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36 Ospedale S CroceDovrebbe essere giunta quasi al termine la prima fase della pianificazione ospedaliera che dovrebbe entrate in funzione il prossimo 2015. I lavori della commissione cantonale dovrebbero essere ormai giunti alla fase conclusiva e il documento definitivo dovrebbe essere prodotto in questi giorni per poi passare alle conferenze regionali e poi iniziare l’iter in Gran Consiglio.

Il condizionale è d’obbligo poiché il tutto avviene nel la più assoluta mancanza di trasparenza, frutto di una trattativa che vede da un lato i rappresentanti delle cliniche private, dall’altro quelli dell’Ente Ospedaliero Cantonale (EOC). Con lo Stato che, a noi pare, dovrebbe battersi a sostegno della medicina pubblica e quindi difendere le prerogative di quello che, malgrado i suoi limiti ed alcune sue discutibili impostazioni, rimane il rappresentante del settore pubblico, cioè l’EOC.
In realtà, tuttavia, in questa fase decisiva (poiché, a mercato ormai concluso, difficilmente il Gran Consiglio avrà il coraggio – e la volontà politica – di riaprire tutto il negoziato) l’EOC è stato in un certo senso sotto attacco, come abbiamo già avuto modo di affermare nelle nostre precedenti prese di posizione. Un attacco subito non solo dalle cliniche private che chiedono di poter contare sempre di più; questa volta a dare chiaramente manforte al settore privato, attraverso le sue scelte e le designazioni in seno alla commissione di pianificazione, è arrivato il consigliere di Stato Beltraminelli che, con il solito ritornello della complementarietà e della collaborazione pubblico privato, ha fatto di tutto per rafforzare ulteriormente il ruolo del settore privato.
Al momento, ed è l’unica nota positiva, sembrerebbe che le ampie concessioni fatte in un primo tempo nell’ambito dell’ostetricia e della ginecologia al settore privato siano, per lo meno in parte, rientrate: ma, sembrerebbe, più per limiti palesati dalle stesse strutture private che per un cambiamento della volontà politica del Dipartimento (e del governo nel suo complesso? val la pena di chiedersi), il quale spera comunque di potenziare ulteriormente il settore privato. Un potenziamento in un contesto già caratterizzato da una presenza fortissima e incomparabile rispetto al resto della Svizzera. Basti ricordare che in Ticino il settore privato ospedaliero conta su praticamente la metà dei posti letto (che tuttavia riescono a curare – altra grande anomalia sulla quale l’autorità pubblica tace e con lei i maggiori partiti – solo poco più di un terzo dei pazienti).
Resta, oltre a questioni di secondo piano non decisivo nell’ambito dell’assegnazione delle varie specialità, la questione delle Tre Valli che rischia di essere la regione che pagherà i costi maggiori di questa pianificazione.

Ostetricia e ginecologia: collaborazione a tutti i costi con il privato

Abbiamo detto come il punto di partenza in questo ambito sia stato quello di potenziare ulteriormente il settore privato, in particolare per quel che riguarda Locarno e Lugano. Qui l’idea iniziale era che queste specialità passassero di fatto al settore privato. Non sappiamo se tale radicale proposta sia stata, abilmente, fatta con l’idea di arrivare agli accordi di collaborazione tra pubblico e privato che dovranno essere negoziati nei prossimi anni; sta di fatto che il risultato (già annunciato ai media) andrà in direzione della costituzione di un polo pubblico-privato attraverso la collaborazione Civico – Clinica St.Anna nel Luganese e La Carità – clinica Santa Chiara per il Locarnese. Che cosa questo significhi nessuno lo ha ancora spiegato e non appare nemmeno chiaro in prospettiva. La nostra sensazione è che queste “joint-venture” tra pubblico e privato avranno come obiettivo quello di introdurre nella gestione ospedaliera criteri privatistici e di redditività, introducendo possibili suddivisioni di competenze che lascerebbero al pubblico le attività meno “redditizie”.
È ancora presto per dirlo (questi accordi dovranno essere sviluppati, da quanto si sa, nei prossimi anni). Ma è innegabile che la dinamica è quello di un ulteriore potenziamento del settore privato, seppur nell’ambito di una collaborazione con il settore pubblico. Infatti coloro che difendono la logica della concentrazione (a fini di efficienza e sicurezza medica) si guardano bene dal proporre, nel caso di Lugano e Locarno sarebbe possibile, un raggruppamento di ostetricia e ginecologia in un’unica struttura pubblica, in grado di affrontare meglio per qualità medica e infermieristica tutta la casistica di questi settori.

 

Le tre Valli in pericolo

Malgrado le assurde dichiarazioni del capo del Dipartimento della Sanità, non vi sono dubbi che per le Tre Valli le prospettive della pianificazione non sono delle più rosee. Vi sono infatti dati che nessuno, fin dalla nostra prima denuncia, pubblica è stato in grado di smentire. Li ripetiamo.
Il primo è che i due reparti di Medicina di Faido ed Acquarossa verranno soppressi. È dato incontrovertibile e definitivo nell’ambito delle attuali decisioni. Un aspetto, lo abbiamo già detto, inaccettabile, anche per la dimensione del fenomeno (le due strutture contano grosso modo circa duemila ricoveri l’anno per una quarantina di posti letto).
L’idea è di creare nuovi posti letto che rispondano a questi bisogni nell’ambito del San Giovanni di Bellinzona. Non sappiamo se Beltraminelli pensa di far erigere un ospedale campo: è questa una possibile e surreale ipotesi, visto che tutti sanno quali sono i problemi di spazio dell’ospedale di Bellinzona che non si capisce come possa di fatto inventarsi un aumento della sua capacità che, corrisponderebbe, grosso modo a quella di un intero reparto.
Il secondo dato, incontrovertibile, è la diminuzione della sovvenzione del 30% delle attività del pronto soccorso. Una decisione che potrebbe spingere l’EOC a sopprimere queste strutture o a “inventarsi” una qualche forma sostitutiva (Beltraminelli, in una lettera inviata ai deputati delle Valli) ha parlato del coinvolgimento dei medici di valle. Ma è poco più che una idea buttata là in qualche modo, forse per calmare una situazione di apprensione che si stava sviluppando nella regione.
Infine vi sarà comunque un ridimensionamento (parliamo qui di Acquarossa) della geriatria, con riduzione di posti letto.
Complessivamente queste misure avranno importanti conseguenze per quel che riguarda il personale. Lo abbiamo già detto a più riprese: un posto di lavoro in un reparto di medicina conta il doppio che in altri ambiti come quelli che resteranno ad Acquarossa e Faido: in altre parole potrebbe esserci per lo meno un dimezzamento dei posti di lavoro.

 

Che fare?

Per poter avere una visione definitiva e complessiva si dovrà ora attendere il messaggio del governo. Ma, come detto, è difficile che il Parlamento, motu proprio, apponga delle modifiche. Sarà quindi necessario tentare di organizzare una mobilitazione che abbia come punto centrale la difesa del settore pubblico, il mantenimento di strutture e reparti adeguati in tutte le sue strutture, il potenziamento dei servizi di base offerti alla popolazione da parte del settore pubblico.
È d’altronde quanto chiede la nostra iniziativa “Giù le mani dagli ospedali” che esigiamo venga votata prima che le decisioni relative alla pianificazione ospedaliera vengano prese.
Ma al di là di questo sarà necessario che, in collaborazione con gli utenti delle strutture pubbliche, con le popolazioni delle regioni toccate da riorganizzazioni inaccettabili, si organizzi un mobilitazione che permetta di evitare gli aspetti più negativi e di porre le basi per la difesa e lo sviluppo del settore pubblico.
L’attività di informazione svolta in questi mesi dall’MPS, ne siamo sicuri, ha già esercitato una certa influenza sulla evoluzione della discussione. È necessario continuare in questa direzione e moltiplicare gli sforzi.

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