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obama-big-brotherIl caso Snowden mostra fino a che punto gli Usa – gli United Stasi of America – sono disposti a spingersi per mantenere il controllo sociale e il primato mondiale a fronte di un mondo in rapida evoluzione.

La battuta, dopo le rivelazioni di Edward Snowden, sta diventando di dominio pubblico negli Stati Uniti: Usa significa United Stasi of America.

Un sarcasmo che evoca le prodezze della polizia politica dell’ex Ddr che aveva schedato milioni di cittadini di quel paese. La pubblicazione degli schemi di funzionamento e di controllo del software Prism, gestito dall’Agenzia per la Sicurezza Nazionale (Nsa), ha aperto una voragine che ha coinvolto tutte le maggiori Internet Company, nessuna esclusa. Tanto che l’invito, recapitato alla Nsa, Cia e Fbi, a partecipare al prossimo meeting di hackers a Las Vegas coglie, mediante l’ironia provocatoria degli organizzatori, uno degli aspetti centrali dell’intera vicenda. Le leggi sulla privacy, sull’inviolabilità delle mail, delle chat, dei dati personali sono fatte per essere violate innanzitutto da coloro che dovrebbero farle rispettare. Ma la domanda che circola insistentemente riguarda più le motivazioni che stanno alla base dell’attivazione di un programma di controllo di massa che ha bisogno di migliaia di addetti, infrastrutture e supporti tecnologici che costano miliardi di dollari. A che serve controllare le mail, le chat, skype, facebook, twitter, i telefoni, gli accessi a YouTube, l’uso delle carte di credito e del bancomat di milioni di cittadini americani e non? Si è andati cioè decisamente oltre le classiche attività spionistiche tra Stati o aziende, che pure prosperano e sono integrate nel software di Prism.

Le risposte fornite sono più di una. Robert McChesney, docente di comunicazione all’Università dell’Illinois e co-editore di Montly Review, in un’intervista pubblicata da Open Democracy sostiene che l’intreccio tra grandi imprese e apparati dello stato è talmente fitto e denso che le Internet company rappresentano “il midollo osseo del capitalismo contemporaneo” e del sistema di sicurezza statale. Non solo Goldman Sachs, Bank of America, General Motors sono “troppo grandi per fallire” senza provocare inimmaginabili danni all’economia e alla sicurezza del paese ma anche Microsoft, Google, Facebook, Amazon, eBay. A ciò si può aggiungere che 12 delle 31 società americane quotate in borsa che valgono più di 100 miliardi di dollari sono delle Internet company. Infatti si registra un forte consolidamento delle relazioni tra le grandi aziende digitali e lo Stato che si articola in commesse, appalti, scambi di informazioni, programmi di screening di massa degli stili di vita, delle scelte, delle opinioni. Con queste premesse il passo verso il controllo sociale, reso possibile dalle nuove tecnologie, è breve. Ancor di più in tempi di crisi profonda del capitalismo in cui la produzione di merce-informazione diventa strategica non solo per la produzione in generale ma anche per la stabilità dei sistemi politici e istituzionali.

C’è tuttavia un secondo aspetto che traspare dagli editoriali meno reticenti pubblicati in questi giorni sui media main stream del web e della carta stampata. Un aspetto che implica una seconda risposta alla domanda iniziale. Dopo che la prima dichiarazione di Obama una volta scoppiato il caso: “Vale la pena di rinunciare a un po’ di privacy per una maggiore sicurezza” si è dimostrata insostenibile se non controproducente. Gli Stati Uniti nei prossimi anni saranno chiamati a delle sfide in campo politico ed economico che non possono essere vinte facendo affidamento solo sui ruoli di potere in campo internazionale che ancora oggi detengono. La crescita economica dei Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) avrà necessariamente uno sbocco politico difficile da prevedere, anche se non è affatto scontato che questo gruppo di paesi traduca necessariamente in termini lineari la crescita economica, il possesso di risorse naturali strategiche in peso politico e militare. Ancora troppo diversi sono tra loro i sistemi politici, le elite al potere e le contraddizioni interne. E’ comunque una sfida che si deve affrontare per mantenere l’egemonia pur in un mondo multipolare. Prism è uno degli strumenti che può, se non far vincere la sfida alla società americana, quanto meno porre dei paletti inaggirabili.

In che modo? Innanzitutto creando una sinergia tra società, mercato e sicurezza politica. Mantenendo il controllo del flusso mondiale delle informazioni, attualmente la maggior parte delle comunicazioni elettroniche nel modo passa attraverso società che hanno sede negli Stati Uniti. Acquisendo il maggior numero di informazioni sullo stato interno del paese in modo da orientarne le possibili evoluzioni. Se tutto questo dovesse riuscire anche solo in parte, senza scomodare i visionari che parlano già ora di guerre esclusivamente informatiche come strumenti di dominio planetario, il risultato sarebbe una riorganizzazione funzionale della potenza americana. Molto di più di un semplice tentativo.

Prism è stato pensato anche per questo. Il nome del software non è stato scelto a caso, si riferisce alla fonte di luce che passando attraverso un prisma si scompone in tanti raggi. La metafora suggerita è inversa al processo fisico reale: raccogliere tante fonti di dati, di conoscenze e, facendole passare attraverso Prism, ottenere un unico raggio. Ma qui – anche se solo simbolicamente – siamo nei paraggi di un immaginario da Grande fratello.

 

Tratto da www.ilmegafonoquotidiano.it 

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