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FantasmaUno spettro si aggira per l’Europa, ormai da molto tempo. Purtroppo non è quello del comunismo, evocato da Marx, ma qualcosa di mortale per i lavoratori e le lavoratrici del continente. Lo spettro che si aggira per l’Europa, e che ha assunto la consistenza di una vera e propria minaccia, è quella della preferenza nazionale. Cioè l’idea, sempre più diffusa, che nell’affrontare le gravi questioni economiche e sociali poste dalla crisi sempre più profonda del capitalismo, si debba ricorrere a criteri fondati sulla nazionalità.

Un orientamento, come ricordavamo qualche tempo fa, sviluppatasi in Francia negli ultimi vent’anni sotto la spinta di esponenti del Front National di Jean Marie Le Pen. L’idea di fondo che sta dietro a questa parola d’ordine è che nella politica occupazionale, così come in tutta un’altra serie di questioni di ordine economico e sociale, la priorità debba essere data ai cittadini di nazionalità francese. Il corollario di questa rivendicazione è la pretesa di rifiutare, tra l’altro, qualsiasi prestazione sociale a persone che non abbiano la cittadinanza francese.

L’accelerazione della crisi, il manifestarsi della vera natura della cosiddetta «libera circolazione» (che altro non è stata se non una totale liberalizzazione del mercato del lavoro, senza efficaci misure atte ad impedire l’affermarsi del dumping salariale) hanno rilanciato in Ticino questa idea della «preferenza cantonale». Un’idea che non è oggi di fatto condivisa solo dalla Lega che, naturalmente, è a proprio agio nell’assumere questa rivendicazione xenofoba diffusa dai cugini francesi della destra fascisteggiante di Le Pen. Ma oramai tutti i partiti di governo, con minore o maggiore intensità, difendono questa idea e ne fanno un elemento fondamentale del proprio orientamento politico quotidiano.

A dare oggi una dimensione nazionale a questo orientamento (finora difeso, per la verità con poca determinazione e in modo assai episodico, solo dall’UDC) è stato il presidente dell’associazione padronale economiesuisse, Heinz Karrer, che, in una intervista ad un giornale domenicale, dichiarava che “Se vogliamo meno immigrati, dobbiamo esaurire tutte le possibilità offerte dal potenziale di manodopera indigena, aumentando in particolare le donne attive professionalmente” e che “Se diamo lavoro a più cittadine svizzere, avremo bisogno di meno stranieri”.

Un discorso, quello padronale, che molto spesso si allarga anche ai lavoratori più anziani: l’aumento dell’età pensionabile viene infatti giustificato proprio il mezzo più adatto per reperire manodopera “indigena” e rinunciare in questo modo a nuova immigrazione.

Ma a nessuno sfuggirà che quello proposto dal padronato non è altro che veleno che si aggiunge a quello che, quotidianamente, viene distillato attorno a questa idea della preferenza nazionale o cantonale, l’ormai famigerato “prima i nostri”.

Un discorso che, ormai, ha investito anche una parte consistente del momento sindacale e della sinistra social-liberale e dei suoi alleati che, a più riprese, ripetono discorsi proprio orientati su questa idea della “preferenza nazionale”.

Dietro ad un’apparenza di buon senso, si è invece sviluppato tra i salariati e nel paese un “senso comune” che proprio nella divisione su base nazionale e sulla emarginazione di una parte di essi vede il miraggio (altro non è) di una soluzione dei problemi. È attorno a questo senso comune che le responsabilità quotidiane del padronato (e della classe politica che la sostiene) scompare, e si sviluppare una guerra tra poveri (tra salariati) dalla quale esce vincente il padronato con i propri obiettivi: favorire la divisione dei salariati e lo sviluppo del dumping salariale.

Se non si riuscirà a combattere e sconfiggere questi atteggiamenti, il veleno padronale (ripreso ormai da quasi tutti i partiti, al di là delle “buone intenzioni” che spesso lo animano) si diffonderà sempre di più, paralizzando qualsiasi possibilità di azione dei salariati e aprendo la strada ad una regressione sociale e politica i cui possibili esiti non possono che inquietare.                                    

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