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CoopSull’ultimo numero di Solidarietà, affrontando il temi degli adeguamenti salariali e delle relative trattative, avevamo affermato che l’ipotesi più probabile era che, alla fine, ai lavoratori sarebbero spettati gli aumenti decisi dai padroni. La mancanza di capacità e di volontà di mobilitazione da parte delle organizzazioni sindacali apriva infatti la strada a trattative il cui esito ci pareva già segnato nel senso indicato.

 

L’esempio COOP

Le organizzazioni sindacali (in particolare UNIA) hanno sempre presentato i rapporti contrattuali con COOP come un “modello” di relazioni positive, sia per i lavoratori e le lavoratrici che per le organizzazioni sindacali stesse. Una visione “ideologica” per molti aspetti, visto che le condizioni di lavoro e salariale a COOP non sono in assoluto le migliori del settore della grande e piccola distribuzione. Ma il fatto stesso di essere “firmatarie” di un contratto collettivo di lavoro (CCL) ha sempre posto COOP in cima alla lista degli imprenditori “amici” dal punto di vista sindacale.

Ora questa “rappresentazione” rischia di scontrarsi con la dura realtà. Non tanto perché altri siano migliori (non inganna nessuno la campagna della catena Lidl con la quale la stessa si vanta di aver introdotto un salario minimo di 4’000 franchi), ma, semplicemente, perché anche le organizzazioni sindacali sono costrette a rendersi conto che COOP non è molto diversa dagli altri.

D’altronde lo afferma il sindacato UNIA commentando sul suo sito un’inchiesta della stessa COOP sulla situazione dei sui dipendenti sia in materia salariale che per quel che riguarda il grado di soddisfazione. Infatti secondo questa inchiesta i lavoratori e le lavoratrici considerano i loro salari “molto bassi” e la soddisfazione in materia salariale ha raggiunto un livello “molto basso” e “preoccupante”.

Eppure, malgrado questo e un buon andamento degli affari, COOP ha rifiutato aumenti generali limitandosi a mettere sul piatto un 1% per adeguamenti salariali individuali, cioè decisi dalla direzione aziendale per i lavoratori e le lavoratrici considerati “meritevoli”. In altre parole i lavoratori e le lavoratrici di COOP quest’anno avranno diritto ad un aumento salariale nullo. E pensare che Vania Alleva, la copresidentessa di UNIA, aveva rivendicato, per la COOP, 80 francs di aumento per tutti più 100 franc per i dipendenti più anziani…Ovvero, quando non si ha nessuna idea di quello che si dice e si fa…

I delegati di UNIA hanno deciso di non ratificare questo accordo. Conseguenze: zero. COOP applicherà unilateralmente la sua decisione e il sindacato incasserà questa sconfitta senza reagire. Nulla è stato fatto per mobilitare i lavoratori prime e durante le trattative, nulla sarà fatto per protestare per un accordo ritenuto inaccettabile. Non male per una situazione contrattuale presentata, come detto, come esemplare dei rapporti azienda – sindacati.

 

Edilizia: un aumento miserevole di poco più di 20 franchi al mese

Anche qui le ambizioni di partenza erano importanti. Le organizzazioni sindacali, anche qui guidate da UNIA, avevano rivendicato 80 franchi al mese di aumento per tutti (pari circa all’1,5% del salario medio nazionale). Anche qui le premesse per costruire una mobilitazione erano buone, vista l’ottima salute di cui gode il settore ormai da anni.

Eppure, salvo uno striminzito “pranzo comune” su un cantiere di Zurigo, nessuna forma di mobilitazione ha cercato di sostenere le trattative per imporre aumenti adeguati a favore dei lavoratori.

Il risultato di questa situazione è stata la miserabile offerta padronale: un aumento generale dello 0,4% ed un altro individuale dello 0.4%. In altre parole: 20 franchi di aumento per tutti e altri 20 a disposizione delle aziende per “premiare” i lavoratori ritenuti più “meritevoli”. Un risultato di fatto corrispondente ad un quarto di quanto era la rivendicazione iniziale.

I padroni non sono disposti a concedere nient’altro: e le direzioni sindacali hanno deciso di abbassare la testa e proporre ai delegati dei salariati (che si riuniranno in assemblea tra qualche settimana) di accettare quest’accordo che loro stessi qualificano di “non molto buono”.

La conclusione di questi due accordi, pertanto in settori retti da CCL importanti  e dove si può contare con una presenza sindacale da molti anni, mostra quanto oggi sia assolutamente impotente l’azione sindacale; un’impotenza frutto di orientamenti e di scelte assolutamente sbagliate.

Un’impotenza che si sta trasformando in un declino apparentemente inarrestabile, malgrado le agitazioni parolaie di qualche dirigente locale e nazionale.              

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