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Il dibattito sul futuro dell’Officina di Bellinzona continua. In queste ultime settimane il panorama si è arricchito di nuovi elementi, in particolare l’apparizione del progetto LAGO e dello studio AREA; questi elementi hanno gettato, unitamente all’atteggiamento delle istanze delle FFS, nuove ombre sul futuro. Anche alla luce degli esiti dell’incontro di  mediazione dei martedì 22 gennaio, vale la pena fare il punto sugli aspetti concreti e di fondo della situazione.

 

Dal centro di competenze…

 

Come si ricorderà lo studio sul futuro dell’Officina di Bellinzona presentato (ormai più di due anni fa) dalla SUPSI prevedeva diversi possibili scenari. Vi era una opzione di totale autonomia rispetto alle FFS; vi era quello del cosiddetto  “declino progressivo” e vi era quello della creazione di un centro di competenze nel settore della mobilità attorno alla stessa Officina.

Tra questi tre scenari la preferenza venne data (da tutte le parti in causa) allo scenario relativo alla creazione di un centro di competenze nel settore della mobilità. Questa scelta resta, almeno sulla carta, il punto di riferimento fondamentale al quale aderiscono tutte le parti in causa: i lavoratori dell’Officina, le FFS, il governo ticinese.

Sulla base di questo accordo è iniziato il lavoro concreto (affidato a Christian Vitta) teso ad immaginare questo centro di competenze, delinearne i contorni concreti, i possibili partecipanti (nel settore pubblico ed in quello privato) , le prospettive concrete di investimento e sviluppo.

Fin dalle prime battute di questo studio (nelle sue prime presentazioni e discussioni, per altro ancora in corso) si sono fronteggiate due visioni diverse di questo progetto. La prima, difesa dai lavoratori delle Officine e attorno alla quale, almeno in un primo tempo, sembrava essersi orientato il lavoro di Vitta, vede nell’Officina il nucleo centrale, propulsore ed ordinatore di questo centro di competenze. Nessuna sovrapposizione, evidentemente, tra Officina e centro di competenze; ma la consapevolezza che la difesa e lo sviluppo delle peculiarità produttive dell’Officina sono un elemento centrale dello sviluppo del centro di competenze.

La seconda  visione, che appartiene alle FFS, vede il centro di competenza come un progetto industriale di tipo sostanzialmente regionale, al quale le FFS possono partecipare e collaborare nella misura in cui il suo sviluppo concorda con i progetti aziendali delle FFS, compresi quelli relativi al futuro dell’Officina e delle sue attività. In questo senso la visione delle FFS non implica assolutamente la centralità dell’Officina al progetto di centro di competenze.

Si tratta di due visioni radicalmente diverse e, a lungo andare, conflittuali. Due visioni sulle quali  il Dipartimento di Laura Sadis, pur non propendendo apertamente per una delle due, ha mostrato di gradire la seconda; non foss’altro dimostrando tutta la sua “comprensione” per gli argomenti “aziendali” delle FFS. La realtà è sotto gli occhi di tutti: il governo del Cantone e repubblica del Ticino ha un atteggiamento di netta subordinazione alle FFS e non solo in questa vicenda dell’Officina. Basta che le FFS promettano e facciano balenare agli occhi del governo investimenti miliardari (come avvenuto di recente) che subito scatta l’effetto zerbino: ci si prostra e si accetta il punto di vista delle FFS.

 

…al declino programmato

 

In questo contesto appare evidente che i progetti delle FFS per l’Officina di Bellinzona non si lasciano minimamente influenzare dalle prospettive legate al futuro centro di competenze. Le FFS vanno per la loro strada ed il risultato è che, seppur formalmente sostenitrici della variante centro di competenze, stanno spingendo verso una prospettiva più concreta di un “declino programmato” dell’Officina di Bellinzona.

A rendere questa prospettiva chiara, malgrado questi studi e progetti siano ancora ufficialmente in fase di gestazione, sono i progetti LAGO ed AREA dei quali, come detto, si è sentito parlare in queste ultime settimane.

Tradotti in scelte concrete questi due progetti, tra di loro logici e conseguenti, significano questo: riduzione delle attività produttive all’Officina e utilizzazione dello spazio liberato per attività di carattere immobiliare. Naturalmente le FFS giurano e spergiurano di non volere questo: ma chi crede ad un’azienda che negli ultimi dieci anni, proprio attorno all’Officina di Bellinzona, ha sostenuto tutto ed il contrario di tutto, è altrettanto in malafede quanto le stesse FFS.

Il progetto LAGO, al di là delle contorsioni – per altro ancora non chiarite – afferma in modo ormai chiaro che la lavorazione dei carri alle Officine dovrà essere abbandonata. Ragioni produttive, di redditività, di impossibile confronto con la concorrenza: tutte affermazioni che, nel 2008, avevano un segno esattamente opposto. Come non ricordare che il progetto del 2008 prevedeva esattamente il contrario: spostamento del settore locomotive e mantenimento, nell’ambito di una collaborazione con i privati, del settore carri? Naturalmente stiamo ancora aspettando l’autocritica delle FFS…

FFS che mostrano di voler andare nella direzione di un declino programmato anche per il modo in cui in questi ultimi anni hanno dato un contributo concreto a questo declino. A più riprese infatti i lavoratori dell’Officina hanno denunciato una sorta di stato di “abbandono” che colpisce lo stabilimento di Bellinzona. Basti citare i continui cambiamenti di direzione, le “fughe” di quadri dirigenti, il deteriorarsi del quadro organizzativo interno, la mancanza da parte dei dirigenti della volontà di avviare una reale politica di acquisizione di nuove opportunità produttive, l’assoluto insoddisfacente livello degli investimenti effettuati…ecc.

 

AREA: la prova del nove

 

Che il progetto delle FFS sia orientato in questa direzione e che tutto quanto viene affermato non sono che pure bugie tese a guadagnare tempo, lo conferma l’esistenza stessa dello studio AREA. Studio che non avrebbe alcun senso, né tantomento si  giustificherebbe, se le prospettive delle FFS non fossero chiare già sin d’ora su un punto: il necessario ridimensionamento, in termini produttivi ed occupazionali, dell’attuale sito produttivo dell’Officina. Lo spazio “liberato” sarebbe così pronto per coniugarsi con ghiotti progetti immobiliari.

È da questa visione, da questa evidente prospettiva già articolata, che nasce lo studio AREA, con  il  relativo gruppo ticinese di accompagnamento nel quale sono rappresentati tutti i partiti di governo, “destra” e “sinistra” comprese.

 

Far ripartire la mobilitazione

 

È evidente che, seppure in condizioni diverse, l’attuale situazione somiglia per molti aspetti a quella del 2008. Perlomeno da punto di vista delle intenzioni delle FFS. Non saranno certo le continue bugie a nascondere questo dato di fatto che, a chi non si lascia abbindolare dai comunicati e dalle frasi di circostanza, appare chiarissimo.

E come nel 2008 è più che mai necessario insistere nella strada della mobilitazione. Una mobilitazione che deve avvenire su obiettivi chiari e che deve coinvolgere sia l’interno che l’esterno dell’Officina.

Dal punto di vista delle rivendicazioni appare più che mai utile ribadirne due: il ritiro del progetto AREA (con il conseguente scioglimento del gruppo di accompagnamento) ed un sostegno chiaro al centro di competenza da parte delle FFS, con l’esplicito accordo che l’Officina diventi il reale centro propulsivo di questo progetto.

Attorno a queste esigenze minime, da ribadire all’indirizzo delle FFS e attorno alle quali rilanciare la mobilitazione del personale, occorrerà allargare nuovamente la mobilitazione sociale. Il pronunciamento per ora positivo della città di Bellinzona a favore del mantenimento del sedime dell’Officina nell’attuale destinazione deve diventare oggetto di una mobilitazione sociale, dei bellinzonesi e di tutti i ticinesi. Solo ribadendo con forza questa convinzione e questo orientamento sarà possibile riportare a più miti consigli le FFS.

 

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