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flessibilità-300x196Secondo un recente studio pubblicato dall’Ufficio federale di statistica (UST) i lavoratori in Svizzera svolgono sempre più ore straordinarie. Si calcola che in media ogni lavoratore svolge durante l’anno una quarantina di ore di lavoro straordinario, anche se non tutte vengono retribuite come tali.

Facendo un rapido calcolo le ore straordinarie prestate annualmente si giunge ad un numero che corrisponde ad oltre 110 mila posti di lavoro a tempo pieno. Una migliore redistribuzione di queste ore di lavoro potrebbe portare a una riduzione importante del numero di coloro che non hanno un lavoro e che vorrebbero averlo (non solo quindi i disoccupati riconosciuti come tale, ma tutta una frangia di sottoccupati o di persone semplicemente uscite, scoraggiate, dal mercato del lavoro).
Secondo i calcoli effettuati dallo stesso UST assisteremmo ad un riduzione del tasso di disoccupazione dall’attuale 3% allo 0,4%.

Certo, è illusorio pensare che questo scenario possa automaticamente realizzarsi; e cioè che riducendo le ore di straordinario si creerebbero automaticamente nuovi posti di lavoro. Infatti non sempre le competenze richieste dai datori di lavoro sono immediatamente disponibili tra i disoccupati o le persone in cerca di lavoro. E’ pur vero comunque che per un datore di lavoro è meno costoso far svolgere qualche ora di straordinario a ognuno dei suoi dipendenti che assumere una nuova persona.

Ma, di là di queste prime considerazioni, è evidente come i pochi dati presentati mettano in risalto una grande contraddizione del nostro mercato del lavoro.
Da una parte infatti vi sono coloro che lavorano che sono sottoposti a ritmi di lavoro sempre più intensi e a un orario di lavoro che tendenzialmente si allunga e si flessibilizza; dall’altra aumentano le persone che rimangono senza lavoro o ne hanno troppo poco (con conseguenze sul loro salario, insufficiente per poter sbarcare il lunario). La forza lavoro viene fatta entrare o uscire dal mercato del lavoro a dipendenza delle esigenze del momento. I princîpi di una produzione just-in time (l’idea per cui tutto deve arrivare e succedere “giusto in tempo”) e svolta sulla base della domanda effettiva e non più pianificata a medio e lungo termine vengono applicati non solo alle risorse materiali ma anche alla forza lavoro.

L’aumento delle ore straordinarie non è quindi che una delle tante facce del lavoro flessibile. Obiettivo di questo modello di accumulazione è fondamentalmente quello di avere a disposizione il personale solo al momento di una domanda effettiva di lavoro e di retribuirlo solo per quella prestazione. Quindi se la domanda aumenta, aumento anche il personale o il suo orario di lavoro; se diminuisce, diminuisco il personale o il suo orario di lavoro. In poche parole si tratta di adattare il lavoratore o la lavoratrice, il suo orario di lavoro e la sua organizzazione del tempo, alle esigenze della produzione e di poter disporre della manodopera solo al momento del bisogno effettivo. Un obiettivo che, semplificando, può essere raggiunto in due modi: facendo lavorare di più chi lavora o facendo entrare e uscire dal mercato del lavoro le persone a dipendenza delle necessità produttive. Quindi aumento degli straordinari, felssibilizazzione degli orari di lavoro, lavoro su chiamata, lavoro interinale, part-time, ecc.

Un’attenzione particolare in questo ambito deve essere posta al lavoro part-time. Si tratta di una forma di lavoro particolarmente presente in Svizzera (un po’ meno in Ticino ma comunque importante e in costante aumento). In Svizzera infatti un terzo della forza lavoro ha un impiego a tempo ridotto. Già in altre occasioni abbiamo rilevato come la questione del lavoro a tempo parziale non vada affrontata in termini di scelta dei lavoratori o meglio delle lavoratrici come modalità di lavoro che permette, in linea teorica, di conciliare meglio impegni professionali e impegni famigliari. Il problema infatti non è tanto quello della scelta, ma soprattutto quello delle condizioni reali in cui il tempo parziale si svolge. Molto spesso infatti il lavoro a tempo parziale è anche lavoro con orari spezzettati, organizzato su chiamata e con poche garanzie di continuità. Per quanto riguarda la questione degli straordinari è ormai provato e risaputo che sono soprattutto i lavoratori e le lavoratrici a tempo parziale a svolgere il numero più importante di ore straordinarie. Questo perché hanno una maggiore flessibilità di orario e una più elevata esigenza di aumentare il loro salario. Senza contare che in molti casi le ore di lavoro in più svolte dai lavoratori a tempo parziale non sono retribuite come ore straordinarie. Si tratta quindi di una forma di lavoro che ben si adatta non solo alle esigenze dei dipendenti, ma anche e soprattutto alle esigenze di flessibilità dei datori di lavoro.

La conseguenza più evidente di questa situazione è l’aumento della pressione sui lavoratori e le lavoratrici. Il lavoro diventa più intenso e più denso, si riducono i tempi morti, i lavoratori non hanno mai tempo per svolgere lavori non strettamente legati al processo produttivo o per far fronte agli imprevisti. Diversi studi condotti sia a livello svizzero che europeo dimostrano come sono sempre più numerosi i dipendenti che lamentano tempi di consegna troppo stretti, ritmi di lavoro intensi e giornate di lavoro troppo lunghe. Questo ha chiaramente delle ricadute a medio e lungo termine sia sulla salute fisica dei lavoratori (si pensi per esempio ai disturbi muscoloschelettrici, mal di testa, mal di schiena,ecc) che su quella psicologica (ansia, tensione, insonnia, ecc,)
Una situazione che trova riscontro in un recente studio della Segreteria di stato dell’economia (SECO) che ha evidenziato un aumento negli ultimi 10 anni delle persone che percepiscono “spesso” e “molto spesso” situazioni di stress legate al lavoro. Rispetto al 2000 il 30% in più delle persone attive si sente stressato in maniera cronica, ovvero in maniera prolungata. La quota delle persone che non percepisce “mai” o “qualche volta” lo stress ha fatto registrare un calo dal 17.4% al 12.2%.
Tra i fattori che influenzano in maniera particolarmente significativa la percezione dello stress troviamo i lavori da svolgere durante il tempo libero, giornate lavorative di più di 10 ore (da 1-2 volte alla settimana fino a ogni giorno), istruzioni imprecise e il fatto di dover dimostrare di essere sempre all’altezza della situazione.

Sembra quindi evidente come si ponga oggi una questione urgente di redistribuzione del lavoro. La tendenza in atto va chiaramente nella direzione opposta: riduzione del personale, aumento dell’orario, assenza di sostituzioni del personale partente o assente per malattia, ecc. Si tratterebbe quindi di modificare la logica con cui si pianifica e si organizza il mercato del lavoro riducendo in modo drastico l’orario di lavoro per permettere a tutti di lavorare, ma anche di lavorare meno e vivere meglio.

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