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Il numero di settembre de La Vie économique ha pubblicato un articolo sugli effetti della 4a revisione parziale della legge sull’assicurazione disoccupazione (LADI) intitolato La 4a revisione parziale della LADI: effetti sugli assicurati e le finanze dell’assicurazione disoccupazione (1). Redatto da due collaboratori del SECO, sembra più un rapporto agli azionisti di una grande assicurazione privata, che il rapporto di un assicurazione sociale.

 

Cinismo

Gli autori dello studio si felicitano beatamente dell’impatto, da loro considerato ridotto, della revisione, sugli assicurati. Peccato che 13’000 persone si siano ritrovate subitamente senza indennità nel mese di marzo 2011, e tra i 1000 e i 2000 disoccupati al mese, nei dodici mesi seguenti (la ricerca considera il periodo fino a marzo 2012) abbiano perso il diritto all’indennità a causa di questa revisione. Questi dati, di per sé già drammatici, sono in seguito commentati con una buona dose di cinismo, con considerazioni come “La maggioranza degli assicurati in fine di diritto avrebbe, in principio, subito la stessa sorte, solo un po’ più tardi. In effetti, dopo un anno di disoccupazione, è sovente più difficile trovare un impiego”. Letto in chiaro: se non avete ritrovato un impiego entro 12 mesi per noi siete spacciati, quindi è inutile prolungare le sofferenze. Delle considerazioni con un sapore di eugenismo assicurativo.

Sulla stessa lunghezza d’onda le considerazioni sui gruppi più colpiti dalla revisione tra i quali spiccano i giovani (15-24 anni) come fascia d’età più penalizzata. Anche in questo caso il commento è raggelante: “È necessario precisare che, in regola generale, i primi ritrovano più rapidamente un impiego che i secondi (assicurati di più di 26 anni, n.d.r.)”. Letto in chiaro: se siete giovani e siete tra quelli che non riescono a trovare subito un lavoro arrangiatevi: lavativi!

Non una parola di commento sulle regioni più colpite dalla revisione: la Svizzera Romanda e il Ticino, ma forse è un bene altrimenti avremmo avuto diritto a dei commenti sullo stile di quelli della Troika greca.

 

Cupidigia

La cosa che preoccupa di più in questo rapporto è la riaffermazione di una nuova visione della natura stessa dell’assicurazione disoccupazione che appare chiaramente in questo articolo. L’affermazione “Le misure di economia messe in campo mirano a rinforzare il principio di assicurazione” è      limpida. L’assicurazione disoccupazione deve essere vista sempre di più come un’assicurazione pura e non un’assicurazione sociale. In questo senso i vincoli dati dal meccanismo del freno all’indebitamento (vedi riquadro 1) agiscono come un mandato degli azionisti di un’assicurazione privata alla ricerca di utili e determinano la politica dell’assicurazione disoccupazione al di fuori di una logica sociale che vorrebbe un intervento a sostegno dei bisogni della popolazione in un momento di crisi economica.

Anche la scelta dei grafici va in questo senso. Particolarmente illuminante è il grafico intitolato Risultati dell’assicurazione disoccupazione 2003-2016 che riproduciamo nel riquadro e che tende a mostrare un’assicurazione che, in un certo senso “fa degli utili”. Gli azionisti, vale a dire un   padronato  che non sarà      chiamato a contribuire maggiormente a finanziare un’assicurazione chiamata a fornire una reddito sostitutivo alle persone che loro, come classe, fanno diventare dei disoccupati, applaudono!

Il rapporto si conclude con un’altra buona di cinismo: “La sua entrata in vigore (della revisione n.d.r.) abbia avuto luogo in un periodo opportuno in termini congiunturali ha in particolare contribuito a questo buon risultato.”.

Al di là del fatto che nessuno poteva prevedere il fatto che la Svizzera avrebbe retto “meglio” a questa prima fase della crisi, non toglie nulla agli effetti concreti presenti e futuri su tutti coloro che hanno perso il diritto, coloro che non riusciranno con la nuova legge ad aprire un nuovo diritto e a tutti quelli che si ritrovano e si ritroveranno con meno indennità in un contesto economico in continuo peggioramento.

 

*L’articolo in francese può essere scaricato al seguente indirizzo: http://www.lavieeconomique.ch/fr/editions/201209/pdf/Devaud.pdf

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