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Le pressioni esercitate da mesi hanno alla fine portato i loro frutti. Così l’Associazione delle cliniche private del  canton Ticino (ACTP guidata dalla intramontabile ciellin-pipidina Mimi Lepori) è riuscita nel suo intento di peggiorare le condizioni di lavoro (in particolare per quel che riguarda orari e flessibilità degli orari) del personale attivo nelle cliniche private.

 

Il rinnovo del contratto collettivo di lavoro (CCL) ha visto infatti accolti diversi postulati padronali, in particolare quelli che puntavano ad una intensificazione del lavoro ed una maggiore flessibilità. Significative,  in questa direzione, le modifiche che investono l’organizzazione dell’orario di lavoro. Così con il nuovo CCL la durata massima del lavoro su 7 giorni viene portata dalle attuale 45 ore a 48 (un aumento di circa il 10%); lo stesso discorso vale per la durata media del lavoro che viene portata dalle attuali 40 ore nell’arco di 26 settimane ad una durata media di 40 ore nell’arco dell’intero anno.  Non secondaria poi la diminuzione della durata del riposo notturno che passa dalle attuali 11 ore a 10 ore

Tutti questi cambiamenti, che come detto investono l’organizzazione del lavoro, hanno un unico obiettivo: piegare il personale alle esigenze organizzative delle cliniche, ottimizzare l’uso del personale evitando un aumento degli effettivi, intensificare ritmi di lavoro. Alla fine dell’esercizio vi, è per le cliniche, un aumento di produttività che significa diminuzione dei costi.

Tutto questo è contenuto nel rinnovo contrattuale che, come contropartita, non ottiene praticamente nulla, se si eccettuano alcuni aumenti di indennità di picchetto (domenica, che tuttavia compensa l’annullamento del picchetto finora previsto per il sabato) e alcuni nuovi congedi concessi in momenti particolari (morte del coniuge, di parenti stretti, ecc.).

Con questo rinnovo contrattuale non solo le condizioni di lavoro nel settore delle cliniche private peggiora, ma la sua distanza rispetto al CCL  nel settore pubblico (quello legato all’Ente Ospedaliero Cantonale) aumenta significativamente, proprio il contrario di quanto si voleva raggiungere nella fase iniziale delle trattative.

Su questo risultato pesa un atteggiamento sindacale sostanzialmente rinunciatario, giocato tutto in difesa come ormai avviene nel settore, sia in quello pubblico che in quello privato, da molto tempo.  La paura di un vuoto contrattuale (sovente minacciato dalla controparte) spine le organizzazioni sindacali a mettere la “salvezza” del CCL prima di qualsiasi altra considerazione e ad un atteggiamento fondamentalmente di accettazione dello status quo. Un punto di partenza che non può che favorire la parte padronale la quale, nel vuoto di proposte migliorative da parte sindacale, si inseriscono con le loro proposte peggiorative che, alla fine, approdano sempre ad un risultato a loro favorevole, penalizzando in questo modo i lavoratori e le lavoratrici.

Eppure la frequentazione dell’assemblea cantonale nel mese di novembre sembrava un possibile punto di partenza per la costruzione di un percorso di mobilitazione diverso. Ma, come detto, alla fine ha prevalso nelle direzioni sindacali la volontà di “salvare” un CCL che, di fatto, tende sempre più a limitare i margini di regolamentazione e di protezione favorevoli ai lavoratori. Una dinamica che, a termine, rischia di svuotare il CCL di qualsiasi contenuto.

L’accordo concluso per il settore privato rischia di avere prima o poi gravi conseguenza anche per il settore pubblico.

Qui il processo di razionalizzazione è ormai in atto e passa non solo attraverso le proposte di accorpamento, fusione, degradazione dei vari istituti ospedalieri; ma anche attraverso una razionalizzazione dell’utilizzazione del forza-lavoro. Questo significa prolungamento del tempo di lavoro e maggiore flessibilità dello stesso. Il tutto teso ad aumentare la redditività del lavoro stesso ed i margini di profitto.

Proprio quanto ha codificato il nuovo contratto collettivo di lavoro valido per le cliniche private.

Più che mai urgente un radicale cambiamento della politica sindacale prima che questa porti a nuove brutte sconfitte.

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