripetere che:

– il lavoro domenicale nei centri commerciali non è legalmente possibile. Chi ha occupato personale di domenica in modo permanente negli ultimi anni lo ha fatto in una palese situazione di illegalità

– il Centro FoxTown, si ritrova – per quel che riguarda il lavoro domenicale – in una situazione di illegalità praticamente da sempre

– la legalità è un valore superiore e altre considerazioni (di carattere politico, sociale, ecc.), per quanto rispettabili e comprensibili, non possono minimamente far venir meno il rispetto della legge

Queste considerazioni pubbliche non possono essere bellamente ignorate, come ci pare si stia facendo, dalla Procura pubblica che, val la pena ricordarlo, non è organo politico, né sindacale, né può avere un potere di apprezzamento che travalica la lettera della legge ed una sua interpretazione non troppo fantasiosa.

Ed allora, ecco qualche semplice pista di riflessione all’attenzione del procuratore Balerna (e dei suoi collaboratori, di grado inferiore o superiore):

– quando il DFE si è accorto che al FoxTown e al Centro Ovale il personale veniva occupato di domenica in una chiara situazione di illegalità?

– come autorità di vigilanza sull’applicazione della Legge sul Lavoro, il DFE ha avviato le procedure previste in questo caso?

– sulla base di quali considerazioni di ordine giuridico (cioè di un atteggiamento conforme alla legge) ha rinunciato negli ultimi quindici anni a far rispettare le disposizioni sul lavoro domenicale contenute nella Legge sul Lavoro?

– è per caso intervenuto qualche autorità superiore a quella dell’Ispettorato del Lavoro cantonale per autorizzare la mancata sanzione, giustificandola, di tale infrazione  della quale  il DFE aveva preso conoscenza? Questa autorità superiore (la SECO) aveva l’autorità per farlo e, facendolo, agiva nel rispetto della Legge sul lavoro?

E ancora, in riferimento all’attuale “tempistica” e ai suoi sviluppi:

– dal 1° aprile 2012 è noto persino ai paracarri che al Centro Ovale si lavora la domenica in dispregio delle disposizioni della Legge sul Lavoro. Un’evidenza che una semplice consultazione del Foglio Federale del mese di marzo 2012 avrebbe permesso di confermare. Da allora questa infrazione è continuata. Ora, con le recenti decisioni dell’Ispettorato del lavoro (controlli spalmati fino a febbraio 2013), questa situazione di illegalità compirà perlomeno un anno. Con le procedure di ricorso e di verifica potremmo giungere fino ad un anno e mezzo.

La domanda che ogni cittadino e ogni cittadina di questo cantone può porsi (e che noi giriamo allo stimato procuratore Balerna) è la seguente: è possibile agire in una situazione di manifesta illegalità per un anno e oltre senza incorrere in una decisione che metta fine a questa situazione? Lasciamo al Procuratore Balerna la risposta.

Potremmo continuare con numerose altre domande. L’MPS non fa molto affidamento sulla giustizia in una società come la nostra. Sappiamo quali pressioni, interessi di vario genere pesano sulla magistratura. D’altronde la scelta stessa dei magistrati, malgrado i mutamenti degli ultimi anni, avviene sulla base di chiari orientamenti partitici e politici.

Ma malgrado questo nostro scetticismo di fondo, mai ci saremmo aspettati di vedere – come conferma il comunicato della Procura – un legame così intimo tra decisioni di ordine giuridico e considerazioni di ordine strettamente politico.

Invitiamo la procura a farci sapere se ritiene legittimi i quesiti che abbiamo posto in questa presa di posizione o se ci tocca, ancora una volta, farlo attraverso una segnalazione che, a quel punto, dovrà essere ben più approfondita.

Non possiamo infine non rendere noto come l’atteggiamento della Procura costituisca per noi l’elemento fondamentale che ci spinge a chiedere una verifica ancora più approfondita sul comportamento passato e presente della SECO. Lo faremo presso gli organi federali competenti.

 

Bellinzona, 2 ottobre 2012

Print Friendly, PDF & Email