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monete-franchiI lettori e le lettrici di questo giornale sentono parlare della questione del salario minimo legale da ormai moltissimi anni. Possiamo dire che in Svizzera, proprio da queste colonne, se ne è cominciato a parlare. Tutti ricorderanno che la prima delle diverse iniziative popolari cantonali che hanno proposto l’introduzione del salario minimo legale fu lanciata proprio dall’MPS.

A questa seguirono poi i tentativi in altri cantoni: Vaud, Neuchâtel, Ginevra, Giura, Vallese. Poi, sulla base di queste esperienze, è venuta l’iniziativa popolare federale lanciata dall’USS e sulla quale voteremo l’anno prossimo.
Come si ricorderà la nostra iniziativa venne ritenuta irricevibile dal Parlamento cantonale. Alla nostra iniziativa si rimproverava di proporre un salario minimo concreto (4’000 franchi per 13 mesi sulla base di 40 ore settimanali). Per questa ragione le iniziative lanciate negli altri cantoni furono formulate in modo generico. In particolare in nessuna di esse veniva fissato un salario minimo, limitando la richiesta al principio dell’introduzione di un salario minimo e demandando poi alla legge la fissazione di un salario. Una procedura comune anche alla recente iniziativa dei Verdi ticinesi, ripresa tale e quale sul modello giurassiano.
Noi abbiamo sempre criticato l’impostazione di quelle iniziative. Limitandosi a introdurre il principio di un salario minimo esse prestavano il fianco ad un possibile sconvolgimento degli obiettivi per i quali erano state lanciate, rischiando di trasformarsi in strumenti di pressione sui salari più alti, spingendo questi verso il basso, contribuendo cioè allo sviluppo del dumping salariale. Come si ricorderà le iniziative popolari furono respinte in votazione a Ginevra e Vaud, mentre furono accettate nel Giura e nel canton Neuchâtel. Nel Giura non si è ancora trovata alcuna proposta concreta. Proposta che invece arriva ora dal governo a Neuchâtel. E che conferma i peggiori timori.

 

20 franchi all’ora, cioè 3’300 franchi al mese!

Il governo cantonale propone di introdurre un salario minimo legale di 20 fr l’ora, equivalente, sulla base di un orario medio di 42 ore settimanali, ad un salario mensile di 3’600 franchi. Naturalmente, val la pena aggiungere, se calcolato su 12 mesi. Se invece dovessimo giudicarlo sulla base di quello che tutti più o meno intendono quando indicano un salario mensile, cioè un salario versato per 13 volte, dovremmo dire che la proposta di Neuchâtel equivale ad un salario lordo mensile di 3’300 franchi.
Ora, la prima constatazione della pochezza di tale risultato, la offre lo stesso governo cantonale quando afferma che, secondo i calcoli fatti, questo salario minimo permetterà di migliorare la situazione di 2’700 persone, in maggioranza donne attive a tempo parziale. Certamente una buona cosa per queste lavoratrici. Ma, si dovrà riconoscere, si tratta di poca cosa in un cantone che conta oltre 90’000 posti di lavoro. In altre parole una riforma che tocca circa il 3% dei lavoratori e delle lavoratrici.
Le ragioni di questa limitata portata dell’introduzione del salario minimo in questo cantone è legata proprio alla fissazione di un livello estremamente basso. Infatti nel Canton Neuchâtel il salario mediano non è molto lontano da quello nazionale. Esso si elevava, nel 2010, a 5’785 franchi mensili, solo il 2,4% in meno del salario mediano nazionale che, sempre nel 2010, raggiungeva i 5’928 franchi. La nozione di salario mediano, seppur discutibile, può essere utile per capire come una determinata proposta si situa all’interno della stratificazione dei salari. Infatti il salario mediano è quel salario che divide esattamente a metà tutti i salariati. In altre parole, come nel caso concreto di Neuchâtel, significa che la metà dei salariati percepisce un salario superiore ai 5’785 franchi, l’altra metà si situa al di sotto.
Andando ancora più nel dettaglio nell’analisi dei dati scopriamo che nelle attività meno qualificate e più ripetitive (e meno pagate) il salario mediano complessivo a livello del cantone è di 5’034 franchi. Questo significa che il salario proposto è inferiore addirittura del 25-30% al salario mediano dei lavoratori meno qualificati.

 

Un contributo al dumping salariale

Sulla base dei dati e delle osservazioni che abbiamo brevemente ricordato, appare a tutti evidente che in un contesto come quello che viviamo, e che il canton Neuchâtel vive come tutti gli altri cantoni (siano essi frontalieri o meno), fissare un salario minimo legale così basso rispetto ai salari effettivamente versati, non può far altro che innestare una dinamica, a medio lungo termine, verso il basso per tutto il sistema salariale, senza che vi siano stati miglioramenti di grande portata grazie alla sua introduzione.
In altre parole un salario minimo così basso non farà altro che fissare un limite verso il quale guarderanno tutti i datori di lavoro al momento di fissare i salari dei nuovi assunti. A questo salario (legale) guarderanno tutti i padroni al momento di fissare o negoziare nei contratti collettivi di lavoro i salari minimi delle diverse categorie.
In altre parole questo salario (basso e al limite della sopravvivenza) sarà un potentissimo strumento di sostegno al dumping salariale e sociale che, a Neuchàtel come nel resto della Svizzera aumenta a un ritmo impressionante.
Questo risultato, al quale rischiano di seguirne altri simili – nel Giura ma anche in Ticino se l’iniziativa dei Verdi dovesse essere accolta, mostrano le responsabilità politiche di chi la questione del salario minimo la cavalca solo per opportunismo politico ed elettorale, preoccupandosi molto poco della reale situazione dei salari, delle loro dinamiche e delle dinamiche che tali proposte possono suscitare tra i lavoratori.

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