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Lo scorso 5 ottobre, in occasione della Giornata mondiale degli insegnanti,  la Commissione Europea ha pubblicato la relazione 2011/12 sugli stipendi e sulle indennità degli insegnanti e dei capi di istituto in Europa (Teachers’ and School Heads’ Salaries and Allowances in Europe 2011/12, v. in allegato).

La relazione è stata realizzata dalla rete Eurydice della Commissione europea, che fornisce informazioni ed esamina i sistemi di istruzione europei e le relative politiche. La rete è costituita da 38 unità nazionali con sede nei 34 paesi che partecipano al programma dell’UE per l’apprendimento permanente (Stati membri dell’UE, Croazia, Serbia, Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera e Turchia). La Serbia e la Svizzera (chissà perché ?) non hanno partecipato alla relazione 2011/12 sugli stipendi e sulle indennità degli insegnanti e dei capi di istituto in Europa.

Dai dati emerge che, in questo contesto di crisi, nella grande maggioranza dei  paesi europei gli insegnanti sono stati pesantemente colpiti  da riduzioni o congelamenti dei salari.

I tagli sono più pesanti nei paesi più colpiti dalla crisi finanziaria, il che ci può far pensare che un’estensione della crisi a paesi finora relativamente risparmiati dai tagli draconiani imposti dall’Ue condurrà a nuovi attacchi alle condizioni di lavoro degli insegnati anche in altri paesi.

In ogni paese le condizioni di lavoro del personale docente sono attaccate in modo diverso. Se nella maggioranza dei paesi i tagli si sono concretizzati nel congelamento dei salari e/o la non concessione del rincaro, in numerose situazioni i tagli sono andati ancora più a fondo con mutamenti di fatto strutturali nelle condizioni salariali del personale insegnante.

Cosi, ad esempio, in Grecia gli insegnanti  hanno visto i loro stipendi di base diminuire del 30% e che non hanno più visto, e temiamo non la rivedranno per un po’, né la gratifica natalizia e nemmeno quella pasquale. Se pensiamo che il salario minimo annuo di un insegnante greco è di 14’104 Euro (può giungere al massimo a 25’756 euro dopo 33 anni di onorato servizio) si può capire cosa significa una decurtazione di un terzo dello stipendio  e quanto può pesare l’ulteriore eliminazione delle gratifiche periodiche (Pasqua e Natale). Senza parlare dell’arroganza di chi continua a dire che i Greci hanno vissuto finora “al di sopra delle loro possibilità” e che sarebbe venuto il momento di tornare con i piedi per terra. Un ulteriore elemento che permette di comprendere come mai il tasso di suicidi dall’inizio della crisi greca sia aumentato esponenzialmente.

Nell’ormai decaduta Tigre celtica (l’Irlanda) sono stati i nuovi assunti a essere i più colpiti. Lo stipendio dei nuovi insegnanti è stato ridotto del 13%, mentre gli insegnanti nominati dopo il 31 gennaio di quest’anno hanno subito un ulteriore taglio del 20% in seguito alla soppressione delle indennità di qualifica.

Nello Stato Spagnolo i salari degli insegnanti (e degli altri dipendenti pubblici) sono stati ridotti del 5% nel 2010 e da allora sono congelati.

In Portogallo, oltre alle riduzioni generalizzate dei salari nel 2012, non saranno versate né 13a e nemmeno 14a. Anche in questo caso la 13a e la 14a non sono certo un lusso dato che il salario minimo annuo di un insegnante portoghese è di 21’261 Euro,  arrivando ad un massimo di 43’285 euro (dopo 33 anni di servizio), a fronte di un salario medio che si aggira intorno ai 30’000 euro annui.

Ci sono poi stati ulteriori attacchi alle condizioni di lavoro sotto forma tagli di varie indennità che in molti paesi costituiscono una fetta importante (fino al 50%) della retribuzione finale netta o ancora ai regimi pensionistici, come ad esempio nel regno unito dove il governo intende aumentare i contributi pensionistici dei docenti del 50% da oggi al 2014, una riduzione di 100 Sterline nette al mese.

In un momento dove inizia a manifestarsi in più paesi e regioni europee una vera carenza di nuovi insegnanti, Androulla Vassiliou, Commissaria responsabile per l’Istruzione, la cultura, il multilinguismo e la gioventù non nasconde la sua preoccupazione per la degradazione delle condizioni di lavoro del corpo insegnante: “La retribuzione e le condizioni di lavoro degli insegnanti dovrebbero costituire una priorità assoluta al fine di attirare e trattenere i migliori in questa professione. Ma per attirare gli insegnanti migliori non basta solo la retribuzione: è indispensabile che le aule siano ben attrezzate e che gli insegnanti possano far sentire il loro parere sulla modernizzazione dei programmi di studio e sulle riforme dell’istruzione.”

In questa triste prospettiva si inserisce anche se la Svizzera che – come detto – non ha partecipato all’allestimento di questa relazione sugli stipendi. Sono infatti numerosi i cantoni nei quali i docenti hanno visto e vedono le loro prestazioni salariali (dirette o indirette – come quelle della cassa pensione) peggiorare. In molti cantoni romandi vi sono discussioni relative a modifiche dei regolamenti delle casse pensione e si annunciano tagli sugli stipendi.

E nel nostro cantone? Siamo veramente in controtendenza? Diremmo proprio di no se pensiamo all’attualità. Modifica della cassa pensione e decurtazione del 2% sui salari colpiscono tutti i dipendenti del cantone e quindi anche gli insegnanti. Insegnanti che, negli ultimi anni, hanno visto le loro condizioni peggiorare con decurtazioni varie e con, addirittura, un aumento dell’onere di insegnamento (elemento che praticamente tutti, quando parlano degli insegnanti, fanno finta di dimenticare).

Qualcuno ci ricorderà tuttavia che con il Preventivo 2013 (effetto Bertoli sottolineano gli stessi…) le cose cambieranno: sparirà la penalizzazione di due classi per i nuovi insegnanti. Ma, aggiungiamo noi, solo per i nuovi: i “vecchi” nuovi insegnanti si porteranno dietro questa palese ingiustizia (in atto ormai da una quindicina d’anni) per tutta la loro carriera.

Quanto alle altre misure annunciate in pompa magna qualche mese fa dal nuovo ministro (diminuzione del numero di allievi per classe nel primo biennio delle medie e aumento del       salario per gli insegnanti delle        elementari) bisognerà aspettare almeno ancora due anni (2’014/2015).  Anno, quest’ultimo, elettorale. È detto tutto.

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